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#NonTiScordarDiMe. Pollace, promessa mancata: “A Salerno fui gestito male. Il mio amico Lombardi è devastante”

Il biglietto da visita era di quelli importanti: dopo aver vinto un Campionato (2013/14), due Coppe Italia (2013/14 e 2014/15) e una Supercoppa (2014) in Primavera con la maglia della Lazio, per Gianluca Pollace nell’estate 2015 si erano spalancate le porte del calcio dei grandi. La voglia era tantissima e giunse alla Salernitana, come tanti prodotti del vivaio biancoceleste in questi anni, carico di speranze. Anche con un anno di ritardo, va detto: Mario Somma lo avrebbe voluto a disposizione, per sua stessa ammissione, già nell’estate 2014.

“A Salerno sono stato benissimo, la società è seria, la piazza è bellissima e ho conosciuto grandi calciatori e belle persone che mi hanno aiutato tanto, visto che ero alla prima esperienza fuori. Sono cresciuto molto come calciatore e come uomo, essendo arrivato a diciotto anni”, dice il classe ’95 ai nostri microfoni. Qualcosa però non andò per il verso giusto con Torrente: “La Salernitana è un grande rimpianto per me, avevo fatto bene nella Lazio e mi ero guadagnato quella opportunità. In quel periodo stavo benissimo fisicamente e mi allenavo al massimo, non sono stato gestito nel modo giusto però dagli allenatori. Giocai la prima da titolare, senza alcun minutaggio, a Crotone (2 ottobre 2015, ndr) perché Colombo si era infortunato, fu una scelta un po’ forzata. Perdemmo 4-0, da lì in poi le porte si chiusero, non ebbi più opportunità, nonostante mi mettessi sempre a disposizione. Poi la squadra necessitava di risultati che con Torrente non arrivavano più. Ci fu il cambio in panchina e furono scelti uomini d’esperienza; parlai con Menichini e mi disse che mi avrebbe tenuto in considerazione, ma non andò così. A gennaio fui in procinto di andare via e fui vicino al Latina, poi non se ne fece più nulla”.

L’ex Gubbio conserva comunque un ricordo umano positivo della sua esperienza granata, raccontando la passione della gente e aneddoti con compagni: “La piazza di Salerno vive di calcio, quando fai bene hai il pubblico dalla tua parte, quando le cose vanno male diventa dura e serve personalità. La pressione è un qualcosa che fa parte del calcio, il tifoso paga il biglietto e ha il diritto di farsi sentire, dipende da come il singolo calciatore recepisce questa cosa, se riesce a tramutarla in carica o accusa il colpo. Giocare lì ti rende calciatore e uomo, dopo puoi giocare ovunque. L’ambiente che si crea durante le partite non ha nulla da invidiare alla Serie A. Il gruppo squadra era fantastico, ne abbiamo passate tante, ci divertivamo. Alle cene di squadra gli show di Troianiello erano un must, Moro era uno spasso nello spogliatoio, mi ricordo che cantava sempre sotto la doccia. Sento tuttora tanti compagni ai quali sono rimasto legato”.

Per l’annata del ritorno in B la Salernitana sul mercato attinse molto dal vivaio della Lazio. Una consuetudine questa consolidatasi anche negli anni a seguire, con risultati però non sempre positivi: “Con me arrivarono dalla Lazio anche Strakosha, poi a gennaio Prce, Ronaldo, Tounkara, Oikonomidis. Io mi sarei aspettato una considerazione maggiore, venendo da un settore giovanile importante come quello biancoceleste. Se la Lazio decide di mandare il calciatore in una piazza come Salerno sa che può aspettarsi da lui una carriera ad alto livello. Così è successo a Strakosha, anche se in granata non è esploso, anzi ha avuto difficoltà, ora però è al top. Ora purtroppo c’è diffidenza, ma la Salernitana dovrebbe valorizzare i giocatori che arrivano da Roma per trarne essa stessa beneficio per prima. Come il terzino anche un attuale calciatore della Salernitana è cresciuto calcisticamente con l’aquila sul petto. Si tratta di Cristiano Lombardi, coetaneo di Pollace. Tra i due c’è un rapporto fraterno ed hanno mosso insieme i primi passi a Formello: Cristiano è un amico, eravamo compagni di squadra, ma il rapporto è andato anche oltre il campo. È un giocatore importante, ha forza nelle gambe, tecnica, intelligenza, ha bisogno delle condizioni migliori per essere devastante. Ci sentiamo spesso e mi parla ovviamente benissimo di piazza, squadra e mister. Queste sono le componenti che lo stanno aiutando a essere decisivo, ha un futuro importante davanti”.

Calciatori ma non solo, il terzino ha avuto un bel rapporto anche con tre allenatori: “Ho avuto Simone Inzaghi agli Allievi Nazionali e in Primavera: è bravissimo a gestire lo spogliatoio e a fare gruppo, poi sa mettere la squadra bene in campo, alternando magistralmente anche i singoli. Alberto Mariani l’ho avuto ai Giovanissimi Nazionali, per me è un padre calcistico. Mi ha scovato e fatto fare un provino per la Lazio, tenendomi. L’ho ritrovato a Salerno nello staff di Menichini e anche lì, nei momenti complicati, mi è stato vicino. In Primavera ho avuto anche Bollini che è un maestro, mi ha insegnato tutto della fase difensiva e gli devo tanto. Non so come mai a Salerno non gli sia andata bene. Pollace non ha dubbi poi sulle ambizioni della presidenza granata e sul ruolo da protagonista che la Salernitana potrà ricoprire al ritorno in campo: “Ho avuto un bellissimo rapporto col presidente Lotito, era sempre presente per noi giovani alla Lazio. Anche a Salerno, come a Roma, la società ha sempre avuto grande ambizione. Quest’anno è arrivato Ventura e la squadra è stata costruita bene per ambire al massimo. La Salernitana per la promozione può dire la sua, l’ho vista compatta, forte caratterialmente e fisicamente, poi qualche passaggio a vuoto può starci”.

Dopo Salerno la carriera del terzino è proseguita tra varie tappe, con alti e bassi: “Quando sono andato via, avevo altri due anni di contratto con la Lazio, ma decisi di scendere di categoria per giocare. Andai al Gubbio, poi al Racing Roma. In seguito ho rescisso con la Lazio e ho scelto la Sicula Leonzio, società serissima e ambiziosa, dove le cose sono andate bene. Ho avuto delle incomprensioni però e ho dovuto lasciare, purtroppo poi sono rimasto fermo un anno, ma non ho mai pensato di mollare il calcio. Mi sono allenato da solo duramente e si è poi presentata l’opportunità della Vastese in D. Ho un solo anno di contratto, quindi per l’anno prossimo dobbiamo valutare, mi piacerebbe restare. Vasto è una bella piazza, si sta benissimo, non ha nulla da invidiare alla Lega Pro. L’obiettivo era quello di provare a salire, eravamo in zona playoff e stavamo facendo bene, purtroppo il Covid ci ha bloccati”. Non è mai troppo tardi, a 25 anni Pollace sogna ancora di riprendersi quello che ha solo assaporato cinque anni fa.

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