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Fabiani sfida il suo passato: a Salerno tante critiche ma anche tre promozioni

Venerdì si troverà di fronte il suo recentissimo passato. Alla Salernitana Angelo Mariano Fabiani è stato uomo di riferimento del co patron Claudio Lotito dal gennaio 2014, rimanendo anche durante il trust fino al gennaio 2022, nel ruolo di direttore sportivo, conquistando una promozione in B e una in massima serie e anche una Coppa Italia di Lega Pro. Prima ancora era stato alla Salernitana dal 2007 al 2009, sotto la gestione Lombardi, conquistando una promozione in cadetteria. Insomma i risultati gli hanno dato ragione, anche se il dirigente romano è stato spesso criticato e preso di mira dai tifosi.

L’eredità tecnica

Fabiani ha lasciato anche un patrimonio tecnico alla Salernitana, in rosa sono infatti presenti cinque calciatori presi proprio da lui: Fiorillo, Gyomber, Kastanos, Coulibaly e Simy. Il nigeriano si è rivelato certamente un flop e pesa tutt’ora sulle casse del club, praticamente ingiudicabile Fiorillo che, in tre stagioni, ha raccolto appena 4 presenze, facendo sempre da portiere di riserva. Acquisti azzeccati certamente Gyomber, Kastanos e Coulibaly. Il difensore slovacco fu prelevato dal Perugia nell’estate del 2020 e, dopo essere stato tra i principali protagonisti della promozione in A, si è confermato a buoni livelli anche in massima serie. Dopo le difficoltà iniziali, Kastanos e Coulibaly, entrambi arrivati nell’estate del 2021 (in tempi quindi di trust), sono diventati dei punti fermi della Salernitana; potrebbero essere importanti plusvalenze per il club nell’estate che verrà, il maliano nello specifico è arrivato a costo zero. A fine stagione rientrerà dal Verona un altro giocatore portato a Salerno da Fabiani, ovvero Federico Bonazzoli, protagonista nella storica salvezza del 2022, ma poi riscattato da Iervolino. Anche Iannoni e Mamadou Coulibaly, rispettivamente in prestito a Perugia e Palermo, sono due calciatori portati in Campania da Fabiani; potrebbero rilevarsi due acquisti per la ripartenza in B.

L’addio e il ritorno da Lotito

Insomma sulla prima salvezza in Serie A c’è anche la firma di Fabiani che, con l’avvento nel gennaio di quell’anno di Iervolino che rilevò la Salernitana, diede l’addio. L’imprenditore palmese decise infatti di ripartire da un nuovo management. Tra i due ci fu un colloquio telefonico di cui parlò proprio Iervolino alla sua presentazione: “Ringrazio Fabiani, l’ho sentito e mi sono complimentato con lui, ha fatto un grande lavoro calcistico e sportivo ma gli ho anche rimproverato che è stato poco attento a creare un rapporto particolare. La Salernitana era più di una squadra da gestire dietro a una scrivania, non andava fatto così, si è creato scollamento totale tra management e tifoseria. Questa tifoseria ha avuto dignità ed orgoglio, nonostante potesse essere esclusa dalla A è stata con la testa alta. Qui mi riscontro totalmente in questo senso valoriale, ripudiando una gestione che non ho mai condiviso. I dirigenti precedenti non hanno creato quel link d’amore, non hanno parlato alle corde dell’animo umano; una squadra di calcio è prospettiva di entusiasmo e valori, non si può avere una squadra ancillare ad un’altra, non si può parlare poco con i giornalisti, poco e male con i tifosi per il solo fatto di essere proprietari”. Insomma chiari riferimenti a quel rapporto mai creatosi tra la vecchia proprietà e la piazza.

Dall’agosto scorso Fabiani è divenuto direttore sportivo della Lazio, scelto da Lotito per il post Tare. Con sé ha portato Alberto Bianchi, ex club manager della Salernitana, dopo essere stato giocatore nell’annata 2014/15, e ora club manager della Primavera della Lazio. Alla guida della formazione femminile biancoceleste c’è Gianluca Grassadonia, a Salerno (da difensore) nel 2007, con Fabiani dirigente.

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