Connect with us

Editoriale

Salernitana, un mercato da 6+: cosa convince e cosa no

La Salernitana ha fatto quello che doveva. Ma quello che poteva essere puntellato in più, invece, è rimasto in sospeso. Quello dell’estate 2023 è un mercato che va ampiamente oltre la sufficienza ma che non raggiunge l’optimum e lascia la convinzione che si potesse aggiungere qualcosina in più ad un organico comunque già decisamente competitivo per l’obiettivo salvezza.

Il punto sulla rosa

Nel complesso sono sette i volti nuovi (Costil, Legowski, Ikwuemesi, Martegani, Stewart, Cabral e Tchaouna a cui aggiungere i riscatti di Dia e Pirola) e dieci le cessioni (Kristoffersen, Mantovani, Boultam, Orlando, De Matteis, Bonazzoli, Sepe, Iervolino, Motoc e Mamadou Coulibaly a cui aggiungere i cinque prestiti terminati senza esercizio del riscatto come Troost-Ekong, Nicolussi Caviglia, Vilhena, Piatek e Crnigoj).
Ventuno over è il limite massimo in lista. La Salernitana ne ha 22 compresi Simy e Valencia. L’ex Crotone sarà estromesso certamente, mentre sul cileno sono in corso valutazioni e il nodo sarà sciolto in giornata. Lasciare un posto libero significherebbe cautelarsi per aprire all’eventuale arrivo di uno svincolato, qualora divenisse necessario. Peraltro, Valencia resterebbe con quale testa e motivazioni, visto che è stato netto il tentativo di cederlo a tutti i costi? Si vedrà. Al momento gli over sono i portieri Costil, Fiorillo e Ochoa, i difensori Bradaric, Bronn, Fazio, Gyomber, Lovato, Mazzocchi e Sambia, i centrocampisti Bohinen, Candreva, Lassana Coulibaly, Kastanos, Maggiore e Martegani, degli attaccanti Botheim, Cabral, Dia, Stewart e Valencia. Più Simy. Under illimitati. Sousa ha a disposizione Allocca, Daniliuc, Ikwuemesi, Legowski, Pirola, Tchaouna e Sfait.

Cosa piace

Il mantenimento dell’ossatura dello scorso anno, per chi vuole “alzare l’asticella”, risulta fondamentale e la Salernitana non si è lasciata tentare. Tutti i calciatori di proprietà funzionali al progetto di Sousa sono rimasti, due sono stati riscattati (Dia e Pirola) per un totale di 17 milioni, anche se Iervolino ne sborsa subito soltanto 9 (i 5 del difensore e i 4 della prima delle tre rate concordate per l’attaccante col Villarreal). In tempi non sospetti passò la mission/concetto – comprensibilissimo – che una “piccola” come la Salernitana dovesse puntare sull’acquisizione di calciatori giovani e promettenti poi rivendendoli per fare plusvalenze sane in grado di dare una mano nell’allestimento della squadra per l’anno successivo. Un primo passo era stato fatto in tal senso nell’estate 2022 con la cessione di Ederson e si pensava che ogni anno potesse esserci una cessione del genere per ricominciare a tracciare il cerchio. Stavolta non è stato così, niente addii pesanti. Dia è rimasto – anche perché non sono arrivate offerte soddisfacenti rispetto alle richieste della proprietà – e come lui anche Lassana Coulibaly, richiestissimo ma blindato: è fondamentale quasi se non più del senegalese negli equilibri granata. Anche Mazzocchi rappresenta un patrimonio importante, che ha avuto richieste sebbene non formalizzate sotto forma di offerte ufficiali. Al netto di qualche incertezza nei rapporti di prosecuzione dell’avventura, il cursore destro resta e dovrà dimostrare di poter tornare quello straripante del pre-infortunio.

Al di là del discorso stipendi, la Salernitana ha investito o investirà circa 22,2 milioni per l’acquisizione di calciatori per la corrente stagione. Oltre ai 17 di cui si è già parlato per i riscatti (a cui va aggiunto mezzo milione per Candreva, riscatto obbligatorio in caso di salvezza) ci sono i 2 milioni per Legowski, gli 1,8 per Ikwuemesi, i 100mila euro per il cartellino di Stewart, i 400mila per il prestito di Martegani e altrettanti per il prestito di Cabral. Non si tratta di pochi soldini ma è la metà di quanto speso un’estate fa. Chi pensa che Iervolino possa tirar fuori risorse illimitate si sbaglia di grosso: la parola d’ordine per la Salernitana è stata ed è sostenibilità. Senza aver ricavato praticamente nulla dalle cessioni – se non aver risparmiato le metà degli stipendi onerosi di Sepe e Bonazzoli per un totale di un milione – ha comunque assicurato un budget di tutto rispetto. E De Sanctis è stato abile nel piazzare anche la quasi totalità degli esuberi.

