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Melosi in tackle sul Coronavirus: “Emergenza strana, virus circolava in Lombardia da dicembre”

In campo non è mai stato tenero e anche se gli anni passano Giuliano Melosi non perde la grinta, anzi. In un momento delicato come quello vissuto dal Paese, la sua “furia” viene fuori come testimoniano le parole dell’ex centrocampista granata in un’intervista a Il Mattino in cui ha sottolineato: “È dura ma dobbiamo farcela. Io vivo in una regione che ha pagato un conto salatissimo in termini di vita umana, mi pongo tante domande ed elaboro anche delle teorie”.

Secondo Melosi, che vive a Saronno, provincia di Varese, in Lombardia molte persone sono state esposte a lungo al rischio di contagio: “Penso che il virus circolasse in Lombardia da un bel po’. Già a dicembre, e non lo dico solo io, da noi si sono registrate delle morti per polmoniti sospette, diverse da quelle a cui siamo abituati. E il dubbio mi assale. Vuoi vedere che tanti di noi siano stati esposti al rischio o che siano venuti in contatto col virus? Lo dico anche sulla base della mia esperienza personale. L’8 febbraio mio padre è deceduto presso l’ospedale di Saronno, che ora è adibito esclusivamente alla cura dei pazienti affetti da covid19. Aveva dei problemi di altro tipo, la cui entità non è stata accertata del tutto perché non ha potuto svolgere tutti gli esami. Era entrato in ospedale il primo febbraio e il giorno dopo aveva la polmonite. È morto per insufficienza respiratoria e non per il male che, forse, lo stava consumando. Io andavo spesso a casa sua. Gli facevo compagnia, a volte mangiavamo insieme. Un giorno, tornando dal mercato, mi sentii male. Avevo dei dolori fortissimi alla testa, la vista mi si era annebbiata. Mi recai in pronto soccorso e lì diedi anche di stomaco. Feci degli esami e mi dissero che non avevo nulla. Io, però, mi domando se magari non fossi entrato a contatto col virus, che può manifestarsi anche con sintomi differenti dalla tosse. Se così fosse, avrei potuto involontariamente trasmettere il virus a mio padre”.

L’ex centrocampista dunque ha più di un dubbio sulla natura di questa pandemia: “Per me questa emergenza sanitaria è strana. In tutta Italia tanta gente è morta, tantissime persone sono state in terapia intensiva e sono sopravvissute, per fortuna, ma non ho mai sentito di un caso che riguardasse un politico. Parlo di quelli più importanti. Zingaretti? Se lo ha avuto e in che misura, lo sa solo lui. Io non ci giurerei. Voglio dire: possibile che tanti giovani siano stati colpiti, oltre ai tantissimi anziani, e che nella classe politica nazionale non ci sia stato un solo caso quando pure tanti calciatori, più giovani e controllati di noi comuni mortali, ne sono stati colpiti? Mi pare strano. Secondo me si potrebbe pensare che ci sia qualcosa dietro. Complotto è una parola grossa, forse, ma io vedo troppe stranezze. Non ci sono certezze sull’origine del virus, non si sa perché in Italia l’allarme sia scattato solo da un certo momento in poi e anche negli altri Stati abbiano atteso tanto. Basti vedere ora come sono messe Spagna e Francia. Penso che alla fine ci saranno davvero tantissimi morti”.

Sull’eventuale ripresa dei campionati: “Nelle categorie minori penso sia impossibile. La A sicuramente ripartirà perché ci sono tanti interessi economici in ballo”. Calcio ma non solo: Melosi ha conseguito il brevetto di bagnino: “Sì, piace tantissimo. Stavo già lavorando presso una piscina e avevo dei progetti anche per l’estate, ma penso che salteranno. Nuoto tanto, gioco a calcio con altri ex calciatori, come Padalino, Valtolina, Tiribocchi, e mi sento più allenato di quando ero un professionista del pallone. Non ho mai avuto pettorali e braccia così sviluppati come ora”.

La quarantena di Melosi: “Esco un quarto d’ora al mattino per la spesa e ne approfitto anche per portar giù il cane. Poi resto in casa tutta la giornata. Per fortuna, uno dei miei figli è laureato in scienze motorie e con lui organizziamo dei piccoli circuiti per restare in allenamento, anche se mi mancano tanto il campo da calcio e la piscina. Spero che questa crisi non incida più di quanto già stia facendo sulla vita delle persone. Vorrei che nessuno perdesse il lavoro, ma già ora in tanti sono in difficoltà e lo stato non ha fatto nulla, a mio avviso. Anzi, io proporrei a tutti quelli che possono di rinunciare ai 600 euro previsti anche per chi fa sport dilettantistico a patto che quei soldi vengano fatti confluire in un fondo che garantisca il futuro dei nostri figli. Mi auguro che per fine maggio potremo tornare ad una parvenza di normalità, ma è difficile”.

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