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Iervolino alla giornata dello Sport: “Industria calcistica la più entusiasmante. I settori giovanili…”

In occasione della “Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace. Disciplina Responsabilità Inclusione”, quest’oggi si è svolto l’ incontro educativo “Lo sport che fa la differenza”. L’evento è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Università telematica Pegaso ed è servito per discutere di sport, visto come un’opportunità per coltivare benessere e contribuire allo sviluppo sia individuale che della comunità. Attraverso testimonianze di personaggi sportivi e interventi dal mondo accademico, ci si è posti l’obiettivo di promuovere un’ effettiva “parità sul campo”, che consideri le reciproche specificità come risorse da valorizzare e non come motivo di discriminazione e marginalizzazione.

All’appuntamento non poteva mancare il presidente della Salernitana Danilo Iervolino (fondatore della stessa Università telematica), il quale ha sin da subito dimostrato grande applicazione in questo ambito, da quando è approdato a Salerno: “Lo sport, ad oggi, si innesca in messaggi molto più profondi che sollecitano la sensibilità umana. Posso dire che ho vissuto da varie angolazioni questo mondo. Ci sono tre pilastri in questa grande industria entusiasmante, che produce tantissimo fatturato (5/6 miliardi in Italia). Essa impatta la società incredibilmente: invita i giovani alla sana competizione, alla lealtà e alla tolleranza – ha dichiarato il patron del club granata – Il secondo pilastro sono gli stadi e gli impianti sportivi: vanno visti come luogo d’incontro perché è li che si consuma il vero spettacolo. Questi devono essere luoghi sicuri, accoglienti e che abbiano, dal punto di vista logistico, una viabilità per auto e mezzi pubblici.

Terzo pilastro, quello clinico; ai ragazzi va spiegato che il modello di medicina preventiva si basa su questo: c’è bisogno di attività fisica che tiene lontano le obesità, specie quelle infantili. In questo settore, soprattutto in termini politici, si parla poco e male di un’industria che viene considerata fangosa e limacciosa. Io, pur essendoci dentro da poco, posso dire che è la più bella al mondo. C’è bisogno di un rapporto fisiologico fra pubblico e privato. E’ necessario lavorare a 4 mani e si potrebbe aprire un capitolo enorme sull’Italia che investe poco sul calcio. Il settore Primavera ad esempio, viene trattato con poca attenzione e per questo ci sono sempre meno giovani italiani talentuosi. Di conseguenza, disfatte nazionali diventano pressoché cose accettabili, quando accettabili non devono essere”.

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