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Editoriale

Sostenibilità e austerity, i jolly di Sabatini per sperare nella salvezza

Gong scoccato, ore 20 dell’1 febbraio segnate. Calciomercato chiuso (o quasi, clicca qui per leggere l’articolo) e di lavoro ce n’è stato per Walter Sabatini.

Il direttore generale granata chiama a raccolta l’ambiente e mantiene stabile la percentuale di fiches salvezza fissata al 5% oramai oltre un mese fa. Di certo le chance di permanenza in categoria non potevano sensibilmente aumentare alla luce del rendimento disastroso di inizio 2024, con quattro ko in altrettanti incontri di cui ben tre in casa. Qualche flebile speranza arriva proprio dal mercato che ha segnato un’autentica rivoluzione. Nove innesti, di cui ben sei nelle ultime 36 ore di contrattazioni (clicca qui per leggere l’articolo).

Danilo Iervolino aveva previsto un rush finale scoppiettante e così è stato. Se ciò si tradurrà in un reale rafforzamento dell’organico – e di conseguenza in maggiori chance di inserirsi nella bagarre per conservare la categoria – come sempre lo dirà soltanto il campo, unico giudice supremo. Di certo il mercato non ha seguito una linearità di pensiero e d’azione, quantomeno sul piano tecnico. Al netto di episodi negativi, decisioni arbitrali discutibili e scelleratezze individuali, la Salernitana ha pagato – e a carissimo prezzo – l’aver disputato quattro partite decisive nella corsa salvezza con una rosa rabberciatissima, falcidiata da infortuni ed assenze, ancor più asciugata da cessioni e da calciatori mandati in campo già con la valigia pronta e la testa verso altri lidi.

E’ stato un calciomercato votato all’occasione, tanto in entrata quanto – soprattutto – in uscita. Sabatini ha venduto tanto, forse troppo. O forse troppo poco. Probabilmente tutto ciò che è risultato essere effettivamente vendibile, anche a costo di ricalibrare al ribasso le aspettative d’incasso. Da sostenibilità a ridimensionamento il confine è labile, ancor più sottile quello che sfocia nella smobilitazione. Non ci arriva la Salernitana, forte dell’esperienza di un direttore che sa il fatto suo.

Opinioni, punti di vista discordanti che animano la tifoseria. C’è chi rivede un flebile fascio di luce nell’arrivo dell’israeliano Weissman, un passato non recentissimo da venti gol stagionali nel Valladolid di Ronaldo il fenomeno, o nell’arrivo del plurititolato Boateng, calciatore di sicura leadership e innegabile carisma. Altri, invece, criticano la tempistica tardiva delle operazioni e gli esigui investimenti da parte della proprietà che ha attuato una stretta politica di austerity, imposta dalla mannaia dell’indice di liquidità.

Oggettivamente difficile fare un mercato di riparazione in queste condizioni economiche e di classifica, la speranza è che il sempre battagliero Sabatini abbia saputo (ri)pescare gli Ederson e i Verdi di turno. Comunque encomiabile il lavoro del diggì granata, debilitato da mille e più acciacchi. Da capire se porterà gli stessi frutti in termini tecnici ed economici. Primo febbraio è obiettivamente troppo presto per mollare e tirare i remi in barca.

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