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Nuova proprietà, subito i fatti: palla a Sabatini per i rinforzi

Fate presto. L’entusiasmo strabordante per l’insediamento della nuova proprietà ed il contestuale addio dell’uscente management ha ridestato un ambiente caduto in depressione, ma che Danilo Iervolino con un’abile scintilla ha saputo risvegliare. La mossa di affidare la costruzione del nuovo corso ad un fine ed esperto conoscitore di calcio quale Walter Sabatini è il miglior biglietto da visita del neo presidente della Salernitana. Che oggi si presenterà ufficialmente alla piazza, ma che alle parole ha già anteposto i primi fatti. E che fatti.

Poco da eccepire anche sulla volontà di Sabatini di legarsi all’Ippocampo soltanto fino a giugno. Una decisione perorata dall’esperto dirigente, ma non condizionata dalla categoria. Un po’ come a voler dire: ci siamo subito piaciuti, frequentiamoci e capiamo se il colpo di fulmine può tramutarsi in matrimonio duraturo.

Ora però bisogna far presto. Perché l’entusiasmo della piazza ha coinvolto anche la squadra, capace di sfoderare al Bentegodi una prestazione di cuore e carattere e portare a casa tre punti di platino. Col Verona s’è rivista l’anima, ma anche i soliti – strutturali – limiti tecnici di una squadra costruita con ritardo ed approssimazione.

Iervolino ha promesso investimenti corposi per cercare fino all’ultimo di salvare la categoria. Ora la palla passa a Sabatini. A cui non mancano competenze ed idee. Almeno 6 rinforzi di spessore per cambiare i destini di una stagione che soltanto qualche settimana fa sembrava già compromessa. Ad iniziare dal portiere. Troppi gli errori di Vid Belec, serve un numero uno che dia certezze e qualche punticino. Sul mercato c’è Gigi Sepe, ma Sabatini potrebbe calare l’asso, magari pescando all’estero.

In difesa molto dipende dal recupero di Strandberg, sparito dai radar dopo la sfortunata parentesi con la rappresentativa della Norvegia. Dovesse recuperare – bene e presto – l’ex Trapani, con Gyomber (che Sabatini portò a Roma dal Catania) la retroguardia andrebbe puntellata essenzialmente sui cosiddetti “braccetti”. Gagliolo ha deluso ma a Verona ha mostrato confortanti segnali di ripresa. Delli Carri ha grossi margini di miglioramento, Veseli è un duttile rincalzo: l’impellenza sarebbe rappresentata da un centrale di piede destro abile anche ad impostare l’azione. Partiranno Aya e probabilmente Bogdan, frenato da tanti problemi fisici.

Capitolo esterni. A sinistra c’è abbondanza con Ranieri, Jaroszynski ed il redivivo Ruggeri che ben aveva impressionato ad inizio stagione prima del lungo infortunio. Occorrerà intervenire con urgenza a destra. Zortea ha voglia e gamba ma è condizionato da impeto ed inesperienza, Kechrida si è rivelato non all’altezza. Sabatini ai tempi portò un giovanissimo Casasola a Roma, ma  l’argentino ancora agiva come centrale di difesa all’epoca.

Il tasto più dolente dell’organico granata è senza dubbio il centrocampo. Servono interventi mirati, almeno due elementi capaci di abbinare quantità e qualità. Da valutare le posizioni di Schiavone, Obi, Capezzi e capitan Di Tacchio. Potrebbero restare i due Coulibaly e Kastanos.

Ultimo, ma di certo non per importanza, il reparto offensivo. Bonazzoli ha la valigia pronta, anche se Sabatini da questo punto di vista frena e aspetterà di capire ogni dettaglio; da valutare Simy su cui è forte il pressing del Monza dell’ex mentore Stroppa. Il nigeriano ha deluso per approccio e rendimento, non s’è ambientato e potrebbe forzare la mano chiedendo di togliere il disturbo. A quel punto sarebbero due gli attaccanti che Sabatini potrebbe pescare dal mercato. Un centravanti con caratteristiche diverse da Milan Djuric ed una seconda punta abile ad attaccare la profondità. Con Ribéry che potrebbe fungere da variabile impazzita da sfruttare – e non spompare – anche e soprattutto a gara in corso.

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