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Altro che scossa, tutti i limiti dei granata a nudo: a Cagliari ultima spiaggia per tecnico e classifica

Nel calcio, come nella vita, contano i fatti. Leggasi risultati. Impietosi quelli collezionati da Stefano Colantuono nella sua seconda avventura sulla panchina della Salernitana. Quattro sconfitte ed un solo successo a Venezia. Tre ko su tre all’Arechi che da fortino sta diventando terreno di conquista; una serie di partite non agevoli ma quantomeno alla portata non capitalizzate in quello che doveva essere il “campionato nel campionato” in cui costruire – mattoncino su mattoncino – la titanica impresa salvezza. Ma soprattutto confusione, tanta, sul piano tattico. E non con esclusivo riferimento al modulo di gioco.

Un (altro) passo indietro

Perché dopo il primo tempo da incubo contro l’Empoli, la Salernitana si è rituffata nel solco del 4-3-1-2, modulo verso cui già Castori aveva deciso di virare nelle sue ultime gare prima dell’esonero. A sorprendere però sono i continui cambi di atteggiamento e filosofia. Dall’ambiziosa e per certi versi velleitaria costruzione dal basso vista contro Napoli e Lazio, al ritorno della palla lunga su Djuric contro la Samp. Ma non solo. Inconsistenti le contromisure opposte alle folate sulle corsie esterne di Augello e Candreva con i due terzini, Zortea e Ranieri, lasciati perennemente in inferiorità numerica. Ed ancora i tanti gol presi da palla inattiva, mentre quelle a favore (ben 13 corner) non risultano capitalizzate e addirittura occasione di ripartenza per gli avversari come in occasione del secondo gol della Sampdoria. Diciotto le conclusioni offensive, solo due nello specchio della porta, altro neo: per la terza partita consecutiva la Salernitana non segna e resta col peggior attacco del torneo a quota 10 reti fatte.

I limiti della rosa e la fragilità emotiva

Preoccupa anche la perdurante fragilità sul piano caratteriale ed emotivo. Dopo un buon approccio, la Salernitana s’è sciolta come neve al sole alle prime incursioni di Quagliarella e compagni. Ingenuità, errori, disattenzioni pagate a carissimo prezzo in un campionato come la Serie A che non aspetta e non concede attenuanti, né seconde chance. Al netto dei limiti dell’organico, emersi ancora una volta nella loro preoccupante interezza anche contro la Samp, con Colantuono la Salernitana sembra aver fatto addirittura un passo indietro rispetto a quello in avanti che, con Castori al timone, faticosamente aveva fatto dalla gara con l’Atalanta e fino al primo tempo del “Picco” di La Spezia. L’allenatore marchigiano era quantomeno riuscito a tirare fuori il massimo dalle pur risicate qualità tecniche della rosa a sua disposizione, decisamente deficitaria a livello di qualità soprattutto nel reparto nevralgico del campo, ma anche in altre zone.

Quelle bordate sul sito web…

Nel calcio, come nella vita, le parole sono pietre. Ancor più se formalizzate ufficialmente a mezzo comunicato stampa. Riecheggiano le bordate indirizzate dalle colonne dell’house organ all’indirizzo del tecnico marchigiano nel day after del ko a La Spezia. Le accuse di atteggiamento remissivo, di mancanza di agonismo, di potenzialità non sfruttate ma soprattutto quell’auspicio di “radicale mutamento” tradottosi in appena tre punti in cinque gare. Numeri che giustificherebbero un ribaltone. L’ennesimo. Colantuono per ora resta ancorato alla guida della Salernitana, ma la sua panchina non è più salda e traballa pericolosamente. Il tecnico di Anzio si gioca il tutto per tutto a Cagliari. Tornare senza punti dalla Sardegna significherebbe compromettere la rincorsa salvezza e trovarsi nuovamente costretti a cambiare “manico”. Stavolta senza neanche troppi rimorsi e, per giunta, con un calendario super proibitivo all’orizzonte (Juventus, Milan, Fiorentina e Inter) per qualsiasi altro tecnico.

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