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Taglio stipendi, l’AIC vuole riformare il sistema. Ma Caccavallo non ci sta: “Chi ci tutela?”

Tornare a giocare e chiudere la stagione, l’obiettivo di tutti i vertici del calcio è ormai chiaro. Si vuole cercare di finire quanto iniziato, ma è ancora presto per poter trovare un’intesa che accontenti tutti. L’ultimo weekend con il pallone risale ormai all’8 marzo, è passato quasi un mese senza partite. I calciatori restano a casa e provano a tenersi in forma, ascoltando interessati l’evolversi della vicenda taglio stipendi.

L’argomento è caldo e ha tenuto banco per tutto il mese di marzo. In Italia il via lo ha dato la Juventus che ha decurtato una parte dello stipendio dei suoi calciatori per far fronte all’emergenza. Dopo la Juve, il Cagliari: i calciatori sardi hanno rinunciato a un mese di paga. Tutte le altre però sono ferme, cercando uniformità e facendo capo all’AIC che naturalmente è in prima linea nel dibattito. L’idea dell’associazione presieduta da Damiano Tommasi è quella di cogliere l’occasione per riformare tutto il sistema: “Noi siamo in contatto con tutti i rappresentanti all’interno delle squadre e sappiamo bene che un accordo quadro valido per tutte le società non può essere raggiunto – ha però detto oggi al Corriere dello Sport Umberto Calcagno, vicepresidente dell’associazione – Ci sono tante realtà differenti, all’interno della stessa Serie A, poi in B e in Lega Pro, che forse è quella più omogenea. Quanto agli agenti, non siamo in contrapposizione: noi non negoziamo contratti, dobbiamo tutelare invece posizioni collettive. Il problema poi è che c’è troppa demagogia sugli stipendi dei calciatori, da parte di tutti. Noi calciatori facciamo la nostra parte, ma tocca anche agli altri soggetti del sistema calcio che è arrivato a questa emergenza con i conti non in ordine. Questa crisi deve essere l’occasione per riequilibrare il sistema e riformarlo”.

Impossibile trovare un accordo unico, anche perché è impossibili non fare distinzioni: lo stipendio di Cristiano Ronaldo non può valere quello di….Giuseppe Caccavallo. Non un nome a caso, sia chiaro. L’ex calciatore della Salernitana oggi gioca nella Carrarese e tramite un post sulla sua pagina Facebok ha dato voce a un pensiero comune tra i calciatori della terza serie. In Serie C molte società sono deboli, difficilmente possono garantire spalle coperte ai propri tesserati. E in questo periodo di profonda crisi, c’è il rischio che molti club falliscano. Caccavallo non ci sta e alza la voce, scrivendo all’Aic: “Facciamo una piccola differenza tra la serie A e la serie C – si legge su Facebook – La Juve, in comune accordo con la squadra, ha fatto rinunciare un mese e mezzo di stipendi. Guadagnano 5-6-7-30 milioni di euro annuì e giusto che sia così. (Politici che guadagnano cifre assurde per non far nulla, ancora non abbiamo visto né sentito un taglio di stipendi). Ma si parla solo di calciatori e basta. Ritorniamo a prima, ”altre squadre di A potrebbero prendere esempio dalla Juve” e sicuramente lo faranno, perché hanno le possibilità economiche per farlo e difficilmente dico difficilmente possono fallire. Adesso parliamo della Serie C, dove la maggior parte dei presidenti non vuole pagare, dove le società che già “prendevano per culo i calciatori su contratti ridicoli, non pagando indennità ecc”, potrebbero e molto probabilmente falliranno. Non fatemi il paragone con calciatori di A con quelli di C, in questo periodo di crisi mondiale – continua Caccavallo – i calciatori di C molto probabilmente non potranno garantire un qualcosa ai propri figli, non potranno pagare un mutuo, ricordiamo a tutti che i nostri contratti sono determinati, e non pensate che in C si guadagnano soldi, c’è anche chi guadagna 1300€ al mese. Probabilmente a fine di tutto ciò ci ritroveremo senza una società, senza una squadra, senza un posto di lavoro, tutto questo perché chi dovrebbe tutelare le serie minori non l’ha mai fatto….
Un ultima cosa, in C l’ultimo stipendio è stato a marzo e le società i prossimi stipendi li pagherebbero a giugno, dopo tre mesi. Adesso chi tutela la serie C quando il 20 giugno il 70% dei presidenti non pagherà lo stipendio? Oppure non troverà un accordo per un taglio, oppure molto più grave che la società di calcio fallirà? Quando una società di calcio fallisce, i soldi non li prenderai mai e dico mai, perché i pagliacci che dovrebbero tutelarci raccontano solo chiacchiere ma chiacchiere vere….”. Quindi la chiusura: “Adesso dovremmo essere noi calciatori a fare rivolta contro i politici, noi almeno regaliamo sorrisi e speranza a uno o più bambini. Voi che regalate?”.

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