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Tre su tre, Menichini nella storia. Ora, una nuova sfida: riuscire a partire pianificando dall’inizio

Una promozione in B e due salvezze ai playout. E ora, contratto rinnovato automaticamente alla mano, la possibilità di partire fin dall’inizio con il cavalluccio cucito sul petto che arriva al terzo tentativo per Leonardo Menichini. L’hanno ribattezzato San Leo da Ponsacco, senza dubbio è il tecnico che ha ottenuto più risultati (in base agli obiettivi che è stato chiamato a raggiungere) nell’era Lotito-Mezzaroma. Tre su tre, adesso una riconferma che ha il sapore di sfida personale, a 65 anni suonati.

Arrivò alla Salernitana, caldeggiato da Igli Tare che era stato suo giocatore a Brescia, ad agosto 2014 per sostituire Mario Somma, dopo il tumultuoso divorzio con il tecnico di Latina e le polemiche con Fabiani. Riuscì, dalla prima giornata contro il Cosenza fino alla trionfale gara che assegnò la promozione aritmetica contro il Barletta, a condurre in porto la nave, con tanto di record di punti (80, nda) e nonostante mille difficoltà… anche ambientali (toh). All’indomani delle dichiarazioni di Lotito a salvezza avvenuta, in cui viene principalmente incolpato l’ambiente di Salerno (“Che ha reso imbelle la squadra, minandone i risultati. I giocatori della Lazio non vogliono più venire a Salerno perchè la ritengono una piazza che crea problemi”), sovvengono alla mente anche le manifestazioni poco tenere di una fetta di tifoseria che chiedeva la testa del tecnico di Ponsacco dopo il 2-2 casalingo contro la Vigor Lamezia. Critiche, va detto, legittime nel rispetto delle opinioni di tutti (anche se alcune volte andate ben oltre il limite della civiltà, nda) che all’epoca non impedirono certo di raggiungere l’obiettivo.

Menichini tornò a inizio febbraio del 2016. Aveva una parola con Lotito sul rinnovo contrattuale dopo la promozione in B, alla fine fu disattesa e la Salernitana virò su Torrente. Ma il trainer cetarese non rispettò le aspettative: il co-patron richiamò “Menico, generale fortunato”, e i granata che rischiavano seriamente la retrocessione riuscirono ad agguantare la permanenza in categoria, al termine di un entusiasmante doppio confronto playout contro il Lanciano. All’epoca, le vicende giudiziarie avevano colpito solo gli abruzzesi, penalizzati per illeciti amministrativi. Stavolta, tribunali e sentenze hanno fatto peggio e Menichini ci si è ritrovato ancora dentro. Ancora una volta serafico, risoluto, convinto di poter portare ordine, nulla di eccezionale: richiamato in fretta e furia per guidare la squadra all’ultima di campionato a Pescara, con l’obiettivo (tardiva, la mossa) di invertire il trend di una squadra in caduta libera anche mentale sotto la gestione Gregucci, l’ex vice di Carletto Mazzone ha ricucito qualche rapporto sfilacciato nello spogliatoio, resettando qualche situazione critica e sapendo anche rinvigorire qualche elemento giù di morale per lo scarso utilizzo. Menichini, il normalizzatore, è andato avanti per la sua strada e i risultati gli danno ragione.

“Non c’era molto da allenare, a una giornata dal termine della regular season. Menichini è stato come un padre, ha riportato serenità ed è tutto scritto sul contratto, rinnovato automaticamente”, le parole d’elogio che Lotito ieri ha speso nei confronti del tecnico. Non un gioco spumeggiante, ma estremamente pratico. La pacatezza di Menico, definito “allenatore vecchio stampo” da Djuric, ha portato utili allo spogliatoio granata. Del resto, ne sa qualcosa del famoso ambiente di Salerno, lui. Nel 2019/20, forse qualche anno dopo rispetto a quanto avrebbe meritato per gradi acquisiti sul campo, l’allenatore toscano pianificherà tutto dall’inizio: buon lavoro e buona fortuna, mister.

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