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Bocconi amari, prese in giro e speranze di fine anno: Salerno ha bisogno di ritrovare serenità

Al di là di quello che sarà l’esito della vicenda societaria, la Salerno calcistica ha un maledetto bisogno di normalità. Negli ultimi mesi si è passati da gioia ed incredulità per il ritorno in una categoria che mancava da quasi un quarto di secolo, allo sconforto ed alla “depressione” di una città presa in giro da chi, ancora oggi, nega il problema multiproprietà o punta il dito contro una tifoseria che poco meno di una settimana fa ha lanciato un disperato grido d’aiuto. “Ho visto e sentito striscioni e cori” ha ammesso il presidente della Figc, Gabriele Gravina, al termine del Consiglio Federale che martedì non ha assunto alcuna decisione, se non quella di rispettare un patto siglato alla presenza di un notaio la scorsa estate.

Salerno e quel bisogno di normalità

È doveroso, infatti, chiarire un aspetto: la Figc (che pure ha commesso errori permettendo a Lotito e Mezzaroma di arrivare a questo punto) non ha negato nessun diritto alla Salernitana. Ha semplicemente deciso di rispettare le regole, seppur tardivamente. E l’appello dei tifosi non è stato un invito a punire l’ippocampo, ma un segnale di quanto la gente sia stanca di attendere invano la svolta che sembrava essere arrivata il 10 maggio.

I numeri

Una città che ha risposto con i fatti, ovvero con una media di 12882 spettatori a partita. Numeri di gran lunga superiori a quelli di squadre come Atalanta, Cagliari, Genoa, Sampdoria, Torino, Udinese e Verona, piazze abituate a vivere i palcoscenici del campionato di massima serie e, nel caso degli orobici, anche quelli europei. Per non parlare delle trasferte, dove la Salernitana è stata sempre scortata da migliaia di cuori granata, facendo spesso registrare sold out nei settori ospiti. Anche in occasione della partita fantasma della Dacia Arena qualcuno ha voluto comunque esporre il drappo granata, segno di orgoglio e appartenenza alle proprie radici.

Il Covid

Come se non bastasse, in questi giorni anche il ciclone Covid si è abbattuto sulla Salernitana, privando il popolo granata dell’ultima partita dell’anno solare (“Spero che quella contro l’Inter non sia stata l’ultima partita in A della Salernitana” ha detto martedì Gravina) e aprendo un altro scenario tra risultati congelati, ricorsi e polemiche, anche se offuscate dall’incombente vicenda societaria. La speranza è che il nuovo anno porti in dote un pizzico – e anche qualcosa in più – di normalità ad una tifoseria esausta e vittima degli eventi da ormai troppo tempo.

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