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Botheim rinasce: “Sousa il migliore, con Nicola non parlavo. Primi mesi difficili, poi…”

Novantuno minuti con sconfitta ieri contro la Svizzera nella prima di Euro U21 ma per Erik Botheim c’è tanta fiducia verso il prossimo anno che “può essere quello della consacrazione per me, fisicamente mi sento benissimo dopo i primi tempi deprimenti in Italia”. L’attaccante norvegese ha parlato ai media scandinavi raccontando il suo presente ma soprattutto facendo un bilancio della sua prima stagione in Serie A con la maglia della Salernitana.

Rigenerato

L’ex del Bodo/Glimt non ha dubbi ai microfoni di Tv2: “Paulo Sousa è il miglior allenatore che abbia mai avuto. Quando è arrivato, al primo incontro con la squadra, mi ha preso per il braccio scuotendomi e dicendo che bisognava lottare. È stato un qualcosa che mi ha sollecitato. Mi ha convocato poi nel suo ufficio per chiedermi cosa pensassi, quali emozioni avessi. Mi ha assicurato che se avessi dimostrato in allenamento, avrei giocato. Ho dovuto solo mostrare il mio valore. Mi ha insegnato tante cose nuove, dettagli sul gioco a cui non avevo pensato”. Sotto la gestione Sousa è stato titolare in sei delle ultime otto partite, mentre nelle precedenti trenta aveva giocato solo tre volte dal primo minuto. Il trainer di Viseu lo ha reinventato trequartista, un pizzico dietro Dia: “Ci pensa lui ad assumersi le responsabilità di segnare, io faccio altro. Mi trovo bene nel nuovo ruolo. Con Sousa non vedo l’ora di andare ad allenarmi ogni giorno, imparare e cercare di migliorare: è uno che intravede il potenziale nei singoli, con lui sono cresciuto molto”.

I “dolori” con Nicola

Tra l’emittente tv nazionale e la conferenza stampa in Nazionale, di cui è capitano, elogi a Sousa e sassolini fuori dalle scarpe quando si parla di Davide Nicola, il predecessore. Botheim non le manda a dire: “I primi tempi in granata sono stati deprimenti, non parlavo la lingua e mi sentivo completamente solo. Non auguro a nessuno di vivere le difficoltà che mi si sono presentate. La routine era uscire di casa, andare ad allenarmi e tornare a casa. In Italia c’è una cultura diversa da quella norvegese, non c’è molto aiuto e il rapporto con Nicola non esisteva. Non parlavamo e non rientravo nei suoi piani. Ho potuto sfogare la frustrazione solo con Bohinen. Il ricordo peggiore è a Bergamo con la sconfitta per 8-2. Non ho avuto nemmeno la possibilità di riscaldarmi, ero in panchina e sentivo un enorme peso addosso. L’esonero e il reintegro lampo? Surreale, mai visto nulla del genere”.

Gomito a gomito

A gennaio sembrava potersi accasare alla Sampdoria ma l’operazione fu fermata dalla mancata convinzione dello stesso calciatore. Alla fine è rimasto ed è stato premiato per la perseveranza. Botheim plaude al calore della piazza granata: “I tifosi sono fighissimi, li amo. Se ti beccano in campo ti strappano finanche pantaloncini e calzini, fuori invece ti chiedono tanti autografi e foto. In Norvegia passeggio decisamente più tranquillo: si vede che ci sono stelle più splendenti di Botheim e che a Salerno piaccio e posso far bene. Speriamo duri. Credo che la prossima possa essere la stagione della consacrazione per me ma sono consapevole di dover meritare sul campo: in Italia se non rendi vai subito fuori. C’è una concorrenza feroce, ogni giorno in allenamento è come una battaglia per la sopravvivenza. La differenza è che in Norvegia la squadra è un gruppo di amici, in Italia devi combattere gomito a gomito ogni giorno per farti strada”.

Nel futuro di Botheim c’è ancora la Salernitana, con cui ha un contratto fino al 2026. “Devo tenermi in forma, i miei compagni italiani tengono alla “tartaruga” e devo adeguarmi anche io. – dice sorridendo – Spero intanto di fare bene ad Euro U21, ultima esperienza con le Nazionali giovanili con cui ho fatto tutta la trafila dall’U15. Il prossimo sogno è la Nazionale maggiore”.

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