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Quando la Salernitana affrontò colera e sisma, i ricordi di Di Francesco e Vulpiani

Sulle pagine de Il Mattino, Nando Di Francesco, ex attaccante della Salernitana negli anni ’70, ricorda l’esperienza che visse appena arrivato a Salerno, simile a quella che stanno vivendo oggi tutti i calciatori in Italia. All’epoca infatti scoppiò un’epidemia di colera in Campania, era l’agosto del 1973: “Ero appena stato acquistato dalla Salernitana, in piena era del colera in Campania. I miei genitori si preoccuparono fortemente quando seppero che da Arezzo mi ero trasferito a Salerno, perché le notizie erano molto tragiche“.
In quel caso però il pericolo venne affrontato con molta meno attenzione. Addirittura la Salernitana giocò in campo neutro a Napoli, dove era presente uno dei maggiori focolai del contagio: “L’atmosfera non era quella surreale di questi tempi. Facevamo regolarmente allenamento, stavamo solo più attenti nel mangiare. Quando arrivò il momento di affrontare la Turris, si decise di giocare al Collana di Napoli. Perdemmo ed ebbi un’impressione negativissima, perché i tifosi se la presero con noi giocatori. Da quel momento in poi, però, sono stato benissimo, tanto che mi sono definitivamente stabilito a Salerno“.

Fu più segnante la tragedia del terremoto nel 1980, come ricorda Fabio Vulpiani, centrocampista della Salernitana di quell’anno (e dei tre successivi) che si salvò all’ultima giornata: “Quando si è di fronte a episodi del genere ti senti impotente. Il post-sisma fu molto traumatico, perché subentrò la paura che potessero arrivare nuove scosse. Il percorso calcistico fu molto confuso, non riuscivamo ad allenarci se non in maniera scomposta, ritagliandoci degli spazi di qua e di là. Ma ho un ricordo piacevole: mi chiesero di accogliere a vivere uno sfollato nella mia stanza d’albergo. Accettai, era un signore che ora non c’è più, curava i giardini del lungomare e fu più lui a dare serenità a me che viceversa. Si creò un bellissimo affetto, mi fece quasi da padre. È l’esempio che in situazioni anormali, nel bene o nel male, trovi sempre qualcosa che ti fa crescere. Oggi ci chiedono di mantenere le distanze, ma nonostante sembri un paradosso anche da distanti si può lottare tutti uniti“.

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