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Granata meglio del Benevento 19/20, ma vietato illudersi: quell’avvio con Colantuono…

Sono trascorse solo dieci giornate dall’inizio e il campionato è ancora molto lungo. Per giunta, la Salernitana ha appena iniziato un mese verità che prevede le sfide contro la squadre più forti della categoria, visto che – Entella a parte – da sabato saranno avversari dei granata, nell’ordine, Brescia, Lecce, Frosinone, Monza e Venezia. Tuttavia, inizia a essere “rumoroso” il ruolino di marcia da record di Djuric e compagni.

Gli attuali 23 punti fissano un +2 sull’andamento del Benevento schiacciasassi dell’anno scorso, che nello stesso periodo veleggiava a quota 21 punti dopo dieci giornate. A ricordarlo è la stessa Lega Serie B sul proprio portale ufficiale, che sottolinea anche come per rivedere un punteggio così alto in testa alla Serie B dopo 10 partite si debba risalire al torneo 2016/17, in cui la stessa quota era stata raggiunta dal Verona, poi promosso in A direttamente a fine regular season. Lo stesso Fabrizio Castori vanta un +5 sull’unico suo campionato vinto in B da allenatore (con il Carpi 2015/16 che dopo dieci turni aveva 18 punti). Salernitana che viaggia anche meglio di quella poi promossa in massima serie nel 1997/98, che aveva 20 punti ed era seconda in classifica alla decima giornata.

L’allenatore granata continua a non sbilanciarsi e fa bene. Nel recente passato infatti, anche se non arrivando in vetta, la Salernitana aveva già “illuso” la piazza e forse anche se stessa. Il riferimento è alla stagione 2018/19, quando alla dodicesima giornata la truppa allenata da Stefano Colantuono era terza in classifica con 20 punti (dietro Palermo a 24 e Pescara a 22, nessuna delle quali avrebbe poi guadagnato la promozione) e aveva perso soltanto due volte. Un fortino costruito grazie a una squadra non spettacolare, cinica, anche un po’ fortunata e compatta. Fatte le debite proporzioni, simile a quella di Castori che sembra, a onor del vero, avere una marcia in più (dalla presenza di Tutino e Belec, per citarne due, alla maggiore qualità globale dell’organico a disposizione, alle migliori condizioni di un elemento come Djuric che all’epoca stentava a carburare). La cronaca dice che all’epoca “bastarono” tre sconfitte consecutive (Cittadella, Brescia e Carpi… di Castori) per distruggere il giocattolo: Colantuono si dimise e cominciò l’inarrestabile discesa verso i playout con l’affannosa salvezza. Di quella squadra sono ancora a Salerno numerosi calciatori come Mantovani, Casasola, Di Tacchio, André Anderson, Djuric, ma anche Micai (che non può scendere in campo perché fuori lista) e Lopez, che si unì alla truppa a gennaio. I sette sanno bene quali errori furono commessi e proprio questa consapevolezza, unita alla diversa aria che si respira rispetto a due anni fa, potrebbe rappresentare la forza della Salernitana per affrontare un mese decisivo. Senza farsi illusioni.

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