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Astinenza da calcio: quel blackout di 390 giorni dalla prima Salernitana di Viani alla Coppa Liberazione

Sarà una delle soste forzate più lunghe nella storia del calcio, quella che attualmente si sta vivendo a causa dell’emergenza Coronavirus. La Salernitana ha giocato la sua ultima partita il 7 marzo a Perugia, oltre tre settimane fa, e la luce in fondo al tunnel è tutt’altro che visibile. Tra il fronte che si sta aprendo di presidenti che preferirebbero chiuderla qui e rivedersi per il 2020/21 come male minore (clicca qui per leggere l’articolo) e chi invece continua a coltivare ancora la speranza di tornare in campo e concludere i campionati da maggio in poi, quel che è certo che che gli appassionati granata non sono mai stati così tanto tempo senza calcio… forzatamente durante una stagione.

Detto nelle precedenti settimane delle pause dettate dall’epidemia di colera nel ’73 e dal sisma del 1980 (clicca qui per leggere), l’unico periodo in cui il calcio conobbe giocoforza uno stop ben più lungo fu durante la Seconda Guerra Mondiale. Nello specifico, alla Salernitana mancarono partite ufficiali per ben 390 giorni consecutivi a cavallo tra il 1943 e il 1944. Se adesso il calcio può tranquillamente essere definito l’ultimo dei pensieri, mentre tante persone soffrono a causa del Covid 19 in tutto il mondo, figurarsi all’epoca, quando sul territorio nazionale sofferenze e bombardamenti non risparmiarono nessuno, chi prima e chi dopo. Peraltro, senza gli agi che – nonostante tutto – la società di oggi può vantare. Il cavalluccio giocò – e vinse – a Terni il 6 giugno del 1943 contro la Polisportiva Borzacchini, attuale Ternana: finì 2-3 in Umbria con doppietta di Elio Onorato e gol finale di Sergio Rampini a ribaltare l’iniziale vantaggio dei padroni di casa. Si trattava dell’ultima partita del girone finale di Serie C, quello che avrebbe decretato la promozione in B. La Salernitana, con quella vittoria, superò proprio la squadra umbra al secondo posto in classifica e si aggiudicò il salto di categoria. Ma il calcio, la vita di tutti i giorni di lì a poco avrebbero ricevuto un brusco stop. Pochi mesi, infatti, e gli alleati americani avrebbero utilizzato proprio le coste salernitane per uno dei loro sbarchi in penisola. Fino a quel momento anche Salerno era stata colpita da decine di bombardamenti.

Nel 1944 per pochi mesi Salerno fu anche capitale d’Italia e sede temporanea del Governo. Proprio in quel periodo il pallone riprese a rotolare, seppur tra mille difficoltà, con l’istituzione della Coppa Liberazione a carattere regionale. E così, la Salernitana tornò in campo il 2 luglio 1944, perdendo 4-1 in casa della Cavese, nella competizione che poi alla fine avrebbe comunque vinto. Fu il primo trofeo alzato dall’ippocampo, nonostante non fosse di livello nazionale. Si giocò da luglio a settembre per le fasi preliminari, con quelle finali invece tra fine ottobre e dicembre. Del resto, si trattava di una situazione eccezionale, ben più forse di quella attuale che consente un barlume di speranza maggiore. Le competizioni regionali proseguirono fino alla prima metà del 1945. La Salernitana – forte della promozione ottenuta nel 43′ (con Gipo Viani allenatore-giocatore, che avrebbe poi ripreso le redini della squadra nel 1946, portandola alla storica promozione in Serie A) – ricomparve in un torneo a carattere nazionale nella stagione 1945/46 con il campionato misto Serie A/B delle squadre di centro sud (foto di squadra in alto da Wikipedia).

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