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Pagellone Salernitana-Torino: Fazio bocciato, Bonazzoli non c’è, Gyomber lotta

SEPE 6. Ipnotizza Belotti dal dischetto una prima volta, non gli riesce il bis. Avrebbe sulla coscienza la smanacciata corta e la poca reattività sul gol (poi annullato) a Singo.

GYOMBER 6,5. Subito dentro la partita, subito indemoniato. Si piazza su… Pjaca ma azzanna un po’ tutti quelli che gli capitano a tiro. Lotta, non si risparmia: attaccamento encomiabile al di là di tutto.

RADOVANOVIC 6,5. Aveva già fatto il centrale della retroguardia a tre nel Genoa. Nicola lo piazza su Belotti e si muove bene in chiusura. Gran partita sul centravanti torinista, ma anche da regista difensivo. Cerca gloria su palla inattiva con la testa al 20′. Gli si può contestare poco.

FAZIO 3. Male, malissimo. Ancora una volta. Determinante ai fini della sconfitta. Uno della sua esperienza non può commettere un fallo da rigore (netto) come quello su Belotti, con tanto di ammonizione. Passano sette minuti e svirgola incredibilmente al limite dell’area piccola, servendo al Gallo – incredulo – il pallone del possibile 0-2. Chiude l’opera alla mezzora cercando una difficilissima verticalizzazione che ovviamente non gli riesce. Più sbaglia e più vuole strafare. Avrebbe la possibilità di farsi perdonare al 37′ ma non è cattivo sotto la porta di Berisha. Il rosso finale – pur con un secondo giallo forse generoso – è (in)degna chiusura di una prestazione da incubo.

MAZZOCCHI 5,5. Vojvoda è dirimpettaio ostico, non riesce a scavallare come potrebbe. Il primo, vero slalom dei suoi lo mostra a 6′ dall’intervallo. (dal 30′ st RUGGERI 5. Più timido del compagno).

L. COULIBALY 5. Perde un pallone sanguinoso dopo una dozzina di minuti che fa pericolosamente ripartire gli avversari. Non è il solito e si vede; era immaginabile dopo la parentesi senza presenze in Nazionale a causa del mal di schiena. (dall’11’ st BOHINEN 6. Era un po’ il ballottaggio della vigilia. Dopo le belle parole in conferenza prepartita, il trainer aveva ancora tenuto fuori il norvegese, che si propone con buon impatto quantomeno nella combattività).

EDERSON 6,5. Subito intraprendente, ma gigioneggia un po’ troppo con la palla tra i piedi in zone rischiose. Finisce nella morsa degli avversari nel primo tempo. Nella ripresa un suo numero fa esaltare ancora Berisha. È comunque uno degli ultimi a mollare.

ZORTEA 5,5. Agisce a sinistra, preferito a Ruggeri e Ranieri per avere più incisività in fase offensiva. Non regala grossi spunti, pur correndo tantissimo. (dal 37′ st VERGANI sv. Mossa della disperazione).

VERDI 5,5. Il suo cartellino è ancora di proprietà del Toro. Prova subito a punirlo con uno straordinario destro al volo, ma Berisha prima e il palo poi gli strozzano l’urlo in gola. In avvio di gara è mobilissimo, svaria da destra a sinistra. Poi, come accaduto troppe volte nella gestione Nicola, si nasconde. Maluccio sui calci da fermo, corner compresi: li batte tutti e li sbaglia tutti. (dall’11’ st RIBÈRY 5. Cerca subito lo spunto, non produce, non tira ed affonda con gli altri).

BONAZZOLI 4,5. All’andata non si giocò benissimo la chance da fresco ex. Patisce un pizzico di emozione pure al ritorno. Lontano dalla porta, vogliosamente alla ricerca della combinazione con i compagni. Non la trova molte volte e si innervosisce, perdendosi nei girotondi. Mai pericoloso. Ammonizione sciocca, salterà la Roma.

DJURIC 6. Fa il suo fin da subito, prende l’ascensore e protegge palloni a tutto spiano. Non c’è menu diverso nella sua cucina. Si sacrifica anche col turbante. (dal 30′ st MIKAEL 5,5. Cattivo sì, ma ancora pesante e poco performante. Eppure la conclusione acrobatica nel recupero fa capire che il giocatore ci sarebbe, però la forma fisica è quella che è).

NICOLA 4,5. Doveva vincere e non ha vinto, con scelte che il campo ha bollato come sbagliate e senza trovare sussulti dalla panchina. “Il 3-5-2 non mi piace”, disse Sabatini all’atto della sua presentazione. Nicola ne sceglie una variante per cercare la scossa con Verdi e Bonazzoli alle spalle di Djuric. Ma trova solo la parola fine, complice anche la scelta di insistere con Fazio, anche braccetto, pur avendo a disposizione Dragusin (fresco di convocazione in Nazionale). Lavoro incredibile del collettivo alla riconquista della palla, raddoppi continui e anche di più nel primo quarto d’ora: in principio sembra la serata giusta per tornare al successo. Poi arriva lo svantaggio e la gara si incattivisce, gli schemi si dilatano, paure e fantasmi prendono il sopravvento minuto dopo minuto. Squadra arruffona e sotto ritmo pure nella ripresa contro la gestione del Torino, che da questo punto di vista detta i tempi e le marce, basse, della partita. “Rischia” pure di raddoppiare. Il Var corre in soccorso del trainer che cambia uomini ma non modulo (Ribery e Bohinen per Verdi e Lassana). Le mosse successive sono disperate, la potente grandinata che si abbatte sull’Arechi è lo sfondo più adatto a spettacoli e orizzonti del breve termine.

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