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Salernitana, a Perugia la decima sconfitta: ko a ripetizione e playoff lontani, non ci sono più alibi

Al Curi l’ennesima sentenza, la Salernitana è stata presa a cazzotti e mandata al tappeto da un Perugia decisamente più forte, più attrezzato, più determinato. E adesso rialzarsi non sarà semplice.

Ieri i granata hanno fallito l’esame di maturità, perdendo uno scontro playoff senza mai entrare in partita. La squadra di Nesta ha dominato dall’inizio alla fine, in parità e in inferiorità numerica, andando a conquistare tre punti che pesano come un macigno sulle spalle di Angelo Gregucci. Gli spareggi ormai sembrano un’oasi in un deserto tecnico e tattico, ma il vero problema è che anche mentalmente questa squadra si è scoperta fragile e incerta.

Ieri la Salernitana ha rimediato la decima sconfitta in campionato in 26 partite. Un numero altissimo, da squadra che lotta per salvarsi e non per banchettare al tavolo dei più grandi. Non è un caso che in questo campionato solo cinque squadre hanno perso di più, quelle che in questo momento sono tra playout e retrocessione: Venezia, Crotone, Padova, Livorno e Carpi. Un dato emblematico che inquadra perfettamente la stagione di una Salernitana che non riesce più a tenere il passo con le più forti del torneo.

Benevento due volte, Venezia, Cittadella, Brescia, Carpi, Pescara, Lecce, Verona e infine Perugia.  Una dopo l’altra a fare bottino pieno contro i granata sempre più mortificati da prestazioni e ora anche dalla classifica. La Salernitana è una squadra che non solo non riesce ad avere lucidità negli scontri diretti, ma non è neanche capace di accontentarsi di un pareggio quando necessario. Tanti sono stati i ko evitabilissimi, dalla partita con il Pescara in vantaggio per 2-0 alla sconfitta con il Benevento per la papera di Micai, dall’imbarazzante prestazione di Carpi alla sfortunata ma anche amara partita contro l’Hellas. Infine la gara del Curi, con i granata sopra di un uomo per tutto il secondo tempo.

Cinque sconfitte le ha ottenute Colantuono, cinque invece Angelo Gregucci. È giusto anche iniziare a fare qualche riflessione sul tecnico pugliese, le cui letture tattiche sono spesso risultate inefficaci nei momenti chiave. A Verona la sostituzione di Jallow nel momento migliore del gambiano ha spianato la strada a Fabio Grosso, al Curi in superiorità numerica è mancato coraggio e Alessandro Nesta ne ha approfittato. I campioni del mondo esultano e ringraziano, la Salernitana si conferma incapace di inanellare un filotto di risultati positivi (clicca QUI) che le consenta di insediarsi stabilmente nella zona playoff.

Non reggono più i ritornelli spesso invocati dalla società nel corso delle stagioni, tra “nessuna squadra è stata capace di metterci sotto” e “questa è una formazione competitiva in grado di giocarsela con tutte”. Non è così. L’anno scorso la Salernitana in 42 partite ha perso solo 13 volte, con le sconfitte di Foggia e Palermo alle ultime due giornate a campionato finito. Con 16 partite in meno nel cammino, i granata di oggi hanno quasi già eguagliato il numero di delusioni della passata stagione. L’asticella continua ad abbassarsi, le partite a scorrere. Ma la storia non cambia, la Salernitana continua a galleggiare in acque sicure ma troppo salate. Nell’anno del centenario era lecito aspettarsi molto di più.

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