Connect with us

Editoriale

C’eravamo mai amati, fine delle castorizzazioni. Via il mister, ma l’uomo non deve pagare

Va tutto bene (forse). Perché ognuno deve prendere sulle proprie spalle le croci che può sopportare e supportare. Ognuno può pagare o meno con moneta figurata le proprie responsabilità, le proprie scelte e decisioni. Chi sbaglia, paga certamente: un allenatore – in questo caso Fabrizio Castori – paga una gestione (a tratti incomprensibile) di una ruota panoramica, in cui la Salernitana si è ritrovata in alto a vedere il panorama sotto i suoi piedi e un attimo dopo sul fondo, quasi pronta a scendere.

Il discutibile esonero dell’uomo Castori

Altro giro, altra corsa. Ma il mister marchigiano scende, da solo. Non si discute la decisione “tecnica”, opinabile o meno. In discussione ci sono le modalità con cui si fanno certe scelte. Se Castori le ha pagate – le sue (?) – con l’esonero, chi risponde delle strategie comunicative – a questo punto – del club? È un po’ come chiedersi chi controlli il controllore. L’ormai ex trainer granata – probabilmente – per chi ha memoria corta non ha soltanto colpe: è l’uomo della serie A, che con grande forza e perseveranza ha pagato il biglietto per tutti, regalando quel giro sulla ruota della fortuna. “Odi et amo”, con i tifosi pronti prima all’odio, poi all’amore incondizionato, poi ancora al “vattene” di ordinanza in un vortice improvvisato di sentenze spesso azzardate. Ma che Castori sia stato scomodo non è una novità, a questo punto. È stato il punto di rottura tra quel “galleggiamento” ed un cambio di rotta che ha dato un volto nuovo alla Salernitana: l’ha rimessa in discussione su un piatto d’argento, le ha messo la benzina nel serbatoio (seppur con scelte che hanno destato accesi scambi di opinioni nel mondo della tifoseria in merito a moduli, formazioni, giocatori e sostituzioni con la conseguente gestione del gruppo), l’ha presa dal fondo e l’ha fatta (troppo?) a sua immagine e somiglianza. E ha vinto. Certo, in una categoria inferiore. Ha ricominciato più su, lì dove non è mai riuscito a ottenere l’obiettivo salvezza, in mezzo a difficoltà di costruzione, ritardi, incertezze. Paga anche questo? Il primo uomo – dopo anni di salse insipide – a vincere, ad alzare le mani al cielo e a gioire, a metterci il sale, il pepe e anche…l’acqua e zucchero.

Con lui una squadra da combattimento

Perché non è stato solo un gioco, ma una vera e proprio battaglia in un momento in cui – causa Covid – il campo da calcio faceva più paura. E quel virus Castori lo ha vissuto sulla sua pelle, proprio quando all’esame della vita, ti accorgi di aver perso la carta di identità. Quella è stata la prova di carisma dell’allenatore che ha conquistato la massima serie in un campionato in smart working. La serie A è un’altra cosa e forse avrebbe dovuto ripassare – certamente – anche lui la sua parte in questo nuovo mondo. Non sempre ha saputo gestirla, non sempre ha trovato la rotta, non sempre ha avuto il giusto navigatore tra le mani e non sempre al suo fianco si sono seduti i passeggeri adatti a tenerlo sveglio durante il viaggio. Giusto o sbagliato, ha pagato le sue colpe. Ma l’uomo non è in vendita e non è in discussione: la nota diramata dal club (clicca qui per leggere) spiega le motivazioni dell’esonero dell’allenatore, ma non ne rispetta fino in fondo umanità e professionalità.

La nota del club: parole “sottili” e affilate

Che tra Marchetti e Castori non corresse buon sangue lo si era capito dal botta e risposta di qualche giorno fa.  Marchetti attaccò Simy in diretta tv, l’allenatore replicò ricordando che “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Non può una stretta di mano cancellare parole. Tagliano più di una lama, soprattutto quando non sai (ma alla fine lo sai) chi te le rivolge: “Non è assolutamente tollerabile un atteggiamento remissivo e rinunciatario, in particolar modo nelle occasioni in cui è necessario testimoniare, nei fatti, la propria capacità di determinazione nel perseguire l’obiettivo”. Scrive Marchetti (?) nella nota pubblicata dal club. Ma se “mea culpa” doveva essere, quindi senza “atteggiamenti remissivi e rinunciatari”, tutti gli attori principali avrebbero dovuto battersi i pugni sul petto. “È troppe volte mancato l’agonismo, la ferma volontà di far valere le ragioni proprie; è troppe volte mancato, quando necessario, il proverbiale “non ci sto” o il “basta così”, comportamento cioè di chi vuole andare oltre il limite quando ciò è doverosamente possibile” si legge ancora. Ma Castori – dall’altro lato – il proverbiale “non ci sto” lo ha urlato a gran voce quando ha deciso di conquistare l’anima di questa città… con l’accento per davvero sulla A (sì, perché lo ha scelto davvero, insieme ai calciatori che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo). Poi, il difficile atterraggio sulla categoria superiore e i principi di deriva, sul fondo del pozzo, in questo avvio di stagione.

Responsabilità

“Per la parte di responsabilità che questo mancato o parziale investimento delle risorse può ricondursi alla direzione tecnica questa direzione dovrà purtroppo, pur nel rispetto di ogni umano apprezzamento, rispondere. Per la parte di responsabilità che invece si riconduce ai protagonisti in campo – viene sottolineato nel comunicato stampa – questi devono sapere che la Salernitana e tutti coloro che la seguono si aspettano un radicale mutamento che esprima i sentimenti e le attese dei tifosi e che ne interpreti il volere, la determinazione, le prospettive. Aspetti tutti che portano ad obiettivi ben diversi da quelli che allo stato attuale si prospettano nel futuro della Salernitana. Obiettivi ben superiori di cui la squadra e i suoi componenti è intimamente capace”. Come l’ago in un pagliaio, cercasi disperatamente responsabilità. “Se qualcuno è contrario parli ora o taccia per sempre” oppure “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”. Se di responsabilità si parla, forse, sarebbe bene prendersi la responsabilità di addossare le responsabilità. Parola volutamente ripetuta tre volte, da condividere sempre, tutti, su una barca già in tempesta. Sia chiaro: sulle scelte tecniche le mani sono al cielo e a Stefano Colantuono va un enorme in bocca al lupo per la missione che si prospetta tutt’altro che semplice – ma sulle modalità e sull’essere umano calpestato “a senso unico” evidenzieremo sempre le “buche”. Semplicemente perché l’ingiustizia è nel “quando si perde, perdi tu, quando si vince, abbiamo vinto”. Castori ha perso ieri la partita, la Salernitana (il club) è uscita sconfitta oggi. E Salerno e i suoi tifosi non meritano questo confusionario giro della morte in cui si è trasformata quella ruota panoramica. Aspettando il nuovo giostraio…

Dì la tua!

Pubblicando il commento, dichiario di aver letto accuratamente il regolamento e di accettarlo per intero, assumendomi la piena responsabilità di ciò che scrivo. Presto il mio consenso al trattamento dei dati personali, ai sensi del d.lgs. N. 196/2003. La mia identificazione, in caso di violazione delle regole e di eventuali responsabilità civili e penali, avverrà tramite indirizzo IP e non tramite nick o indirizzo email sottoscritto.

La tua opinione conta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *







Advertisement

Seguici su Facebook

Advertisement

Altre news in Editoriale