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Via del Mare… e del ritorno sulla Terra: ora fondamentale riequilibrare scontri diretti

Atterraggio sul pianeta Terra. Brusco, senza neanche cintura di sicurezza. La Salernitana esce sconfitta dal Via del Mare contro un Lecce che conferma il suo magic moment a suggellare un tasso tecnico di gran lunga superiore ai granata. Che, dal canto loro, provano ad opporre resistenza con le armi ormai consolidate. Scudo, più che spada. Troppo poco per passare alla cassa contro le big del campionato. E il bottino degli scontri diretti resta poco esaltante. Nelle sfide fin qui disputate contro le attuali sette concorrenti, la Salernitana si trova in vantaggio solo con Chievo, Cittadella e (per ora) Venezia, mentre è in svantaggio nei doppi confronti con Spal e Lecce. Ha perso – e male – a Monza e ad Empoli. Entrambe le squadre si presenteranno all’Arechi nel rush finale, proprio come il Venezia. Se tre indizi fanno una prova, per quanto visto fino a questo momento, il quarto certifica un dato di fatto: encomiabile per abnegazione, volontà e spirito di sacrificio, dal punto di vista tecnico la Salernitana cede il passo alle più quotate antagoniste.

Eppure l’approccio di Gyomber e compagni contro l’undici salentino aveva lasciato ben sperare. Concentrati, aggressivi e finanche spavaldi con giocate di fino come quella di Capezzi in surplace su Maggio. Il tutto non si produce in tentativi verso la porta difesa da Gabriel che resta inoperoso. Il motore turbodiesel del Lecce inizia a macinare giri. Dapprima esaltando la fisicità dei corazzieri giallorossi sui calci piazzati che mettono alla prova i riflessi di Belec. Tutino al solito galleggia sulla linea dell’offside ma non trova spazio alle spalle dei due centrali Lucioni e Meccariello. Che, con l’ausilio di Tachtsidis, rendono la vita quasi impossibile a Djuric sulle palle alte. La conseguenza è pericolosa: la Salernitana resta col baricentro troppo basso, il Lecce guadagna metri e fiducia. Coda è al solito magistrale nel suo ruolo di centravanti/regista offensivo. Con i suoi movimenti a venire incontro alla palla crea spazi per gli inserimenti dello scatenato Henderson e di Björkengren. L’ex Bari crea grossi grattacapi a Di Tacchio, spesso attirato fuori posizione dalla mobilità di Coda. Coulibaly e Capezzi danno poco supporto al capitano granata in fase di raddoppio, il Lecce inizia ad affondare con una certa facilità con fraseggi, verticalizzazioni e inserimenti dalle retrovie. La Salernitana, pur con un certo affanno, tiene botta. Gyomber sporca una conclusione di Coda, Belec è provvidenziale su Henderson. Ancora il grande ex di turno, approfittando di un mancato fischio di Chiffi e di una ingenuità di Bogdan, timbra una rocambolesca traversa.

Un primo tempo di grande sacrificio ed applicazione difensiva risulta vanificato da una colossale disattenzione difensiva, quasi inconcepibile per una squadra che ha sempre fatto della compattezza della retroguardia il proprio cavallo di battaglia. Elementare lettura a difesa schierata, eppure Mantovani che stringe verso il campo e Jaroszynski attardato si dimenticano Pettinari pescato millimetricamente da Tachtsidis. Il pupillo di Castori si aggiusta alla perfezione la sfera, rientra sul piede teoricamente debole e non lascia scampo a Belec. Una doccia fredda, gelida ad un minuto dall’intervallo. Poco altro da perdere, la Salernitana decide finalmente di sciogliere le briglie nella ripresa. Casasola, mai pervenuto nel primo tempo, inizia a scavallare sul binario destro propiziando la prima, vera, occasione granata con Tutino che quasi a colpo sicuro colpisce lo stinco di Maggio a negargli la gioia del gol. Pochi minuti e Meccariello salva sul tiro cross di Jaroszynski. È un’altra Salernitana. Svuotata dalle paure, scrollata dai tatticismi. Tutino fa raccordo, Casasola spinge. La squadra granata dà la sensazione di poter raggiungere il pari, ma nel suo momento migliore arriva la seconda doccia gelata. Coda sfila via a Bogdan sulla verticalizzazione di Henderson, l’ex Livorno lo atterra in tackle anziché temporeggiare e cercare di portarlo verso l’esterno. Inevitabile il rosso, impresa rimonta che da complicata diventa quasi impossibile.

Il generale Castori le prova tutte dalla panchina. Dentro Anderson e Kupisz, fuori Tutino e Capezzi. Il Lecce fa possesso palla che diventa quasi accademia quando Maggio timbra la rete della sicurezza. Frastornata, tramortita, stanca e con la testa già al Frosinone, la Salernitana si trascina stancamente per il campo in attesa del triplice fischio finale. Una sconfitta bruciante che allontana, forse irrimediabilmente, il secondo posto. Una delusione cocente per una tifoseria che stava faticosamente riscoprendo il dimenticato gusto dell’emozione. E che dà il via agli immancabili processi social…

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