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VIDEO. Montervino: “A Salerno gioie e dolori. Un onore essere capitano, voglio rivedere insieme squadra e tifosi”

Cinque stagioni con la maglia granata, con anche la fascia di capitano al braccio. Si può dire che Francesco Montervino sia stato un salernitano d’adozione, vivendo il fallimento dell’era Lombardi e la rinascita col Salerno Calcio, fino quasi alla cadetteria: “Per me la militanza nella Salernitana è stata particolarmente significativa. In parte perché qui ho vissuto il mio unico fallimento in carriera e queste maglie le ricordo non con piacere, ma ricordo il grande gruppo che stava per compiere un’impresa quell’anno, con la finale playoff persa col Verona. A Salerno per me sono stati anni importanti perché hanno segnato la risalita granata dalle ceneri fino al calcio che conta, fino alla quasi Serie B, con il mio ritiro ai quarti di finale persi a Frosinone. Ho vissuto momenti bui, ma anche molto belli, tipo come l’essere capitano di una società importante e gloriosa e questo mi ha reso parte della storia”. Presente alla mostra per il Centenario l’ex centrocampista è rimasto colpito da vari oggetti, come le maglie più datate: “Ho fatto tantissime foto. La cosa che mi ha colpito di più è stato l’alzare i primi due trofei, Supercoppa di Lega Pro e Coppa Italia Lega Pro, della storia della Salernitana con la fascia al braccio. Le prime maglie, quelle in lana dell’Adidas, sono fantastiche. La storia di una società è qualcosa di importante ed entusiasmante e penso che chiunque debba conoscerla, di qualsiasi squadra sia, per capire anche la mentalità di una tifoseria”. Montervino sogna di rivedere una Salernitana ad alti livelli e in piena sintonia con la sua gente: “I tifosi salernitani sono caldi, calorosi, ma anche poco pazienti. Mi sorprendo che questo distacco non sia avvenuto prima. Quest’anno c’è stata una divisione interna, ma mi auguro che i programmi futuri prevedano una squadra con identità e con l’obiettivo di riavere coesione tra società e piazza. Pochi anni fa Salerno militava in campionati dilettantistici e ora può ritagliarsi un pezzo di storia perché è una città che merita di più”. Una grande squadra quella con cui il classe ’79 ha militato: “Ho giocato con tanti giocatori forti. Potrei dirti Ragusa, Merino, Fava, che era a fine carriera, ma mostrava grande professionalità, anche Jadid. In granata ha fatto poco a causa degli infortuni, ma aveva qualità incredibili. Era una grande squadra”.

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