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Nicola Salerno tra passato e presente: “A Cremona nel 2010 finimmo in 8. Ventura? Un professionista”

Fu una gara particolare quel Cremonese-Salernitana del 2010, quando Nicola Salerno era ds della Salernitana di Lombardi. L’ex direttore ha ricordato quel match sulle colonne de Il Mattino a firma di Pasquale Tallarino: “Si difese in sette dietro la linea del pallone – ricorda il vecchio diesse – più il portiere, a causa delle espulsioni di Peccarisi, Pestrin e Montervino“. Quel campionato rievoca ricordi agrodolci: “L’Arechi era nostro alleato grazie anche ai tifosi che capirono il momento e ci portavano i pasticcini al campo d’allenamento di Casignano. Alla fine nella volatona playoff festeggiò il Verona in casa nostra e nel giorno del compleanno della Salernitana“. Un compleanno, quello del centenario a cui “sarei venuto volentieri – rimarca Nicola Salerno – ma ho preferito desistere perché ero impegnato in Inghilterra e probabilmente avrei provato imbarazzo nel godermi la festa in un momento di maretta tifosi-proprietà“.

Sulla scelta di Ventura non ha invece dubbi: “E’ stato mio allenatore a Cagliari nella stagione 2003-2004, quella con l’attacco atomico composto da Suazo, Zola, Esposito e Langella. Il nostro problema era che avevamo troppi attaccanti e tutti bravi. In difesa Lopez e Loria (Maltagliati arrivò dopo), Agostini a sinistra e Modesto a destra, insomma tanta roba. Gian Piero Ventura ebbe qualche difficoltà a novembre e fu esonerato dopo la sconfitta casalinga con il Piacenza. Più tardi, giorno della Befana – in panchina già Reja – all’Arechi accadde che Giorgio Di Vicino divenne… Zola: dovevamo espugnare ma perdemmo meritatamente. Con Reja poi ci assestammo e andammo in Serie A con il Cagliari ma con Ventura ho sempre conservato un ottimo rapporto e lo apprezzo come uomo e come professionista: è sempre stato un perfezionista scrupoloso e metodico, adesso il suo 3-5-2 è secondo me più classico rispetto a quello spregiudicato che interpretava un tempo“. E con Ventura a Salerno è arrivato anche Alesio Cerci: “Adesso siamo al bivio tipico di quel calciatore che è oppure non è. E’ stato sempre immarcabile ma era più esterno che trequartista. Sta pagando dazio al periodo di inattività e a qualche infortunio che in carriera non è mancato: ricordo che durante una nostra partita, Cagliari-Roma che vincemmo in Serie A nel 2005, entrò al posto di Montella e si fece male“. Un attacco quello granata che fin qui si è fatto sentire poco se non a fiammate: “Trattammo Djuric ai tempi del Leeds. Mi è sempre piaciuto, gioca per la squadra. I gol devono un po’ distribuirli al momento, però sono convinto che se a gennaio ci sarà da fare il sacrificio, Lotito provvederà. Se la Salernitana avesse trasformato in vittoria i pareggi casalinghi contro Perugia e Frosinone, adesso sarebbe in cima“.

Sulla multiproprietà non ha invece dubbi: “Avere due squadre in Italia nello stesso campionato è un po’ imbarazzante, non è un fatto naturale. Proprietà in Italia e all’estero è un po’ diverso. A mio avviso, l’articolo 16 bis delle Noif non va rivisto – ha concluso Salerno – Se Lotito va in Serie A con la Salernitana, potrebbe essere più logico cederla ma io sono un uomo all’antica e non faccio testo“.

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