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Iervolino e i nodi del futuro: il “link” va aggiornato

Un mese di calma apparente. Danilo Iervolino ha tante cose per la testa e si chiede se fare, che fare, con chi. Dal “sono nuovo nel calcio” al successivo “ho già capito come funziona in questo mondo, non sono più un neofita” sono passati due annetti, però il presidente della Salernitana non era mai passato attraverso il buio di risultati così deludenti, disarmanti, avvilenti. C’era stato solo il bello del 7% realizzato e poi la salvezza ancor più sicura della stagione successiva. Il link stavolta non conduce a pagine semplici.

Il patron granata ha già immesso nelle casse sociali 12 milioni a marzo e a giugno dovrà fare un bonifico per altri 15 al fine di garantire la gestione del club nella prima parte della prossima stagione e ovviamente i primi passi di mercato. I mezzi ci sono, però l’entusiasmo? C’è ancora? Quanto è più grande la voglia di riportare presto la Salernitana in massima serie rispetto all’amarezza per la pessima figura che la Bersagliera ha fatto e sta continuando a fare? Lo sa solo lui. La presenza all’Olimpico è segnale importante, non di disimpegno. Si attende la matematica e poi un riassunto anche chiaro su quel che è stato e soprattutto su quel che sarà. Non c’è il cartello “vendesi” davanti alla sede della società, però continui mormorii assicurano che Iervolino ascolterebbe molto di buon grado eventuali proposte serie da parte di imprenditori interessati a rilevare il club. Serie, per l’appunto, perché qualche personaggio che non avrebbe le adeguate garanzie progettuali ed economiche si sarebbe già avvicinato mesi fa, venendo rispedito al mittente. Ci sarebbe poi stato anche un abboccamento con un fondo americano piuttosto solido che però non sarebbe andato oltre i sondaggi. Da un lato l’obbligo morale di riportare il club lì dove è stato preso, a condizioni anche piuttosto vantaggiose, dall’altro Iervolino ha la necessità imprenditoriale di tappare le falle ed evitare che le sue perdite personali aumentino. Comprensibile. Ma c’è pure la responsabilità di non regalare il club al primo che passa senza pensare al suo futuro. Il rischio che ciò accada, con la retrocessione in B, è molto più concreto.

La verità è che oggi il prodotto Salernitana diventa meno appetibile: si spengono i riflettori della Serie A, con tutti gli annessi economici e di visibilità, per andare in un campionato comunque importante ma molto meno “illuminato”. Anche il valore del club diminuisce. Ecco perché imprenditorialmente, per uno che vorrebbe recuperare qualcosina dalla propria azione, potrebbe non essere il frangente migliore per cedere. Ma per chi invece desidererebbe solo chiudere una capitolo pur di non perdere altri soldini, invece, il momento sarebbe propizio, eccome. Per questo motivo è importante capire cosa vuol fare Iervolino del suo futuro nello sport e con la Salernitana. Dalla sua ultima intervista in ordine di tempo, rilasciata al Corriere della Sera, è emerso un pensiero chiaro: “Per ora non vendo, sarà rivoluzione. È il momento di restare in sella”. Colpiscono il “non vendo” e il “per ora“. Immagina come poter portare avanti il piano B ma non sa ancora con quali uomini e con quali costi: per questo, a fari spenti, il massimo dirigente ed i suoi collaboratori starebbero già conducendo casting per il nuovo ds con relativi preventivi di spesa. Nello stesso tempo, restano con le antenne ben rizzate e pronti ad ascoltare eventuali proposte di acquisto del club. Un po’ futuro, un po’ no. Con la necessità di ricostruire tutto e farlo bene, senza fretta e senza illudersi che programmare con anticipo sia essenzialmente un vantaggio (può anche rivelarsi un boomerang), servirebbe prima di tutto sciogliere questo dubbio: Iervolino “per ora non vende” perché non c’è nessuno in grado o con la voglia di subentrare – e quindi resterebbe al timone senza l’entusiasmo contagioso che aveva contribuito a fare le fortune della Salernitana nel suo primo biennio – oppure “per ora non vende” perché crede nel rilancio della società, in primis sotto il profilo finanziario e poi sotto quello sportivo? Poche settimane per “guardarsi intorno e riflettere“, a inizio maggio la piazza busserà per chiedere risposte e lumi.

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