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S. Teresa Beach Soccer, presentate maglie centenario. Montervino in tackle: “Salernitana, urge programmazione”

“Il centenario è qualcosa di importante, dispiace solamente che rispetto all’inizio dell’anno in cui si pensava che la Salernitana potesse festeggiarlo in una maniera più dignitosa, lo si fa invece con un campionato interlocutorio alle spalle. Ma nel calcio succede, si vogliono delle cose e poi non accadono”. Parola di Francesco Montervino, ex capitano granata che questa mattina era presente, assieme all’altra vecchia gloria Ciro De Cesare e al team manager della Salernitana, Salvatore Avallone, alla presentazione delle magliette celebrative per i cento anni del club che sono state realizzate dallo staff del Santa
Teresa Beach Soccer: sull’arenile cittadino, infatti, a giugno gli organizzatori del torneo dedicheranno una partita esibizione alla Salernitana con tanti ex campioni sulla sabbia. L’evento si è tenuto in piazza Vittorio Veneto presso lo store Tackle, alla presenza del comitato organizzatore del popolare torneo di calcio estivo sulla sabbia. La maglia granata ricorda quella della storica stagione in massima serie del 1947/48, quella bianca invece i favolosi anni Novanta.

“Spero che la gente lo possa gioire nel migliore dei modi perché poi la storia di una società non è data da chi ne ha fatto parte ma è data da chi l’ha vissuta – ha proseguito Montervino a proposito del fatidico 19 giugno – Io ho vissuto Salerno nei momenti bui, durante il fallimento di un imprenditore non degno di essere il presidente della Salernitana. Poi c’è stato un altro momento delicato, dettato dalla categoria che facevamo (la Serie D, ndA). Ma è stato buio solo per quello perché per il resto c’era unità di intenti tra la gente, gli ultras, la stampa, la società e gli stessi calciatori erano parte integrante della città. Noi avevamo l’obbligo di vincere ma eravamo amati in città, io sono orgoglioso di aver fatto parte di quella risalita della Salernitana e mi è dispiaciuto soltanto non farne più parte, perché poi come spesso succede nel calcio vieni usato e poi buttato via, a volte anche senza una ragione visto che a 36 anni ero ancora un calciatore integro e che stava bene al cospetto di tanti altri che invece erano già sulla sedia a rotelle”. Lascia trasparire un po’ di amarezza l’ex centrocampista anche di Napoli e Ancona, per quello che fu il suo addio nel 2014, dopo due campionato e una Coppa Italia in bacheca.

“Sicuramente quando la gente non vede chiarezza non si schiera da una parte o dall’altra ma rimane nel mezzo e c’è uno spaccato tra chi poi ha interessi da una parte e chi ce li ha da un’altra. Il tifoso della Salernitana non si è mai messo pro o contro società. Ha avuto sempre un suo ideale e l’ha portato avanti, era poi la società che si adeguava all’atteggiamento della gente – ha poi aggiunto nel commentare la situazione attuale che lascia trapelare una certa disaffezione o, comunque, un vistoso disaccordo tra le varie componenti della tifoseria – Il tifoso ha sempre sostenuto e quando ha dovuto essere duro lo è stato. Adesso vedo una situazione ibrida, che non mi fa riconoscere il tifoso granata e mi meraviglia. E questo vuol dire che non c’è chiarezza, da qui viene il distacco. Ed è la cosa peggiore che possa avvenire in una piazza come Salerno che fa dell’amore per la maglia il suo ideale. Sono 3 o 4 anni che si cambiano 30 giocatori e 4 allenatori all’anno, c’è qualcosa che non va. Gli ultimi due allenatori della Salernitana, Colantuono e Gregucci sono stati miei allenatori e non è possibile che possano fallire in maniera così netta perché li conosco benissimo. E allora vuol dire qualcosa non va alla base: sembra difficile ma il calcio è semplice se fai le cose come vanno fatte con il massimo della lealtà e impegno e professionalità i risultati arrivano. Fossi in Gregucci adesso chiederei delle garanzie di progettualità, più che tecniche. Chiederei chiarezza di intenti, mentre finita sembra che i tifosi vengano sempre presi in giro: ho imparato negli anni che il calcio è prima di tutto organizzazione e programmazione. A volte meglio dire subito alla gente che si perderà un anno in più ma che sarà questo il programma. Multiproprietà? C’è un problema di legge nel calcio. Magari non si riesce ad andare in A perché non si riesce a lavorare bene, non perché c’è la questione multiproprietà. Quando giocavo io però avevi degli uomini negli spogliatoi. Avevi gente che a prescindere da quello che era il messaggio forte di vittoria da parte anche della società era attaccata al territorio e alla maglia. Mi meraviglia però adesso questo comportamento del tifoso della Salernitana. Sarebbe meglio fischiare in 30mila allo stadio, così anche la società sente il peso di 30mila fischi e non di 3mila“.

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