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Editoriale

Le mosse dei trustee, l’ansia dei tifosi col fiato sospeso. L’analisi della situazione cessione

La nuova deadline di novembre fa slittare di oltre quaranta giorni il limite per la presentazione di offerte d’acquisto della Salernitana. La tifoseria mugugna e si preoccupa: non vorrebbe rivivere l’ansia della corsa contro il tempo già sofferta in estate con la questione legata all’iscrizione e al via libera al trust, prima negato e poi concesso dopo alcune correzioni. La decisione dei trustee di prorogare (in qualche modo già anticipata dalla nostra redazione anche se non si immaginava così a lungo, clicca qui per leggere) è figlia di un fatto: nel confermare che sono arrivate “alcune offerte” (tre, nda) i rappresentanti di Widar Trust e Melior Trust, Isgrò e Bertoli, comunicano che esse “non possono essere attualmente ritenute valide, congrue e vincolanti”. C’è da capire il perché.

I tre interessati sono… rimandati

Proposte, quindi, bocciate? No, piuttosto, rimandate. È l’avverbio “attualmente” – a un’attenta lettura della nota (clicca qui per il testo integrale) a fare la differenza. Stando a quanto raccolto dalla nostra redazione, non sarebbero problemi di cifre o di serietà dei soggetti ad impedire, oggi, di considerarle vincolanti (cioè irrevocabili), bensì alcune condizioni inserite dagli interessati all’interno delle offerte. Tra queste, pare, la corresponsione di una cifra base X all’atto dell’acquisizione e di una cifra X solo in caso di salvezza. Ce ne sarebbero anche altri di paletti messi da chi vuol comprare e che il venditore non digerisce. In passato, tra i soggetti già scartati, erano arrivate anche proposte con metodi di pagamento bizzarri, ovviamente rispedite subito ai mittenti. Insomma, ai tre soggetti che hanno presentato offerte (una società straniera, una finanziaria italiana e un gruppo internazionale) basterà in qualche modo adeguarsi e limare le condizioni poste, per poter essere considerati congrui acquirenti. Del resto, gli stessi trustee confermano che le interlocuzioni con loro proseguono. È bene precisare che molti punti presenti nella nota (necessità di inviare dichiarazione di confidenzialità e indipendenza, l’esplorazione della data room, le garanzie reciproche di solvibilità e quant’alto) erano già a conoscenza dei tre che hanno effettuato offerte e sono stati già superati. Insomma, saranno una “novità” solo per chi si aggiungerebbe in corsa.

Le condizioni le fa chi vende

I trustee non vogliono accettare offerte condizionate al futuro, ma intendono vendere quello che a oggi è la Salernitana, cioè una squadra di Serie A, e lo confermano nel punto B della nota diffusa ieri (“Il prezzo offerto per l’acquisto deve intendersi riferito alle partecipazioni rappresentanti il 100% del capitale sociale della U.S. Salernitana 1919 s.r.l. nello stato di fatto e di diritto in cui si trova”). Dunque, è chi vuole acquistare a doversi assumere il rischio di una retrocessione malaugurata a fine stagione. Ma va anche detto che, procrastinando ulteriormente e con la riapertura delle porte a nuovi eventuali offerenti, sono i trustee stessi a rischiare che il valore del club possa scendere se tra un mese la classifica dovesse piangere a dirotto. È vero, c’è un prezzo minimo. Ma le perizie sono state fatte in estate, prima dell’inizio del campionato, e l’andamento sportivo attuale non potrà non influenzare (anche al rialzo, se per assurdo i granata si trovassero al decimo posto tra un mese, tanto per fare un esempio) il valore del sodalizio campano.

Tutto e subito

La richiesta di saldare la cifra all’atto della transazione (entro i dieci giorni successivi o comunque entro il 31 dicembre, data di scadenza dello scopo del trust al netto di proroghe condizionate a vari eventi) ha una duplice interpretazione e incarna un altro rischio: da un lato è garanzia che chi acquista ha disponibilità elevate, quindi grande solidità e non ha bisogno di rateizzare (importante anche la richiesta all’offerente di presentare un attestato di un primario istituto di credito che confermi l’esistenza delle somme offerte), mentre dall’altro restringe ancora ulteriormente la platea dei possibili acquirenti. Anche qui va fatta una scelta, la Salernitana va lasciata nelle mani più sicure possibili. Anche l’ottica del versamento del 5% a titolo di cauzione può essere vista come la volontà di inserire una conferma ulteriore delle buone intenzioni di chi si fa avanti, cautelandosi il più possibile.

