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Salernitana-Reggina, analisi del 3-5-2 di base in fase attiva e passiva… con variazioni sul tema

Accompagnata dalla consapevolezza di dover conciliare una buona impressione da offrire alla propria tifoseria e la stanchezza prodotta dai carichi di lavoro del romitaggio estivo, la Salernitana sforna contro la Reggina una prestazione caratterizzata da luci ed ombre. Anche se la sensazione dominante nel lasciare i gradoni dell’Arechi è che la squadra, una volta completata con l’innesto dei calciatori prossimi ad aggregarsi al gruppo granata, possa finalmente regalare un torneo diverso rispetto a quelli mal tollerati andati in scena nel precedente triennio.

La disamina su quanto esibito da Vitale e compagni contro i calabresi di Cevoli è scomposta in due parti: fase attiva e gestione del match in fase di non possesso. Il tutto incastonato in un 3-5-2 di base, con variazioni sul tema affidate al 4-2-3-1 e al 4-3-3 registrati nella fase finale della gara.

 

FASE ATTIVA

Incoraggianti segnali sono giunti dalla ricerca costante del contributo in fase d’impostazione offerto dai tre centrali difensivi. Non sempre le giocate sono state limpide, ma la difesa non ha mai smesso di costruire la manovra sin dalle retrovie. Lavoro tattico che si è riverberato positivamente anche sui movimenti compiuti dal centrocampo, con le due mezzali pronte ad avanzare il loro raggio d’azione, a posizionarsi alle spalle delle due punte centrali e ad occupare le corsie esterne. Il primo gol realizzato da Castiglia, seppur favorito dalla complicità dell’inesperto portiere reggino, è frutto di questa propositiva filosofia di gioco.

Altro aspetto interessante del match di ieri è rappresentato dall’interscambiabilità dei ruoli palesata dai tre centrocampisti. Diversi segmenti della prima frazione di gioco hanno visto i mediani granata lavorare sia da metodisti davanti alla difesa che nei panni di mezzali d’inserimento.

Diversi i movimenti offensivi sui quali Colantuono sta lavorando e che nelle prossime settimane saranno oliati per consentire alla squadra di avere una discreta gamma di soluzioni incisive da proporre in partita:

  • In alcuni frangenti s’è vista una punta venire incontro per dettare il passaggio, con l’altro attaccante pronto ad occupare gli spazi esterni ed una mezzala sempre di supporto alla coppia. Presenza massiccia nella trequarti rivale che costringe l’avversario ad opporre densità difensiva in una zona di campo e ad essere inevitabilmente scoperto sull’altro fronte attivato dal repentino cambio di gioco effettuato dai calciatori granata.
  • Una delle due mezzali – soprattutto Castiglia nel primo tempo – recita spesso da attaccante aggiunto, giocando quasi in linea con le due punte centrali. Questa soluzione offensiva costringe gli avversari a serrare le fila centralmente ed a concedere spazi sulle corsie esterne (cross indisturbato di Di Roberto e colpo di testa vincente di Vuletich).
  • Trama frequente è rappresentata anche dal lavoro compiuto da uno dei due attaccanti, sempre pronto a dettare il passaggio e ad attivare l’aggressione dello spazio da parte della mezzala, la quale a volte sfonda centralmente sulla sponda del centravanti (Akpo), altre si getta nello spazio esterno sul suggerimento immediato, quasi ‘no look’, della prima punta.

 

In generale, ha destato buona impressione il tasso d’incisività mostrato dalle mezzali a disposizione di Stefano Colantuono, al netto di qualche errore di precisione figlio della stanchezza accumulata nel ritiro di Rivisondoli. I tempi d’inserimento e la personalità nel cercare la giocata in grado di spaccare la partita sono presenti nel bagaglio calcistico di Castiglia, Akpo e Mazzarani. Qualche difficoltà in più in tal senso per Odjer, che non riesce ancora ad andare oltre il compitino ma nel precampionato ha comunque regalato saggi di gran sostanza.

Grossa novità rispetto allo scorso anno è la corposa batteria di trequartisti esperti e carismatici a disposizione del trainer di Anzio. Rosina, Bellomo e Mazzarani sono elementi che sanno gestire il pallone nella trequarti avversaria, mai ordinari e scontati nel supporto da mettere a disposizione della punta vertice. Convinzione tratta dalle battute finali del match, quando gli uomini di Colantuono, accantonando il modulo base (3-5-2), hanno provato ad incidere affidandosi al 4-2-3-1 ed al 4-3-3. Però, al netto della buona volontà espressa dalle punte (Bocalon e Vuletich) e del loro lavoro compiuto a beneficio della squadra, appare evidente al momento l’assenza di due attaccanti dotati di maggiore qualità tecnica e affidabili dal punto di vista della prolificità realizzativa. I ventilati arrivi di Djuric e Jallow dovrebbero garantire diverse cartucce in più al fucile calcistico immaginato da Colantuono.

