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Editoriale

Lotito promette la A, Ventura vola basso e intanto i granata restano in… mezzo

Il fantasma della metà classifica aleggia sulla Salernitana targata Ventura (già) dopo la tredicesima giornata. Rieccolo, prima del previsto, quel timore della stagione “né carne, né pesce” che ha contraddistinto due degli ultimi quattro tornei, se non addirittura quello di un campionato in cui prendere per ottimo risultato la salvezza (viste come si erano precedentemente messe le cose, il riferimento è alle vittorie playout contro Lanciano e Venezia, nda)… che ha infestato gli altri due.

Il 25 marzo scorso la proprietà affermava, con una lettera pubblicata sul sito ufficiale, di voler “portare la Salernitana in A”, sperando “di poter tagliare presto questo traguardo“. Qualche giorno più tardi, l’11 aprile, Claudio Lotito avrebbe poi ricevuto una delegazione di sostenitori granata nel suo buen retiro di Villa San Sebastiano ribadendo la promessa e mettendola nero su bianco anche in quel caso: “La società […] ribadisce la determinazione e l’impegno a voler perseguire per il prossimo campionato il raggiungimento del massimo obiettivo sportivo possibile, ossia la promozione in massima serie. La crescita fortemente voluta in ottica di solidità societaria non è stata seguita negli ultimi tre anni da analoghi risultati sportivi e questo sarà uno stimolo affinché venga profuso ulteriore sforzo in simbiosi con la città e la tifoseria”. Infine, l’intervista del vulcanico imprenditore capitolino al Corriere dello Sport, non più tardi di un mese fa: “In estate mi sono detto… voglio vedere se riesco a vincere il campionato” (clicca qui per leggere). Insomma, obiettivi chiari a cui hanno fatto seguito, nell’ordine, la conferma del direttore sportivo in carica dal gennaio 2014, l’ingaggio di un allenatore con un palmarès molto importante (ma anche con la macchia indelebile della mancata qualificazione ai Mondiali con l’Italia, nda) e l’allestimento di una squadra giovane, con buone individualità, ma incompleta e con alcuni elementi di spicco (Heurtaux, Cerci) giunti in ritardo.

Alla luce del materiale a disposizione, Gian Piero Ventura non ha mai parlato di promozione, fin da quando è stato assunto dal club campano. Bene ha fatto, visti i risultati. Che, evidentemente, stridono con quanto auspicato dalla proprietà nelle uscite di cui sopra. “Molti di loro l’anno scorso sono quasi retrocessi”, ha spesso ricordato l’allenatore a proposito dei giocatori a sua disposizione, non facendogliene una colpa ma puntualizzando le situazioni pregresse: i riconfermati Micai, Vannucchi, Russo, Mantovani, Migliorini, Lopez, Di Tacchio, Akpa Akpro, Odjer, Jallow e Djuric, ma anche Giannetti col Livorno. Lombardi col Venezia e il duo Billong-Cicerelli col Foggia, invece, ci sono andati per davvero nella categoria inferiore. Da dove provengono invece Pinto, Maistro, Kalombo e Gondo. Insomma, pur con tutte le “attenuanti” del caso, non esattamente il punto di partenza per puntare alla promozione. E il tecnico è stato chiaro: “Dovevamo ricostruire il gruppo e l’abbiamo fatto, era questo il primo obiettivo”, ha sottolineato fino allo sfinimento Ventura, prima di parlare dello step successivo (“Provare a dare delle idee e un gioco”, la sintesi) che in questo momento non è ancora pienamente raggiunto.

È l’ex commissario tecnico della Nazionale ad andarci troppo cauto, oppure Claudio Lotito ad aver sciorinato obiettivi non alla portata di questa Salernitana? Ventura continua a parlare di “percorso di crescita”, sottolineando che “ci saranno altre partite in cui diremo le cose dette dopo questo derby” (riferimento al match di Castellammare, nda). A marzo la sua deadline per verificare la bontà o meno del lavoro messo in atto a Salerno, mentre a dicembre si chiuderà il girone d’andata: sei gare ancora da disputare prima del giro di boa, tradizionalmente punto in cui vengono fatti i primi bilanci di un certo tipo, ma soprattutto periodo in cui si apre il calciomercato. A cui, a prescindere dalla posizione di classifica che la Salernitana ricoprirà, occorre arrivarci con le idee chiare e con i rinforzi adatti e necessari già in pugno dagli albori della campagna trasferimenti. Al di là delle frasi di rito, ci si lavora già adesso. “Io ho le idee chiare su questo, guai se non le avessi. Ma non serve parlare ora di mercato, i problemi sono altri adesso, ovvero che gettiamo via il pallone con l’avversario a tre metri…”, eccetera, eccetera. Parola di Ventura. Il mister attende, nell’ordine, Ascoli in casa e Cittadella fuori, poi Crotone all’Arechi, Empoli al Castellani, Pordenone di nuovo tra le mura amiche e Spezia in trasferta. Sei gare per capire chi… sei, Salernitana. Oppure “chi vuoi diventare”, parafrasando sempre il linguaggio dell’esperto allenatore dell’ippocampo. La tifoseria, dopo quattro campionati dal ritornello comune (e in alcuni casi stonato), gradirebbe cambiare musica.

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