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#NonTiScordarDiMe. Cristiano, cresciuto con Di Vaio: “Un infortunio mi fermò ma che salto di qualità a Salerno”

Due anni a Salerno intervallati dall’esperienza Fermana: Domenico Cristiano, centrocampista ravennate, ha vestito la maglia granata agli inizi del nuovo millennio: prima nella stagione 1999/2000, poi il prestito alla Fermana e l’immediato ritorno all’ombra del castello Arechi nel campionato successivo prima di passare al Napoli. In mezzo, oltre trenta gettoni di presenza e qualche infortunio che non gli permise di esprimesi al massimo delle sue possibilità: “A Salerno ho comunque vissuto una grandissima esperienza – ricorda ai nostri microfoni il tecnico del Castel Di Sangro, oggi in Promozione – Arrivavo da piazze più tranquille come Castel di Sangro e Monza dove il fattore tifo era completamente diverso. Per me è stato un salto di qualità, è stata una grande esperienza con tante difficoltà dato che non ero abituato a quel tipo di calcio”.

Due annate diverse in granata: la prima, con Cadregari e Cagni ad alternarsi in panchina, terminata al settimo posto in classifica. L’anno dopo invece le cose andarono peggio: “”Erano due ottime squadre anche se non riuscimmo a raggiungere i traguardi sperati. C’erano grandissimi giocatori, potevamo e dovevamo fare molto meglio”. Su cosa non funzionò in quegli anni: “Personalmente mi infortunai diverse volte e quindi non ho mai avuto molta continuità. Mi feci seriamente male e rimasi fermo un anno, praticamente tornai a giocare quando già ero al Napoli. Avevo un’ernia inguinale diagnosticata come pubalgia e quindi non guarivo mai. Fortunatamente a Napoli Dario Baccin mi indicò il nome di un medico che finalmente risolse il problema”.

Prima di fare il suo esordio nei professionisti, Cristiano è cresciuto nel settore giovanile della Lazio con un certo Marco Di Vaio: “Siamo cresciuti insieme anche se negli anni successivi ci siamo un po’ persi di vista ma era inevitabile. Ho avuto la fortuna di giocare con lui e con Nesta: Marco era un predestinato e appena ha avuto la possibilità di esprimesi ha fatto vedere di che pasta era fatto”. La trattativa che portò Cristiano in granata: “All’epoca il mio procuratore era Fernando Arbotti il quale era molto vicino alla Salernitana. Pur essendo giovane avevo già quattro anni di esperienza in Serie B e fu proprio questo a spingermi a Salerno”.

Domenico Cristiano oggi, allenatore del Castel Di Sangro

Un ricordo dello spogliatoio: “Di Michele era scatenato, poi c’erano Vannucchi, Soviero… era uno spogliatoio anche ‘complicato’, c’erano tanti giocatori di personalità. Questo è un aspetto che a volte ti fa vincere i campionati ma se le cose girano male l’aria diventa pesante. Soviero era il re degli scherzi, faceva cose assurde che è meglio non raccontare (ride ndr), cose che non ho mai più visto ma alla fine gli perdonavi tutto perché era fatto così e poi lo spogliatoio va sempre difeso”.

Avendo vestito le maglie di Lazio, Salernitana e Napoli, Cristiano oggi segue con attenzione il tema multiproprietà: “Credo ci siano diversi aspetti positivi per i giocatori. Chi magari nella Lazio non trova spazio può valutare Salerno, viceversa giocatori che fanno bene a Salerno hanno la prospettiva di passare alla Lazio. Lotito? Parliamo di un personaggio importante, una garanzia. In passato nel calcio abbiamo visto presidenti che dicevano di essere passionali ma invece avevano altri interessi, oggi trovare solidità nel calcio è davvero difficilissimo”. Infine un passaggio sulla possibile ripresa dei campionati professionistici: “Bisogna fare il possibile per ricominciare, giocare a porte chiuse in questo momento è inevitabile ma ripeto, credo che bisogna fare tutto il possibile per tornare in campo”.

 

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