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Insomma il ragazzo di San Giovanni Rotondo è diventato un giocatore di spessore diverso da quello che andava troppo veloce rispetto al pallone: “A volte correva talmente veloce che andava più avanti della palla e se ne complicava la conduzione, perdendo lucidità – ricorda Orlandi – Era un momento in cui era agli inizi. Stiamo parlando di sette anni fa, allora il Barletta impostò anche la campagna abbonamenti sul suo talento, dato che puntammo su tanti giovani di cui lui era un po’ il simbolo, anche se non tutti lo conoscevano“. Ma il suo percorso non è stato facile. Dopo la buona annata a Pagani che ha convinto la Salernitana ad acquistarlo e puntare su di lui, non ha trovato inizialmente molto spazio. Bollini lavorò molto su di lui prima di impiegarlo, ma proprio quando si era convinto delle sue qualità, fu rimpiazzato da Stefano Colantuono. L’ex tecnico del Bari non lo vedeva adatto al suo 3-5-2. Allora, il prestito a Foggia e il ritorno a Salerno, dove Ventura lo ha schierato proprio da laterale nel 3-5-2 e in qualche occasione, ad esempio nell’ultima gara, addirittura da terzino basso. “Effettivamente in un 3-5-2 non lo vedo molto adatto – spiega l’allenatore che lo ha visto all’opera durante i suoi primi passi – Gli si addice di più una disposizione in campo con doppie coppie sugli esterni e quindi avendo alle spalle un calciatore che garantisce copertura, secondo me rende meglio così. Terzino? La difesa a quattro presuppone un compagno di fascia, quindi in un carico distribuito tra due giocatori è più facile. Poi nel tempo può aver sviluppato esperienza dal punto di vista difensivo perché lui era molto predisposto ad apprendere. Oggi è chiaro che ha avuto una maturazione. Nel momento in cui hai questa predisposizione e spirito di sacrificio, quando sei anche migliorato anche sul piano organico, puoi essere uno su cui fare affidamento anche in questo ruolo“.



