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Ventura rompe il silenzio: “Serie A? Se uno vuole, può. Abbiamo ancora margini di crescita”

Un silenzio stampa solo locale per la Salernitana e Gian Piero Ventura. Il tecnico del cavalluccio ha rotto il silenzio concedendo un’intervista alla Gazzetta dello Sport, toccando tanti temi tutti in salsa granata. Serie A ma non solo, con una chiosa finale libera di interpretazioni: “Se possiamo andare in Serie A? Nel calcio, se uno vuole, può”. E la Salernitana dopo 22 partite è quinta in classifica a soli due punti dalla promozione diretta: sognare è obbligatorio, oltre che lecito: “Dopo 10 anni ho ritrovato una B molto più equilibrata, al di là del Benevento che è fuori mercato. Il campionato è appena cominciato, la classifica la guardiamo a fine marzo. Siamo cresciuti molto e siamo lì, sapendo che bastano due vittorie o due pari a cambiarti la vita”.

Il pareggio ottenuto al Vigorito può aver cambiato la vita della Salernitana, più consapevole adesso dei propri mezzi: “La fiducia l’avevamo già, non siamo andati a giocare da sconfitti. Stiamo prendendo consapevolezza delle possibilità, creando uno zoccolo duro su cui costruire il futuro. D’altronde se vuoi andare in Serie A devi avere un comportamento da Serie A”.

Il Benevento vincerà il campionato, tutte le altre lotteranno fino alla fine. E Ventura riesce ancora a sorprendersi: “Il Crotone ha fatto vedere un bel calcio, mi piace il calcio di Stroppa. E ho scoperto giocatori che potrebbero stare in A: se avessi tra le mani Kingsley della Cremonese sarei felice. Ce ne sono tanti che mi piacerebbe poter crescere, come a Torino”. Dopo un commento sul nuovo allenatore dei granata Longo (“Gli ho mandato un messaggio, sono felice per la grande occasione: sono certo che raddrizzerà la situazione”), Ventura ritorna a parlare di Salernitana e inevitabilmente tocca l’argomento Cerci: “Era fermo da due anni, dimenticato da Dio. Mi serviva un giocatore di qualità ed esperto,; era svincolato ed è venuto con uno stipendio di categoria. Se non ha più infortuni e disavventure, senza ansie, può ancora farci vincere, magari le ultime 5 partite”. A gennaio solo tre acquisti, un po’ poco per alzare l’asticella: “Però in B conta il lavoro nella testa dei giocatori. Inutile prendere nomi importanti, meglio continuare con chi c’era. Chi dopo il playout non valeva nulla, ora ha 2-3 richieste dalla A. Mi aspetto un salto di qualità dalla squadra, non dal singolo. Abbiamo ancora margini di crescita”.

Ventura ha cambiato in sei mesi il mondo Salernitana, riuscendo in parte a realizzare i suoi propositi estivi: “Ho avuto la pazienza per crederci sempre, anche nei momenti meno belli. Chi fa il mio lavoro deve essere ambizioso. Per sfruttare le conoscenze bisogna avere idee, e le idee non hanno età. Devi metterle in pratica e occorre esperienza. Il risultato è la conseguenza di quello che fai e di quello che sei, non avviene mai per caso”. Il ricordo di Cittadella (“Non accetto la superficialità e il qualunquismo, dopo quel primo tempo non mi sono riconosciuto nella squadra: si può vincere o perdere, non si può sbagliare atteggiamento. La squadra ha capito”) e poi Lotito: “I tifosi ce l’hanno con la società, ma la cosa ricade su di noi ed è un po’ un autogol. Lotito oggi è sereno grazie alla Lazio e sono felice per lui. Questa piazza merita soddisfazioni”.

E anche lo stesso Ventura merita di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Ho il 44 di piede e ho scarpe del 48, pensi a quanti ne ho dentro. La qualificazione mondiale? Discorso finito, ci sono stati qualche errore e tante scorrettezze. Quando tornerò a mettere il 44 di scarpe sarà tutto più chiaro. Ho accettato Salerno perché Lotito mi ha chiesto una mano a ricostruire, dopo il playout, in un ambiente ostile. Lo stimo e ho accettato. E a titolo quasi gratuito. Mi sorprendo per l’entusiasmo che ho ancora, per come mi diverto. Il sacro fuoco è ancora vivo. Se vincessi il campionato? Sarebbe l’ottavo… Mi comprerei una panchina e me la darei da solo! Scherzi a parte, andare in Serie A sarebbe un’accelerata esponenziale per il percorso di questa squadra”. Quindi, di nuovo, la chiosa finale. La Salernitana può andare in Serie A? “Nel calcio, se uno vuole, può”.

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