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Vigorito invoca il sostegno della Figc: “Benevento pronto, ma la spesa non è indifferente”

Sul fronte di chi spinge per concludere regolarmente la stagione uno dei più vogliosi è il presidente del Benevento, Oreste Vigorito. Il numero uno sannita non vorrebbe vedere sprecata la grande annata della sua squadra: “Annullare la stagione sarebbe un’ingiustizia. Si aprirebbero contenziosi con ripercussioni su tutti i campionati. Meglio finire, per la regolarità. Sul campo abbiamo meritato la promozione, i 23 punti sul terzo posto non sarebbero mai stato colmati, quindi non mi sentirei in colpa se la promozione non arrivasse sul campo. Però riprendere sarebbe un bene per il sistema e nessuno potrebbe obiettare i verdetti. La sicurezza si ritroverà tra qualche anno, non tra qualche mese. E attenzione, il calcio è un’azienda, con un indotto e migliaia di dipendenti”.

Riprendere dunque, applicando tutte le misure di sicurezza necessarie, che però implicano spese notevoli: “Il nostro medico ha già approntato l’ordine servizio per giocatori e staff, dettando regole ferree in caso allenamenti o se si tornasse a giocare: noi siamo pronti. Siamo in condizione di rispettare tutti i protocolli, ma con una spesa non indifferente. Abbiamo un anti-stadio per fare gli allenamenti, ci manca la palazzina per dormire, ma quando finiscono gli allenamenti gli atleti vanno a casa, come tutti i lavoratori. Le trasferte? Faremo accordi con gli alberghi di tutte le città, ci siamo già stati, abbiamo già rapporti. Certo, dovranno rispettare tutte le misure di distanza e sanificazione, avremo sale tutte per noi e per viaggiare prenderemo pullman e voli charter contingentati. Se le società di B dovessero andare incontro a una spesa extra un minimo di contributo sarebbe gradito. Io mi aspetto che alla fine uscirà fuori un protocollo con dei principi ai quali non si potrà derogare ma che poi devono essere tarati su ogni realtà“.

Dall’alto deve essere risolta anche la diatriba sugli stipendi dei calciatori e la questione del prolungamento dei contratti: “Un calciatore è un lavoratore a tutti gli effetti, è un contribuente anche non indifferente per lo Stato. Serve una linea generale dal governo calcistico che in questo momento è la Fifa, poi la Uefa e la Figc. I contratti? E’ una soluzione che spetta alla Fifa. Se ognuno facesse il suo, tutto il mosaico si comporrebbe“.

Infine il patron giallorosso si augura che questa situazione serva anche per riflettere sulle disparità nel calcio: “Varare riforme non è compito mio, ma se dai da mangiare al figlio più grande non puoi darlo al più piccolo. Al calcio serve una riduzione delle diseguaglianze. Giocare scalzi o con le Nike non è la stessa cosa, in porta puoi tirare bene o male, ma tutti lo devono fare con le scarpe uguali”.

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