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Editoriale

Memorial Siberiano: la curva si spacca, Lotito e Mezzaroma assenti. Salernitana, quo vadis?

“Vorrei essere ricordato non tanto per un risultato sportivo, quanto per aver riportato 30mila persone allo stadio Arechi”. Gian Piero Ventura, prudentemente, ha posto questo come obiettivo principale nel giorno della sua presentazione, ribadendolo nella conferenza di tre giorni fa a San Gregorio Magno in occasione la fine del ritiro precampionato. Vista la condizione attuale, sarebbe già un obiettivo degno di nota. I 4068 di ieri, tenendo conto che tra reggini e baresi c’erano molti ospiti, fanno riflettere. Un appuntamento che in altri tempi, visto il gemellaggio sussistente tra le tre tifoserie coinvolte, avrebbe regalato ben altre cornici di pubblico e numeri molto più alti ai botteghini, è invece passato quasi in secondo piano per l’appassionato medio di Salernitana: l’infrasettimanale, il calcio d’agosto, la gente in vacanza, i prezzi… fino a un certo punto.

Ovviamente, non è passata inosservata anche l’assenza della proprietà. Claudio Lotito e Marco Mezzaroma erano impegnati ieri – a partire da mezzogiorno – nell’assemblea di Lega B che ha avuto la sua prosecuzione dopo l’interruzione del 23 luglio. Se Mezzaroma è quasi obbligato a prendervi parte, essendo vicepresidente del direttivo, Lotito ha fortemente voluto mettere un segnaposto a Milano come rappresentante, anch’egli, della Salernitana. In ballo sembrano esserci questioni di politica sportiva importanti, fitte trame che potrebbero portare anche a ribaltoni sullo scranno di via Rosellini, sponda Serie B, nelle prossime assemblee. Occorre eleggere tre nuovi consiglieri (tutto rinviato, ancora una volta, clicca qui per leggere) e Lotito ha come al solito un ruolo preponderante, anche se non in maniera diretta.

Cori contro Lotito e Fabiani da quel che c’era della curva. Divisa, ancora una volta, in due evidenti blocchi: uno sulla destra, l’altro sulla sinistra dell’anello inferiore. Al di là delle sigle e della bontà delle rispettive posizioni, sono molteplici le cose indiscutibili. La prima è certamente l’amore per la Salernitana, intesa come maglia, squadra, simbolo, entità che va oltre giocatori, allenatori e dirigenti. La seconda è che la torcida dello stadio Arechi si è accartocciata su se stessa, lacerata da diversità di vedute interne che negli anni si sono acuite sempre di più (e su cui non c’è nulla da sindacare, non conoscendo le dinamiche). Quel che interessa, e nuoce a chi scende in campo, all’ambiente, allo spettacolo, alla città e alla curva stessa, è il totale appassimento di quello che non molto tempo fa rappresentava il fiore all’occhiello in via Allende. Qualunque fosse il risultato finale della stagione.

Tra nenie appisolanti, cori sovrapposti, ampi spazi vuoti sui sediolini e quei due gruppi distinti e separati, che solo nel rispetto del Siberiano – a cui era intitolata la serata – hanno scelto di deporre per un po’ la metaforica ascia di guerra, il triangolare con Bari e Reggina ha posto in essere legittimi dubbi: al di là dei numeri – piuttosto parlando di decibel, compattezza e mentalità – dove è finita la Curva Sud? Quale geografia c’è da attendersi in occasione dell’inizio del campionato o, perché no, già l’11 agosto per la prima di Coppa Italia? Dietro quella porta tornerà, un giorno, quel muro compatto in grado, a prescindere dalla sempre spettacolare riuscita delle coreografie, di rappresentare davvero il ruolo che l’ultrà è deputato a svolgere, ovvero spinta e sostegno incondizionato alla maglia? Soltanto il tempo potrà rispondere e dire se sarà possibile parlare di rinascita, dall’anno cento all’anno zero. Ma non ce n’è molto, di tempo, se una soluzione vorrà essere trovata nell’anno solare del Centenario che è effettivamente ancora in corso.

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