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La B tra speranze e scetticismo: si può ripartire anche il 1 luglio. J.Stabia frena: “Sforzi insostenibili”

A due mesi dall’ultima giornata disputata, la Serie B resta appigliata alla speranza di riprendere il campionato, ma al momento i segnali non sono certo di larghissimo ottimismo. Al termine della riunione di ieri tra comitato tecnico scientifico del Governo, medici sportivi e Federcalcio, l’esito è stato quello di riaggiornarsi per un verdetto aull’ok al protocollo, dopo le consultazioni con il ministro della Salute, Speranza, e di riflesso col premier Conte. La Serie A, nonostante emergano ancora casi di positività al Covid 19 (Torino, ma anche Fiorentina e Sampdoria nuovamente nelle ultime ore), sembra più avvantaggiata e continua a credere nella ripartenza il 13/14 giugno. Il torneo cadetto, invece, potrebbe farlo solo dopo qualche settimana (1 luglio?), forte della possibilità di giocare eventualmente anche in tutto il mese di agosto. Anche la B attende però con trepidazione l’approvazione del protocollo sanitario per riprendere dal 18 maggio gli allenamenti in gruppo. Un appuntamento da non fallire e assolutamente propedeutico all’inizio di discorsi sulla ripresa delle competizioni agonistiche.

Alcuni club però sono scettici sulla possibilità di applicazione del protocollo in Serie B. In primis la Juve Stabia che già nei giorni scorsi aveva espresso perplessità con le parole di patron Franco Manniello (clicca qui per leggere l’articolo) e che ribadisce di non avere molta fiducia sulla fattibilità per bocca dell’altro socio, Andrea Langella. “Lo sforzo economico è insostenibile. Dovremmo requisire un albergo e tenerci 50-60 persone a pensione completa. Senza considerare chef, camerieri e il personale della struttura. Ne vale la pena per giocare 10 partite? È inattuabile sia per i costi, sia per l’elevato margine di rischio cui sono ancora esposti i calciatori e il gruppo squadra. Anche mettendo in campo tutti gli strumenti sanitari, non avremmo alcuna garanzia di ripartire”, ha tuonato ieri sulle colonne di Gianlucadimarzio.com. Oltre ai tamponi che scarseggiano, l’altro forte dubbio di medici e istituzioni è come regolarsi in caso di positività in corso d’opera di un tesserato. I problemi sono di ordine sanitario, ma anche in chiave legale. Langella ricorda che “la responsabilità penale ricadrebbe sul presidente, sull’amministratore unico e sul medico sociale. È stato infatti concepito come un infortunio sul lavoro. Non è possibile accollarsi una responsabilità simile”. La Figc studia la possibilità di un’assicurazione ad hoc in caso di danni permanenti per eventuali calciatori contagiati.

Mercoledì 13 maggio il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, terrà un’informativa sulla ripresa dei campionati sia alla Camera che al Senato. Per quella data dovrebbe poter arrivare la promozione o la bocciatura (sarebbe la seconda) del protocollo sulla ripresa degli allenamenti in gruppo. Non solo, si avranno anche dati più certi sull’evoluzione della curva del contagio dopo l’introduzione della fase 2 nel Paese.

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