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RILEGGI IL LIVE. La conferenza d’addio al calcio di Emanuele Calaiò

Dopo vent’anni di professionismo, Emanuele Calaiò lascia il calcio giocato. L’attaccante classe ’82, arrivato a Salerno nell’ultima finestra invernale di calciomercato, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo per intraprendere la carriera da dirigente nel settore giovanile della Salernitana. All’Arechi conferenza stampa d’addio al fianco del ds Angelo Fabiani il quale ha esordito: “Calaiò per venire a Salerno si era decurtato lo stipendio rientrando nel salary cap della Serie B. Nessun contratto milionario ma un modestissimo ingaggio. Al termine della scorsa stagione Emanuele aveva molte offerte che non sono mai state prese in considerazione da noi e da Calaiò. Già c’era in mente l’idea di iniziare un percorso da dirigente. Sapete che non sono nuovo a questi colpi ad effetto. L’ho fatto con Grassadonia, con Bianchi. Veniamo da un convulso calciomercato in cui abbiamo ceduto moltissimi giocatori, abbiamo sistemato il settore giovanile con una bellissima scuola calcio. Devo ringraziare Ventura il quale era già a conoscenza di questa ipotesi accettando la volontà del giocatore. Qualche giorno fa abbiamo detto al mister che l’ipotesi diventava realtà.

Non ci sono secondi fini e non ci saranno arrivi dal mercato, era una cosa già programmata. Sono contento di inserire un altro tassello nel nostro organico, l’esperienza di Emanuele nel mondo del calcio non potrà che migliorare la situazione. Inoltre annuncio che nei prossimi giorni sul sito verranno comunicate le date per la consegna della maglia celebrativa, dobbiamo stabilire gli orari. Chi verrà a ritirare l maglia dovrà essere in possesso delle fotocopie di codice fiscale, di un documento d’identità, dell’e-mail e del numero di telefono perché invieremo regolare fattura”.

Sul ruolo che verrà ricoperto dall’ex attaccante: “Curerà la parte tecnica, andrà a vedere giocatori in tutta la provincia, quello che deve fare un responsabile del settore giovanile. In questi cinque, sei anni, della mia esperienza alla Salernitana abbiamo recuperato diversi giocatori di proprietà in giro per l’Italia che si stanno preparando per costituire il patrimonio della società”.

Fabiani ha parlato anche del progetto della struttura per le giovanili a Roccapiemonte: “Ci siamo un po’ fermati perché la scorsa stagione è stata un po’ difficile, il calcio non è una scienza esatta e quando qualcuno mi chiedeva se quella era la squadra più forte mai avuta dicevo di aspettare. È un progetto che va avanti con forza e insistenza, ci incontreremo nei prossimi giorni con l’assessore. Sarebbe importante avere una struttura per i giovani atleti del Cilento o da altre regioni. Questi ragazzi hanno bisogno di un aiuto, cercheremo di chiudere quest’accordo per Roccapiemonte”.

La parola passa ad Emanuele Calaiò“Finisce un ciclo, ne inizia un altro. Inizia un’altra carriera, fuori dal campo ma sempre nel mondo del calcio. È una scelta che si fa ad una certa età anche se dispiace smettere. Sono strafelice di quello che ho fatto nella mia carriera e non cambierei nulla, ho sempre lasciato buoni ricordi. Ringrazio tutti i presidenti, gli allenatori, i compagni di squadra, finendo per ringraziare Lotito e Mezzaroma che mi hanno dato la possibilità di intraprendere questo ruolo e ringrazio il direttore per le parole che ha speso su di me. Era una cosa di cui avevamo già parlato in passato e si è concretizzata. Ringrazio anche Ventura il quale mi ha dato modo di far parte di questo gruppo fino alla fine. Come ha detto il direttore avevo tante richieste ma non mi sono voluto muovere da qui perché mi piace chiudere i progetti anche se qui non lo farò da calciatore. Un ringraziamento speciale a mia moglie ed ai miei figli per essermi stati sempre vicini seguendomi in ogni città per ventidue anni. Ringrazio anche i miei genitori i quali mi hanno aiutato a coronare il mio sogno. Speravamo di chiudere la carriera arrivando a 200 gol ma sono contento della scelta che ho fatto, ho colto al volo questa occasione. Nel calcio, come nella vita, tutto inizia e tutto finisce. Spero di poter dare da dirigente quello che ho dato calciatore. Stare con i ragazzi mi è sempre piaciuto, spero di trovare dei talenti, in Campania ce ne sono tantissimi. Spero di fare qualcosa di buono in questa società, ci tengo”.

L’arciere parla del rapporto con stampa e piazza: “Vi conosco da poco, i giornalisti mi hanno sempre apprezzato per la persona che sono. Quando c’era da prendersi qualche colpa l’ho fatto, anche l’anno scorso nei momenti più difficili. Sono questo, a volte leggo sui social di Calaiò che veniva a prendersi la pensione a Salerno. Sono cose che lasciano il tempo che trovano ma se devo rispondere dico che potevo arrivare fino a 40 anni e prendermi lo stipendio. Invece sono una persona onesta e ho deciso di chiudere, si spera sempre in un lieto fine straordinario. Volevo fare di più ma venivo da 6 mesi di stop senza ritiro, avrei voluto dare di più alla Salernitana ma ho voluto comunque finire il progetto qui”.

