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Hirzer, la “gazzella” dimenticata: fu il primo tecnico a vincere sul campo con la Salernitana, allenò anche a Benevento

La gazzella dimenticata. L’ungherese Ferenc Hirzer fu tecnico del primo campionato vinto sul campo dalla Salernitana nella sua storia, ma guidò qualche tempo dopo anche il Benevento, nel torneo di terza serie 1949/50. L’approssimarsi del derby di lunedì è anche occasione per ricordare la figura dell’ex campione magiaro, formidabile attaccante (su tutte, della Juventus) negli anni Venti e poi allenatore su tantissime panchine nostrane, stroncato da un infarto nell’aprile del 1957 a soli 55 anni.

Da giocatore, velocissimo e cinico sotto porta. Cinquanta gol in 47 partite con la magia della Juventus nel bienni 1925/27 lo tengono ancora oggi nei piani alti della classifica di media gol dei bomber della storia bianconera. Era giunto in Italia dopo essersi messo in mostra alle Olimpiadi del 1924, dove giocava in coppia d’attacco con il leggendario Arpad Weisz. Nel ’27 fu costretto a tornare in patria, a causa delle restrizioni sul tesseramento degli stranieri imposte dal regime fascista. Era nato nel 1902, terminò prestissimo la sua carriera da calciatore, tanto che nel 1935 tornò in Italia per allenare il Mantova. L’anno dopo, fu chiamato dalla Salernitana dell’allora presidente Enrico Chiari per rimpiazzare il connazionale Halmos: ottenne subito un secondo posto, dimostrando anche il coraggio di gettare nella mischia – l’8 novembre del 1936 – un giovanissimo Carmine Iacovazzo. Aveva solo sedici anni, avrebbe scritto in seguito la storia della “sua” Salernitana, conquistando per la prima volta la massima serie e divenendo poi recordman di presenze con il cavalluccio marino. La storia, però, la scrisse pure Hirzer, che gettò le basi per la vittoria del campionato 1937/38: se nel 1920 la formazione campana vinse il campionato a tavolino, guadagnando la prima divisione, riuscì a salire per la prima volta in Serie B sul campo per la prima volta con la mano del trainer ungherese. In squadra, oltre al già citato Iacovazzo, c’erano il portiere Ricciardi (che in seguito ebbe l’occasione di indossare anche la maglia del Milan e della Nazionale Universitaria) e nomi importanti come “don” Mario Saracino, Antonio Valese e Vincenzo Volpe. Si allenava con la squadra e scese finanche in campo per guidare l’attacco dei suoi in un’amichevole contro la Roma disputata nel 1937 a Salerno (1-3).

Dopo il positivo biennio a Salerno, Hirzer andò all’Anconitana. Tornò a Salerno nell’estate del 1940, con il dichiarato in tento di riconquistare quella Serie B che era svanita dopo una sola stagione. Arrivò con i favori della piazza, ben presto però fu una delle prime “vittime” dei mugugni della tifoseria: il 26 novembre, infatti, fu esonerato a malincuore dall’allora presidente Scaramella, nonostante la squadra fosse prima in classifica. Gli subentrò un altro ungherese, Geza Kertesz. “Per riconoscenza e fiducia, a Hirzer fu affidato il ruolo di collaboratore e istruttore delle squadre giovanili”, si legge nel volume “Salernitana – La storia” di Giuseppe e Francesco Pio Fasano. Qualche settimana dopo, però, Hirzer avrebbe accettato la corte del Baratta Battipaglia. Tornò a Salerno anche una terza volta – il primo a inaugurare le “avventure ter” sulla panchina granata – per guidare la Salernitana nella seconda parte del campionato regionale 1945. In carriera si è seduto anche sulle panchine di Liguria, Vigevano, Sestrese, Perugia, Lecce, Palmese, Aosta e Trento. Proprio lì morì prematuramente il 28 aprile del 1957, a causa di un attacco di cuore: è sepolto ancora a Trento, “anche se la tomba è sparita”, denuncia Csaba, il nipote che ancora oggi, dall’Ungheria, cerca informazioni su quel nonno che non ha mai conosciuto e che ha scritto pagine importanti di storia del calcio. Purtroppo dimenticate.

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