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Raffaele confermato, ma rebus continuità: mai la stessa Salernitana per 3 partite di fila

La conferma di Giuseppe Raffaele sulla panchina della Salernitana, arrivata nonostante i risultati altalenanti delle ultime settimane, porta inevitabilmente ad aprire una riflessione che va oltre la semplice classifica. Più che i punti raccolti, infatti, a far discutere è il percorso costruito finora dal tecnico granata, soprattutto sotto il profilo dell’identità tattica e della continuità nelle scelte.

Scorrendo le 25 gare disputate finora, salta subito all’occhio un dato: la Salernitana ha cambiato spesso volto, spesso negli interpreti e qualche volta anche nel sistema di gioco. Le occasioni in cui Raffaele ha riproposto la stessa formazione per due partite consecutive sono state rarissime, quasi episodiche, segno di una squadra che ha vissuto costantemente in evoluzione. L’esempio più recente è quello delle sfide contro Sorrento e Giugliano. In questo caso il tecnico ha scelto Donnarumma, Berra, Capomaggio, Arena, Longobardi, Carriero, Gyabuaa, De Boer, Villa, Ferraris e Lescanodando continuità piena all’undici, confermando non solo il 3-5-2 ma anche l’ossatura della squadra, dalla linea difensiva fino al tandem offensivo. Una scelta che ha rappresentato un’eccezione in una stagione in cui, invece, quasi ogni gara ha portato con sé almeno una variazione. Anche tornando indietro nel calendario si trovano solo situazioni parzialmente simili. Ad ottobre Raffaele aveva stesso lo stesso undici di Monopoli anche a Catania: Donnarumma, Coppolaro, Golemic, Anastasio, Ubani, Capomaggio, Tascone, Villa, Ferraris, Inglese e Ferrari.

Nel corso della stagione il tecnico ha alternato diversi sistemi, passando dal 3-5-2 al 3-4-1-2, fino al 3-4-2-1, senza rinunciare a parentesi a quattro dietro. Emblematiche, in tal senso, le scelte contro avversari di peso, col Benevento la squadra è stata ridisegnata con un 4-3-3, soluzioni nate per adattarsi agli avversari ma che hanno ulteriormente rallentato il processo di stabilizzazione. Nella gara interna col Foggia poi, il trainer scelse il 4-2-3-1, mutandolo in 4-3-2-1 contro il Siracusa. Il risultato è una Salernitana che, dopo 25 giornate, non ha ancora mostrato una fisionomia definitiva. Gli uomini chiave sono cambiati, le coppie offensive si sono alternate, così come gli equilibri in mezzo al campo e sugli esterni. Solo in rarissimi momenti si è intravista una continuità vera, tecnica e tattica. 

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