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Di Napoli cuore granata: “I tifosi meritano chiarezza. La Salernitana non deve essere una succursale”

Nel corso dell’ottava puntata di ‘Speciale ritiro’ su Radio Alfa Lab è stato ospite l’ex bomber granata, nel biennio 2007/09, Arturo Di Napoli che ha commentato, in primis, la situazione poco idilliaca in città, la tensione della tifoseria nei confronti della società per il campionato deludente appena conclusosi: “Dispiace per questa situazione di tensione, nella quale si fa male calcio. I tifosi sono giustificati però, vorrebbero chiarezza dalla società, sono legittimamente arrabbiati e delusi. Il silenzio della società è assordante. Avere i tifosi dalla propria parte è alla base nel calcio, sono loro a rendere bello questo sport che senza di essi sarebbe triste. Lo abbiamo visto nel periodo del Covid. Salerno quando si arrabbia si fa sentire in maniera decisa. I tifosi sono importanti come i calciatori, i presidenti e gli allenatori. È giusto che vogliano spiegazioni sulla situazione, sulle scelte fatte, non meritano questo silenzio e la società deve farsi viva per chiarire varie cose. È una questione di rispetto verso una città intera. Salerno non si diverte più purtroppo e questo è un peccato, il calcio deve essere uno sfogo per la gente. La città non si sente più legata alla società e questo è un grande problema. Spero le cose si possano aggiustare col tempo. I tifosi sono maturi sanno di avere una società solida e vogliono giustamente puntare al massimo. Qualche anno fa sarebbe successo di peggio. I calciatori chiedono garanzie dalla Lazio per venire a Salerno, allora non c’è senso di appartenenza e io da allenatore non lo accetterei. Ci vuole rispetto per la maglia che indossi e per la città che ti ospita”.

Il classe ’74 si è epresso anche sul calciomercato granata: Tutino è un calciatore di grande qualità, può far innamorare l’Arechi, ed ha anche una discreta esperienza, a Cosenza ha fatto bene. È uno che può giocare anche sulla trequarti, puo fare bene pure nel 4-3-3 e forse è meno adatto nel 3-5-2. Il suo ruolo ideale, secondo me, è come seconda punta vicino ad una punta centrale. La società ha tempo per accontentare Castori, i moduli poi sono relativi. Ci vogliono soprattutto mentalità, voglia, sacrificio e abnegazione”. Nella stagione 2008/09 Re Artù ha avuto come allenatore, a Salerno, Fabrizio Castori: Castori è un allenatore che dà carica e grinta, la cattiveria in campo è una sua prerogativa. Partire con questo clima è certamente difficile per calciatori e allenatore, in questo momento tutto è un’incognita. Con una squadra di giovani il mister potrebbe fare bene, ma gli servirebbero subito i risultati, la piazza li esige e se non dovessero arrivare sarebbero dolori. È fondamentale avere un leader in squadra, soprattutto per i calciatori più giovani, per dargli un punto di riferimento. Sicuramente la Salernitana prenderà un profilo di spessore per lo spogliatoio, che sia di aiuto anche allo staff tecnico”. Di Napoli ha detto la sua anche sulla multiproprietà: “Una società può essere aiutata nel prendere i calciatori in presito, ma essere una Lazio-2, come succede per la Salernitana non va bene. Salerno ha una sua identità, è granata. è la Salernitana. Sono d’accordo con la tifoseria. Sicuramente i calciatori forti dalle big servono per raggiungere gli obiettivi, ma essere una succursale non può essere accettato”.

L’ex Messina, una promozione in B e 34 gol col cavalluccio dal 2007 al 2009, ha sfogliato anche l’album dei ricordi, senza nascondere il suo legame per la piazza: “Per entrare nel progetto Salerno devi essere pronto mentalmente e fisicamente. Io, all’epoca, avevo un contratto a Messina in Serie A, a Salerno mi hanno fortemente voluto e io mi sono calato al massimo nella realtà. Serve sempre attaccamento e appartenenza, sono alla base e i tifosi ora non la percepiscono dai calciatori, per questo forse sono arrabbiati. Salerno ti entra dentro e ti dà tutto, ti carica. Da calciatore la sceglierei sempre. Uscire dal tunnel dell’Arechi e passare sotto la curva è una bomba, come successe nel secondo tempo contro l’Ancona. Castori lo diceva sempre: ‘Perdete ogni speranza voi che entrate’. La speranza la perdevano gli avversari. Questo sottolinea l’importanza della tifoseria salernitana. Il tunnel ci caricava, anche a qualche compagno mio tremavano le gambe però. Sento più affetto ora che quando giocavo. Sono legato a questa piazza, mi hanno sempre dato forza e carica, soprattuto nei momenti difficili. Sarò sempre in debito. Le contestazioni passano, si è oltrepassato il limite con me, faceva tutto parte del gioco. Avrei scelto la Salernitana un anno prima e anche oggi la risceglierei. Il gol contro l’Ancona l’ho rivisto, fu difficile, particolare. Fu uno dei gol più belli. Anche quello contro il Crotone fu importante. Quell’anno (2007/08) fu una cavalcata, tra tante difficoltà anche nello spogliatoio, c’erano difficoltà economiche con la società. Il direttore Fabiani fu bravo a tenerci uniti, con una grossa mano dei senatori. La società si comportò male, non ebbe gli attributi di dire le cose e fummo tirati in ballo io e Luca Fusco. Dopo tanti anni ci siamo per fortuna chiariti. Il capitano era teso nel pre partita, anche altri miei compagni. Io invece andavo in giro, per me il calcio era divertimento prima che lavoro. Io non concepisco la pressione nel calcio, non si può avere tensione e paura qui all’Arechi. C’è gente che non sa come arrivare a fine mese”. L’ex Napoli ha concluso con due auspici per il futuro: “Nel calcio può succedere di tutto. La storia lo dice. Spero che la situazione si capovolga, che tra un anno commenteremo una Salernitana promossa in Serie A. Mister Castori dovrà iniziare bene, con i risultati e i calciatori che danno il massimo, ciò sarà fondamentale. Mi piacerebbe legarmi a questa società e aiutarla, ma probabilmente non è ancora il momento giusto, al di là del ruolo, mi serve più esperienza. A Salerno ci vuole preparazione. Un giorno me lo auguro. A Cologno Monzese sto gestendo un settore giovanile, giocando un campionato di promozione, tutto spinto dalla passione senza ritorno economico. Da allenatore sto imparando tanto, i soldi non sono sempre tutto. Mi sto arricchendo tanto. Devo finire un mio ciclo, dall’anno prossimo si vedrà”.

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