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L’onta di lottare (ancora) per la salvezza: tra l’ipotesi ritiro e un necessario intervento diretto del patron

Chi si vergogna di più? La Salernitana sprofonda al 13^ posto della classifica della Serie C con 15 punti, che domani potrebbe peggiorare con le partite di Foggia e Altamura. Il punto più basso della sua storia negli ultimi 13 anni, dopo il ritorno almeno in C con la vittoria del campionato di Seconda Divisione: nella stagione 2013/2014 i granata allenati da Carlo Perrone sprofondarono, perdendo a Pontedera, alla posizione 11 della classifica, decretando l’esonero del tecnico romano e l’arrivo di Angelo Gregucci. Era la 21^ giornata, la Salernitana aveva 24 punti e più o meno la stessa media punti di oggi (1,14 contro 1,15 a partita), ma 6 punti in più su un’ipotetica zona playout che però lasciava tante eccezioni, dal caso Nocerina alla riforma del campionato con il passaggio alla Lega Pro unificata. Insomma, la Bersagliera non rischiava la retrocessione nei dilettanti. Oggi sì.

Con Danilo Iervolino al comando della società è stato raggiunto il punto più alto, l’indimenticabile salvezza con 42 punti in Serie A con Paulo Sousa in panchina, ma anche il punto più basso, questo di oggi, sperando che gli uomini di un incolpevole Vito Di Bari, appena arrivato, non scavino ancora più a fondo. Perché oggi in casa Salernitana si deve pronunciare, ancora una volta, la parola salvezza come obiettivo che continua a mortificare una piazza desiderosa di rialzarsi, eppure costantemente schiacciata in basso da errori, leggerezze e onestamente anche quella sfortuna che sa benissimo dove andare quando le cose vanno male. La “scintilla” di cui parlava il tecnico prima della partita di Sesto San Giovanni era sui piedi di D’Ursi in avvio di partita, di Tascone sempre nel primo tempo, poi di Lescano in un paio di occasioni (sul gol annullato la palla sul cross probabilmente non era uscita, però la bandierina alzata dall’assistente prima del tempo ha reso impossibile l’uso della card: errore netto della terna), di Llano nel secondo tempo e due volte sui piedi di Achik nel convulso finale di partita, con occasioni clamorosamente fallite. Tutti “scintille” solo possibili, perchè se segni 2 volte su 7 non rubi niente. E invece niente, tutte occasioni non sfruttate.

“La squadra era sotto un treno nello spogliatoio”. L’allenatore fotografa la situazione del gruppo, ma sotto un treno c’è tutto un ambiente spaccato, amareggiato e quasi inerme davanti a quello che accade dentro e fuori dal campo. Con questa pessima classifica e il concreto rischio di imboccare un tunnel negativo dal quale diventa impossibile uscire (ricordate la discesa inesorabile del campionato 2014/2025 dopo l’esonero di Martusciello, con continui cambi e un’inutile rivoluzione sul mercato a gennaio?), la preoccupazione è tangibile: la piazza ha paura di retrocedere ancora, di prendere un altro schiaffo, e la paura è tutta visibile pure nelle gambe e negli atteggiamenti dei giocatori, forse anche migliori tecnicamente di quello che stanno dimostrando in campo, ma tremendamente a corto della personalità necessaria per affrontare una stagione con il cavalluccio cucito sul petto, al di là degli obiettivi.

E la società? In molti invocano una settimana di ritiro, perché domenica all’Arechi arriva l’osso duro Catania e la squadra avrebbe bisogno di ritrovarsi innanzitutto psicologicamente. Non è esclusa questa decisione da parte della dirigenza, che riflette sull’urgenza di isolare tutto e tutti e dovrà ora avere un confronto schietto per capire come cambiare una direzione pericolosamente intrapresa. Faggiano non è esente da colpe e ha detto, dopo Picerno, di “vergognarsi come un cane“. Ha fatto buon viso sugli spalti del “Breda” ieri, accanto al presidente interista Marotta. Al di là dei sorrisi (amari) di facciata, il dirigente è stato a lungo a colloquio nel ventre dello stadio con l’ad Pagano e Alfano. La piazza è esasperata, ieri sera al rientro dalla trasferta al Mary Rosy la squadra è stata accolta da uno striscione dai contenuti insultanti firmato dalla Curva Sud Siberiano.

Urge un intervento secco e urgono fatti, perché i confronti ormai stanno a zero. Urge un intervento secco e diretto anche della proprietà: solo un segnale di Danilo Iervolino, parlando alla tifoseria e alla squadra, rassicurando tutti e intervenendo in prima persona in presenza, può dare il via all’accensione della “scintilla” auspicata da Di Bari. Il patron non può non essere il primo ferito, non può non essere il primo a vergognarsi di quanto in basso sta cadendo la Salernitana. Intervenga presto, già in settimana che culminerà con il difficilissimo incontro col Catania, altrimenti senza luce sarà notte fonda… e Salerno non merita anche questa onta.

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