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Amarcord Aliberti tra il risotto di Delio Rossi e l’attualità: “Hanno ammazzato la passione popolare”

“Frequento ancora Salerno, vedo tanti amici di un tempo. Per alcuni quella di stasera è l’opportunità di rivederci di persona. Qui ho vissuto una storia d’amore durata per undici lunghi anni, difficilmente si potrà riproporre più questa possibilità. La punta di questo rapporto è sicuramente la promozione in Serie A, ma ogni stagione è stata bella”. Così Aniello Aliberti al margine della presentazione del libro “Una partita lunga un secolo” incentrato sul centenario granata e scritto da Angelo Scelzo.

La stagione della A è stata contraddistinta da un simpatico aneddoto: “Ogni venerdì sera, per scaramanzia, eravamo costretti a mangiare il risotto cucinato (male) dal mister. Ogni settimana speravamo di perdere almeno una partita per porre fine a questa sofferenza (sorride, ndr). Scherzi a parte, è una sensazione piacevole incontrare il mister ed essere qui dove siamo stati tante volte nel corso della mia presidenza”.

Sull’attualità Aliberti glissa completamente, ma si sofferma sulla vicenda della trasferta prima vietata e poi aperta ai tifosi granata della provincia: “Non parlo di calcio, preferisco evitare l’argomento. Sono fermo ad un po’ di tempo fa. Non posso essere di aiuto, dato che seguo poco. Gioia per il derby con la Juve Stabia? Posso immaginare l’entusiasmo che c’era a Salerno – afferma l’ex presidente granata – ma io sono venuto dopo. Ho visto la gara in tv. Misure sui tifosi granata? Sono manovre effettuate da coloro i quali sono nella politica del calcio, ma non comprendono la bellezza del calcio. In questi ultimi venti anni hanno inserito tornelli, tessera del tifoso, biglietto nominativo. Puoi sapere chi è seduto al posto 78 della Curva, cosa cambia? Hai ammazzato la passione popolare. Il calcio è del popolo. Non è loro. Della Figc o della politica calcistica, è di chi ama lo sport, di chi può decidere di andare o non andare ad un evento, non certo per la scelta degli organismi che fanno sicuramente il loro dovere ma che così non permettono più di gustare lo spettacolo dell’evento”.

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