Calaiò parla dei momenti più belli e più tristi della sua carriera“Ho avuto la fortuna di farmi conoscere per la persona che sono. Sono felice del fatto che in ogni città in cui sono stato ho lasciato un buon ricordo. Napoli, Siena, Genova, Salerno, Messina, Pescara, Parma, ho sempre fatto gol importanti e mi porto dietro tutto, nel bene e nel male. I momenti più belli li ho tatuati sul braccio, sono i campionati che ho vinto. Il gol più bello? Ce ne sono stati tanti, ricordo la rovesciata di Catania-Varese, quello col Napoli al Lecce, il pallonetto col Siena. Vado a rivederli su internet e qualche lacrimuccia scendo. Chiaramente la cosa più amara è stata la squalifica a Parma, il momento più buio anche perché immeritato. Ho passato 6 mesi brutti ma in ventidue anni ci sono stati più cose positive. Ho sempre ragionato con la mia testa, a volte anche litigando con l’agente e con mio padre Giovanni”.

Tanti gli allenatori che Calaiò ha incontrato sul suo percorso: “Non voglio accontentare o scontentare qualcuno, tutti mi hanno lasciato qualcosa. Ogni allenatore ha le sue opinioni, anche io nella mia carriera ho avuto tanti allenatori che mi apprezzavano, altri no ma li ringrazio tutti perché in ventidue anni di carriera ho sempre fatto 30, 40 partite a stagione. Quando ho avuto allenatori che non mi facevano giocare sono stato apprezzato perché dicevo le cose in faccia. Sono così, pulito e schietto. In queste ore ho ricevuto tantissimi messaggi, allenatori, giocatori, amici d’infanzia, anche qualcuno della Salernitana. Partita d’addio? Giocherò a calcetto con gli amici, magari farò un uno contro uno con Bianchi”.

Sul motivo che ha portato Calaiò a lasciare il calcio giocato negli ultimi mesi: “La ragione è sempre la stessa: sono sempre stato motivato all’inizio di un progetto, lo ero durante la conferenza al Mary Rosy e lo sono adesso anche se già a gennaio c’era l’idea di fare qualcosa con la società perché il direttore mi conosceva. Avevamo deciso di parlarne dopo il mercato, mi sono allenato regolarmente. Ci siamo seduti ad un tavolo, si era riproposta questa ipotesi e ho accettato perché queste occasioni vanno prese al volo. Magari smettevo a giugno e restavo a casa. Mi sentivo bene dal punto di vista fisico, potevo giocare 40 partite o restare sempre fuori ma a quest’età si fanno altri ragionamenti. Ci eravamo dati un tempo a fine mercato, chiaramente pere fare questo lavoro ci vorrà una certa esperienza. C’era questo ruolo da comprendere e ho colto la palla al balzo, c’era il progetto dei 200 gol ma sono un impulsivo, all’improvviso posso anche decidere di smettere”.

Tra i progetti più importanti tra quelli vissuti da Calaiò, quello col Napoli di De Laurentiis: “A Napoli ho passato quattro anni e mezzo, la mia famiglia è del posto. Ho ricordi bellissimi, ho fatto il doppio salto segnando tanti gol e la gente ancora mi apprezza non solo come calciatore ma anche come uomo perché non ho mai detto una parola fuori posto. Anche a Parma ho fatto il doppio salto, ho vinto tanti campionati. Al Napoli auguro il meglio”.

Fabiani torna sulla dinamica che ha portato Calaiò a lasciare il calcio: “L’anno scorso chiamai il suo procuratore dicendogli ‘Emanuele l’ho trovato bene e lo vedo come dirigente’ questo lo dissi a marzo ma ripeto, il progetto era già in cantiere. Sapete quanto è stressante il calciomercato e se c’è un contratto in essere il giocatore si vuole allenare altrimenti si mette in una condizione particolare, quindi lui si è allenato col placet dell’allenatore. A fine mercato abbiamo parlato nuovamente dell’ipotesi e lui ha colto la palla al balzo. Quando si stipula un contratto ci sono degli obblighi da rispettare, non potevo dire ad Emanuele di non allenarsi. Oggi possiamo fare un tipo di contratto diverso che lo assorbe nella struttura societaria. Non c’era fretta anche perché per il settore giovanile ci sono delle cose da stabilire ma vista la stima reciproca abbiamo deciso di attendere. Ventura sapeva che c’era questa ipotesi, avallata dalla società. L’anno scorso per quanto mi riguarda siamo retrocessi e se Calaiò è rimasto è rimasto per volontà della società e con il placet di Ventura”.

Infine il ds torna sull’attualità dopo il ko col Benevento“Il calcio mi ha insegnato che si vive sugli episodi, soprattutto a certi livelli. Ricordo che ad inizio secondo tempo abbiamo avuto una clamorosa occasione, magari se la Salernitana va in vantaggio cambia la partita. Massimo rispetto per il Benevento che però è partita in ritiro quindici giorni prima. In quella partita è emerso che loro avevano più gamba, non ho visto una grande differenza tecnica. Il 2-0 è anche un risultato bugiardo. Non eravamo fenomeni prima, non siamo brocchi adesso. Sappiamo che il campionato è lungo, l’allenatore sta gestendo un gruppo nuovo con molti giovani e quindi ci vorrà del tempo. Si sta facendo un ottimo lavoro ma la cosa bellissima è che c’è stata una importante cornice di pubblico e a fine partita i tifosi hanno applaudito i giocatori. Heurtaux? Sapevamo di doverlo aspettare, non è ancora arrivato il transfer dalla Turchia, al di là del lato tecnico. Stesso discorso per Cerci ma sono cose concordate con l’allenatore perché in rosa avevamo giocatori capaci di intraprendere il campionato”.

 

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