Confortante anche il fatto che si sia dato seguito al lavoro di osservazione e scoperta di talenti sconosciuti. Ikwuemesi e soprattutto Stewart sono semi-sconosciuti provenienti da campionati di gran lunga inferiori, tutti da scoprire. Dovranno dimostrare le loro qualità e saranno giudicati in campo ma c’è un dato: la società ha preferito seguire una strada – sarà quella dell’algoritmo o dello scouting secco – assumendosi una responsabilità piuttosto che andare su “certezze” anche stagionate del mercato domestico che molto spesso però presentano costi sproporzionati. Comunque la si legga è una strada precisa, benedetta dalla proprietà e non di vita alla giornata.

Non solo scommesse, però. Tenendo conto anche del budget ridotto dopo i riscatti piuttosto onerosi, sono arrivati due elementi di prospettiva. A nemmeno vent’anni non si finisce per caso nell’elenco dei preconvocati per il Mondiale di una Nazionale di livello medio-alto ed in espansione come quella polacca. Il riferimento è a Legowski che può diventare un investimento importante, oltre che una risorsa utilissima nell’immediato. Prende idealmente il posto di Nicolussi Caviglia rispetto al roster 2022/23. Discorso simile per Martegani, ingaggiato dal San Lorenzo – tutt’altro che terzo mondo calcistico – e che ha già dimostrato contro l’Udinese di avere buone qualità. Per i giudizi definitivi però serve tempo. L’argentino, in linea di massima, va per caratteristiche e ruolo a rimpiazzare Vilhena. Cabral e Tchaouna sono due dei giocatori con requisiti prima assenti e richiesti da Sousa: esterni d’attacco rapidi, estrosi, che garantiscano abilità nel saltare l’uomo e possibilità anche di cambiare modulo all’occorrenza. Ne aveva chiesti così fin dalla fine dello scorso campionato ed è stato accontentato. Il capoverdiano non ha grossa continuità da un annetto e da lui non si potrà pretendere tutto subito. Il franco-ciadiano invece è a posto fisicamente ma ha un gap di esperienza da colmare. Anche l’arrivo di Costil come secondo di esperienza e dal grande rapporto con Sousa (a differenza di Sepe, le cui qualità non si discutono ma che aveva un pregresso di scintille con il tecnico) sembra una mossa migliorativa.

Cosa non piace

Sulla carta la Salernitana ha perso Troost-Ekong – elemento comunque esperto che giocherà la Conference League con i greci del Paok – e non ha ingaggiato alcun difensore al suo posto. Rispetto all’anno scorso ce n’è uno in meno e Fazio ha un anno in più. La difesa sembrava il reparto messo meglio al primo giorno di ritiro, però l’infortunio di Daniliuc e l’estromissione (poi rientrata) di Bronn hanno ridotto sensibilmente i disponibili in casa granata. Detto dell’ex romanista che non ha più una carta d’identità verdissima, occorre sperare di ridurre al minimo infortuni e squalifiche per poter tenere botta fino a gennaio senza patemi. Desta un pizzico di perplessità anche la scelta di non completare le coppie di esterni dalla doppia fase soprattutto con un mancino con doti difensive in grado di fare il vice Bradaric. Con il croato ci sono Mazzocchi e Sambia a poter ricoprire il ruolo di quarti di centrocampo (o quinti, all’occorrenza) e dotati anche di attitudini difensive. Kastanos si può sacrificare in alcuni casi ma in altri va in difficoltà da esterno perché non è il suo ruolo naturale (si veda la partita con l’Udinese). Probabilmente un under alle spalle del croato avrebbe potuto far comodo a Sousa. Discorso diverso se si considerano anche Tchaouna e Cabral, pure loro esterni ma con caratteristiche spiccatamente offensive e che eventualmente potrebbero pure essere schierati larghi in un 3-4-2-1. Volendo invece passare alla difesa a 4, su cui pure Sousa sta lavorando, la penuria di terzini si sentirebbe.