Qualità e lucidità della proposta offensiva da somministrare anche sulle fasce laterali. Perché Casasola non ha mostrato a sinistra la stessa padronanza di quando agisce a destra, mentre Di Roberto e Kalombo non sembrano affidabilissimi sul piano della continuità di rendimento.

 

FASE PASSIVA

A catturare immediatamente l’attenzione di tifosi e addetti ai lavori è il desiderio di Colantuono di vedere i suoi uomini attuare una condotta aggressiva sui portatori di palla avversari. Gli esterni intermedi, infatti, aggrediscono in fretta i loro dirimpettai, mentre i centrali difensivi laterali scalano sulle fasce. In questo contesto di sincronismi difensivi già ben visibili, risulta determinante anche il lavoro tattico eseguito dalla mezzala che agisce nella zona di campo in cui si sviluppa l’azione della squadra avversaria. Infatti, l’interno stringe per favorire i raddoppi di marcatura o addirittura arretra per occupare lo spazio lasciato incustodito dal centrale difensivo, quest’ultimo impegnato a scalare alle spalle dell’esterno intermedio andato in pressione sul pari ruolo avversario.

Aggressività e chiarezza d’idee ben visibili quando l’avversario si appresta a riprendere il gioco da fermo. Sulla rimessa dal fondo degli uomini di Cevoli s’è visto Palumbo accorciare sul regista avversario, con le due punte granata fare lo stesso lavoro sui due centrali difensivi reggini. Strategia che inaridisce sul nascere il tentativo altrui di proporre gioco. Tale accorgimento tattico conferma e rafforza una delle idee base della proposta difensiva di mister Colantuono: fornire riferimenti precisi ai suoi calciatori impegnati in fase di non possesso. Tema calcistico registrato con frequenza nella scorsa stagione, sotto forma di continui duelli individuali nella zona nevralgica del campo.

Mazzarani ha dimostrato di poter recitare con profitto il ruolo di mezzala. Il ragazzo infatti, oltre a cercare lo spunto nella trequarti avversaria e l’inserimento fulmineo in area di rigore (non impatta bene il pallone di testa a pochi passi dalla porta calabrese), si è reso protagonista anche di alcuni importanti recuperi in fase difensiva, mostrando letture tattiche puntuali in fase di ripiego (accorcia sul resto della mediana, sottrae palla all’avversario e riparte).

La fase di non possesso ha però palesato anche diverse disattenzioni, sui quali si dovrà lavorare nelle settimane che separano la squadra dall’avvio del torneo cadetto. Innanzitutto, bisognerà limitare al minimo gli errori dei difensori centrali in fase d’impostazione e di disimpegno. Mantovani ha cincischiato e dato il via all’azione che ha permesso alla Reggina di accorciare le distanze con il colpo di testa di Maritato. Nel secondo tempo, un errore analogo è stato commesso da Vitale, che ha regalato palla agli avversari e costretto la difesa a fronteggiare una palla scoperta; fortunatamente la rifinitura del centrocampista calabrese non ha pescato l’ottimo movimento effettuato dal centravanti Maritato.

Nuove perplessità anche sull’impiego di Vitale nella posizione di centrale di retroguardia. I benefici prodotti dal suo apporto in fase d’impostazione non riescono a fugare le perplessità legate alla sua tenuta meramente difensiva (troppo morbido e poco determinato nel fronteggiare il colpo di testa vincente di Maritato). Non sempre perfetta la fase difensiva anche in occasione delle coperture preventive da opporre alle azioni di rimessa rivali. Nel primo tempo la Reggina ha rischiato seriamente di gonfiare la rete della porta difesa da Russo. Tutt’altro che impeccabile è apparsa la tenuta difensiva sulle palle inattive e sui palloni alti. Un deficit di prestanza fisica che, però, dovrebbe essere colmato con il ritorno in campo di Schiavi, Perticone e Bernardini.

Miglioramenti in fase di non possesso deve compierli anche il neo regista granata Palumbo, calciatore di grande carisma, dotato di un piede mancino molto educato al servizio della distribuzione del gioco, ma non ancora perfetto nelle letture tattiche difensive. Abile ad accorciare a palla ferma sul facitore di gioco avversario, reattivo nel portare pressing sulla palla ‘sporca’, ma non ancora costantemente tempestivo nella lettura dei movimenti avversari tra le linee. Qualità di regia indiscutibili, ma anche limature della fase difensiva da affidare ad un consolidamento della tenuta atletica (dispendioso il lavoro ad elastico richiesto dal ruolo) e all’incremento di attenzione nella lettura immediata delle linee di passaggio attivate dalla squadra avversaria.

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