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Lotito fiume a Radio Selene: “Ho presentato il progetto, voglio rifondare la Bari dalle ceneri”

Ormai non è più una notizia, Lotito vuole rifondare il Bari e ha presentato al Sindaco Decaro il suo progetto. Domani il primo cittadino del capoluogo pugliese si pronuncerà alle 12 e scioglierà le riserve, Lotito ci spera e ci crede. A Salerno ormai il patron anche della Lazio (cominciano a essere un po’ troppe le sue squadre) non parla da mesi, evita di rispondere ai giornalisti e preferisce mantenere il silenzio. In Puglia, invece, l’Imperatore Claudio è il solito fiume in piena. Questa sera è intervenuto in diretta a Radio Selene e la sua orazione è durata ben 75 minuti. Promesse, soliti slogan, numeri lanciati nel discorso e ricordi forse un po’ confusi di tutto quello che ha fatto nel corso degli anni. A tutto Lotito, lo stesso Lotito che conosciamo bene qui a Salerno ma che purtroppo non abbiamo più la possibilità di ascoltare.
Dell’ora e un quarto con cui il patron dei granata ha intrattenuto gli amici di Bari riportiamo alcuni estratti, ma significativi. Lotito è pronto a far rinascere la Bari: “Io la mia società l’ho costituita. Non vi dico il nome perché è una sorpresa. Mi sono studiato la piazza di Bari e la sua storia. Perché ho dato disponibilità? Non certo per pubblicità. In tanti mi hanno chiesto di farlo da tanto tempo, anche all’epoca della B. Non potevo avere due società nello stesso campionato. La scelta che dovrà fare il sindaco sarà questa: vuole un progetto solido? La mia Lazio ha chiuso l’ultimo bilancio con 48,5 milioni di attivo. Mettere i soldi non basta: io ci voglio mettere la faccia e il cuore. Ho palesato la mia intenzione soprattutto per i miei parenti. Voglio mettermi al servizio della collettività con la mia esperienza, le mie risorse e tutto ciò che può essere utile”.

Mio nonno paterno è nato e vissuto a Corato, non ho nulla da nascondere. Mio nonno materno era di Amatrice e avete visto cosa ho fatto per Amatrice, io mi sento legato al territorio che ha dato i natali alla mia famiglia. Mi riconosco in alcune situazioni ed in alcuni tratti caratteriali della città di Bari. Bari si trova a un bivio e deve fare una scelta, io non metto bocca sulle capacità imprenditoriali degli altri ma se fossi io a valutare guarderei le potenzialità di chi può risolvere i problemi. Sicuramente io vado dove sono ben accetto. La scelta dovrà farla il sindaco, ha fatto bene ad avviare la manifestazione d’interesse. Chi segue questo iter dovrebbe anche badare ai risultati e gli obiettivi che sono stati raggiunti nel corso degli anni. Nel mondo del calcio ho dimostrato capacità organizzativa, la possibilità di avere calciatori e dirigenti a disposizione: allestire una squadra, soprattutto con dei tempi così stretti, non è facile. A Salerno recuperai una squadra in Eccellenza, iscrivendola con una procedura straordinaria alla serie D, e abbiamo avviato una scalata che l’ha portata in serie B. In serie D serve una presenza costante. Nelle prime partite in quella categoria con la Salernitana andai in tutte le trasferte. Fare gruppo è fondamentale. C’è un programma triennale che dipende anche dalle vittorie sul campo. Vincere è più facile se si ha a capo una persona che ha calciatori a disposizione e sa come si preservano i conti. Le cordate non funzionano: nel calcio le scelte le deve fare uno solo. Bollini in panchina? Io non sono in contatto soltanto con Bollini, conosco l’80 per cento degli allenatori. Facciamo un esempio pratico: se Lotito ha a disposizione dei calciatori da mettere al servizio del Bari, lo fa. Sia chiaro però che per me il Bari non è un modo per farsi pubblicità. Sembra quasi che si stia strumentalizzando la situazione. Bari ha passione, fidelizzazione e un grande pubblico“.

Ecco quindi il suo passaggio sui granata e sull’eventualità di coabitazione di Bari e Salerno nello stesso campionato: “Contrasti con la Salernitana? Assolutamente no. La norma attuale prevede che una squadra dilettantistica può arrivare alle leghe professionistiche. Il problema sorge quando hai 2 squadre nello stesso campionato. Semplicemente il titolare delle due società deve scegliere entro tre mesi quale società vendere. Onestamente è come se una persona dovesse avere paura di farsi male e corresse in ospedale a mettere un gesso”.

Poi, il solito refrain: “Parlare di progetto è riduttivo, a uno come me presidente della Lazio che ha rilevato la società e ha portato risultati anche per la Salernitana non si possono chiedere i progetti. Io metto la faccia, vengo a Bari e poi perdo? Allora non mi conoscete. A me piacciono le sfide, con l’apporto di tutti e il clima giusto si possono raggiungere grandi risultati. Se tu sei una società forte hai potere contrattuale, se viceversa sei una società che pensa a sopravvivere allora sarai sempre un secondo. Bari deve avere potere contrattuale pari a quella che è la passione della città. Non voglio esprimere un giudizio sulla questione precedente del Bari, io oggi vengo dall’Assemblea di Lega B e abbiamo ristrutturato questa lega, ho i miei colleghi che mi danno fiducia e condividono le azioni da me suggerite e messe subito in atto. Bari si deve mettere a disposizione, servono organizzazione e esperienza e dobbiamo far risolvere dalle ceneri la Bari. Nel curriculum vitae di una persona c’è quello che ha fatto, io ho esperienza e capacità che spesso non vengono riconosciute. Oltre a questo serve la passione e la voglia di fare le cose. La nuova impostazione deve portare una filosofia diversa, spendere bene e avere capacità di crescere. Alla Lazio ogni anno lascio due tre giocatori e ne prendo quattro più forti. Io dalla Lazio non ho mai preso un euro.”

Questione stadio: “Avete mai visto un meccanico senza officina? L’attività che deve svolgere una società è quella di renderla forte e non solo teoricamente ma praticamente. Capitale solido, infrastrutture necessarie e rapporto con l’amministrazione comunale. L’azionatario popolare è sbagliato perché in Italia non c’è questa mentalità. Se vengo accettato devo rimboccarmi le maniche e mettermi a lavorare per riportare Bari nella posizione che merita per la grande passione che hanno i tifosi. Alla Lazio ho pagato i debiti per non far perdere la storia, così a Salerno ho comprato marchio, colore e denominazione. La storia va tutelata e tramandata. Oggi bisogna voltare pagina, si riparte con una logica diversa con stabilità e proiezione di crescita. Io sarei venuto pure oggi a Bari con tutto lo staff già pronto per impiantare una struttura ex novo come ho fatto a Salerno”. 

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