La lettura della proroga

Perché andare al 15 novembre? La risposta è nei trenta giorni concessi a chi entra in scena oggi (o è entrato in scena da poco) per completare la fase di due diligence, quella di analisi di carte, bilanci e quant’altro, sembrano essere la motivazione principale: una proroga di soli 15 giorni non avrebbe potuto ammettere l’inserimento di nuovi candidati e questo, a una prima lettura, sarebbe stato veicolo di velocizzazione della cessione, chiedendo di adeguare le offerte solo ai tre già candidati. Ma a ben pensarci, non avrebbe fatto altro che favorire il braccio di ferro: “Se i termini per presentare offerte sono chiusi e siamo soltanto in tre, possiamo prendere ulteriore tempo e forzare, con l’avvicinarsi del 31 dicembre, affinché vengano accettate le nostre condizioni”, avrebbero potuto pensare i potenziali acquirenti. Il fatto di riaprire anche a nuovi eventuali candidati, può dunque essere letto (anche) come la volontà di Isgrò e Bertoli di non farsi prendere per la gola e di tenere in mano le redini: chi non si adegua alle condizioni dettate da chi vende, insomma, rischia poi di essere beffato. Nello stesso tempo, va detto che se non si presenterà nessun altro al 15 novembre, i trustee non avrebbero grossi altri margini e dovrebbero allentare su qualcosa. Avranno avuto sentore che possano spuntare fuori ulteriori interessati? Impossibile saperlo. Intanto Isgrò e Bertoli chiedono l’esonero da responsabilità relative alla salute patrimoniale e finanziaria del club e a controlli successivi che Figc e CoViSoc faranno: cosa che appare del tutto normale, poiché non hanno gestito loro il club fino a oggi e non possono che mettere a disposizione tutti i documenti per farli analizzare a chi compra. I controlli di via Allegri, in ogni caso, saranno di prassi per chi acquista, attraverso la Commissione per l’Acquisizione di Partecipazioni Societarie in ambito professionistico.

Tempi e speranze

L’irrevocabilità è fissata al 15 dicembre, un mese dopo la deadline per la presentazione di nuove offerte. Ora, bisognerà aspettare proprio quella data per avere novità. Se anche uno dei tre gruppi che hanno già presentato offerte le adeguassero secondo le precisazioni di Isgrò e Bertoli, occorrerebbe comunque attendere quella scadenza per tirare la linea del caso. Ma dal 16 novembre, se ci fosse un’offerta giudicata valida, congrua e vincolante, Melior e Widar potrebbero tranquillamente accettare e vendere la Salernitana, oppure indire la gara se ci fossero più proposte di pari serietà e competitività. Insomma, quella del 15 dicembre sembra una scadenza di irrevocabilità più cautelativa che altro. Ma il rischio di arrivare lì col nodo irrisolto c’è comunque ed è proprio la paura dei tifosi granata. A proposito di gara, il rilancio minimo si abbassa dal 3% all’1% dell’offerta più alta come prezzo base. Può essere sinonimo di volontà, nel caso in cui si verificasse l’eventualità, di farla durare poco, ma per avere certezza bisognerebbe sapere il tempo concesso tra un rilancio e l’altro. È solo una supposizione, ovviamente:. se il lasso fosse minimo (24-48 ore) significherebbe che il tempo per riflettere sarebbe poco. Di qui l’invito indiretto – per chi vorrebbe mostrare davvero i muscoli – a rilanciare in maniera significativa, scremando progressivamente i meno abbienti.

La Figc osserva

In via Allegri osservano, ricevono continuamente i flussi informativi da parte del trust “Salernitana 2021” e c’è soddisfazione per la trasparenza con cui vengono condotte le operazioni. Un po’ meno per questa ulteriore proroga, che avrebbe fatto storcere il muso. Ma tant’è, l’anomalia della situazione passa anche per una responsabilità della stessa Federcalcio che negli anni ha concesso deroghe su deroghe a Lotito e Mezzaroma, che più volte hanno chiaramente parlato di voler evitare “espropri proletari“, dicendosi pronti a tutelarsi e tutelare i propri investimenti in ogni sede. Non si ha la palla di cristallo, ma è facile prevedere che – comunque vada – la cessione della Salernitana non chiuderà la partita e lascerà comunque strascichi. C’è chi ipotizza una richiesta di risarcimento danni dei due ex co-patron nei confronti di chiunque possa – a loro giudizio – avere responsabilità sulla “svendita” del club. Ipotesi tutt’altro che peregrina.

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