L’attacco deve dimostrare. Sousa ha detto chiaramente di volere “giocatori, tanti e diversi, in grado di fare gol” dopo il match contro i friulani. Durante il ritiro di Rivisondoli aveva ricordato di desiderare presto i sostituti di Piatek e Vilhena. Quello dell’olandese è arrivato (Martegani, nda), quello dell’ex genoano sulla carta sarebbe Ikwuemesi. Fermandosi a giudicare esclusivamente i numeri e il passato, il nigeriano non ha il curriculum e l’esperienza in massima serie, oltre che internazionale, di Piatek ma ciò non toglie che possa essere anche più prolifico: basterà aspettare. Quanto a Stewart è una grossa scommessa e come tale va presa. Però il peso specifico – sempre sulla carta – viene meno: fuori Piatek e dentro Ikwuemesi, via Bonazzoli (che pur avendo disputato un campionato deludente ha qualità importanti ed è certamente giocatore di categoria) ed ecco Stewart che per la prima volta mette piede fuori dalla Giamaica. Sulla carta e solo sulla carta – giusto precisarlo per l’ennesima volta – per curriculum qualcosa rischia di perdersi. Come sempre, il campo dirà.

La Coppa d’Africa è incognita grossa. Dia, Lassana Coulibaly, Cabral e forse Bronn a gennaio saluteranno la compagnia per andare a giocarsi il loro trofeo continentale con le rispettive Nazionali. I primi due sono ormai indispensabili, il terzo può diventarlo, il quarto è comunque un’alternativa al già risicato pacchetto arretrato. La loro assenza richiederà, in un momento molto importante del campionato, sostituti all’altezza. Logico avere un filo di preoccupazione in tal senso. Numericamente il centrocampo c’è, anche se il maliano è difficile da sostituire per chiunque, mentre l’attacco è subordinato a quanto espresso sopra. Magari si aspetta anche un risveglio di Botheim, finora sonnacchioso in zona gol.

La tempistica degli arrivi probabilmente avrebbe potuto essere diversa e l’attesa dell’allenatore accorciata. Vero è che dopo i riscatti il patron ha messo un tetto al restante budget e che De Sanctis è stato costretto ad attendere per fare la “pesca” migliore sul mercato, però è altrettanto vero che Sousa per tutto il ritiro ha lavorato senza rinforzi di movimento. A maggior ragione se tutti coloro i quali sono arrivati sono stranieri e qualcuno proveniente da realtà molto diverse dalla Serie A, sarebbe stato opportuno e funzionale anticiparne l’arrivo.

Sulle cessioni ci sono pro e contro. De Sanctis ha tagliato ben 10 esuberi, alcuni dei quali difficili da piazzare se non in terza serie o all’estero. Il fatto di aver risparmiato solo metà degli ingaggi di Bonazzoli e Sepe è un prezzo da pagare nella legge non scritta del calcio. L’attaccante è andato però a rafforzare una diretta concorrente come il Verona e non è un dato da salti di gioia. Male minore, comunque. Il diesse non è riuscito a tagliare i contratti di Valencia e Simy, scontrandosi con l’ostruzionismo soprattutto del nigeriano. Va detto che il danno della loro eventuale permanenza fino a gennaio non sarebbe tecnico, qualora l’allenatore decidesse di escluderli dalla lista, ma esclusivamente economico. Infruttuoso il tentativo nei minuti di recupero con l’Eibar per il cileno: in Spagna non hanno rispettato i tempi ed è la seconda volta che capita nel giro di pochi mesi. Stavolta accade in uscita, a gennaio invece un episodio simile si verificò in entrata con Verdi. Poco male, visto come è andato a finire lo scorso torneo. L’ex portiere della Roma proverà a piazzare gli ultimi due esuberi altrove nei mercati esteri ancora aperti.

 

Dì la tua!

Pubblicando il commento, dichiario di aver letto accuratamente il regolamento e di accettarlo per intero, assumendomi la piena responsabilità di ciò che scrivo. Presto il mio consenso al trattamento dei dati personali, ai sensi del d.lgs. N. 196/2003. La mia identificazione, in caso di violazione delle regole e di eventuali responsabilità civili e penali, avverrà tramite indirizzo IP e non tramite nick o indirizzo email sottoscritto.

La tua opinione conta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.





Advertisement

Seguici su Facebook

Advertisement

Altre news in Editoriale