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Dal top al flop: Walter verso l’addio. Sabatini-bis tra contorno dei ricordi e le tante difficoltà

“Sono state date delle deleghe e ci siamo forse fidati troppo rispetto ad alcune figure, che, grazie alla loro esperienza, dovevano portare un tentativo di cambiare il trend”. Con queste parole, ieri sera l’ad Maurizio Milan ha portato in sala stampa la delusione degli alti gradi del club. L’ippocampo rischia di agonizzare per il resto del campionato e sono in corso riflessioni ad ogni livello (clicca qui per gli aggiornamenti): non solo con Liverani, si va verso il divorzio anche con Walter Sabatini, il direttore della miracolosa cavalcata salvezza del 2022. Da totem assoluto a corresponsabile della mancata inversione di rotta, con l’indice di presidente e amministratore delegato puntato contro. Il direttore potrebbe addirittura rassegnare le dimissioni.

Il ritorno a Salerno

Sabatini si era (ri)presentato alla città il 23 dicembre dopo la separazione con Morgan De Sanctis. Iervolino sperava di bissare l’impresa del 7% che aveva meravigliato tutta Italia. Ma, appena a metà marzo, la Salernitana può ormai dirsi certa di non prendere parte alla bagarre salvezza. Questa volta non ci sono stati bookmakers a quotare la Salernitana nella rincorsa salvezza, anzi la maggior parte dei broadcasters l’ha esclusa nelle varie tabelle del caso. Maurizio Milan ha espresso enorme rammarico per la situazione di classifica e per dei numeri che adesso rischiano di far segnare solo record negativi, con annessa delusione per un mercato che non ha inciso. Sono tante le ragioni di questo flop del management granata, a partire dalle difficoltà legate al budget. A gennaio 2022, solo per acquisti di nuovi giocatori a titolo definitivo, la Salernitana spese oltre 17 milioni (considerando anche commissioni, contributi di solidarietà, prestiti onerosi e successivi riscatti). Questa volta Sabatini era consapevole di muoversi con le braccia legate e con l’indice di liquidità bloccato, con l’obbligo di cedere prima di acquistare, ma ha accettato comunque la sfida. Già da novembre, Iervolino chiedeva un mercato in attivo, in cui cedere per reperire i fondi da destinare all’acquisto/pagamento dello stipendio di altri elementi. Insomma, una condizione del tutto opposta a quella di due anni prima.

La spada di Damocle

Sabatini ha dovuto fare i conti con una stasi iniziale sul mercato di gennaio. Giorni difficili, senza soluzioni e con un’idea di undici già delineato e “pronto” per la battaglia. La situazione concreta e gli equilibri di un mercato sui generis come quello invernale l’hanno costretto a ripiegare su alternative. Prima le cessioni e poi gli acquisti. L’indice di liquidità è stata una spada di Damocle sulle speranze di risalita del cavalluccio: l’indice sfiorava lo 0,6 e le soluzioni sarebbero state due: ricapitalizzare oppure aspettare cessioni prima di reinvestire. Questo anche per cercare di rientrare, forse in un tempo minimo e non realistico, degli investimenti fatti nelle precedenti campagne di calciomercato. Nonostante tante difficoltà e una salute non dalla sua parte, il diggì ha portato a Salerno nove volti nuovi e ha effettuato sei cessioni, rivendicando una possibilità del 5% di salvezza all’indomani della deadline. C’era tanta fiducia ma gli innesti non hanno rinforzato la squadra.

Lontano dal campo

Walter Sabatini, coadiuvato dall’onnipresente Pietro Bergamini e dal figlio Santiago, è stato costretto nella sua dimora romana, distante dal rumore dei tacchetti del Mary Rosy. È mancata la figura di direttore onnipresente, che nella primavera 2022 aveva scosso il gruppo squadra facendo affidamento sui capi-spogliatoio. L’ufficio allestito per il diggì al Mary Rosy è rimasto per lo più vuoto. La prima visita alla squadra di Inzaghi è datata 9 gennaio, seguita dall’incontro con i nuovi innesti all’indomani della chiusura del mercato e in vista della sfida contro il Torino, poi terminata con un punto (sui due totali di rendimento da inizio 2024). Con Sabatini alla guida, il primo ribaltone in panchina è avvenuto dopo il passo falso contro l’Empoli: È stata una sconfitta dolorosa che ci scaraventa nel baratro. Ma risaliremo”, scriveva sui social il direttore generale, che nel frattempo aveva sfruttato febbraio per mettere sotto contratto anche il suo “fedelissimo” Manolas e Jerome Boateng, anche lui svincolato. L’Empoli “tolse” la panchina a Filippo Inzaghi e dopo due giorni fu presentato Fabio Liverani, “uomo” di Sabatini. Storia di poco più di un mese fa. Già nella conferenza di presentazione di fine dicembre, Sabatini aveva espresso la volontà di lottare con propri uomini per centrare l’obiettivo salvezza. Alla prima conferenza con Liverani, il diggì si scusò per un mercato a rilento “che maggiormente Inzaghi ha pagato“, provocando il botta a risposta a distanza con l’allenatore ex Milan: A poco servono oggi le frasi consolatorie del direttore Sabatini, anche perché non vedo il senso di chiedere scusa su un proprio errore e tagliare la testa ad un altro”.

Le ultime settimane

Le difficoltà in casa Salernitana si sono affiancate agli acciacchi fisici. Il direttore è stato lontano da Salerno per subire l’intervento di riposizionamento di una vertebra, seguìto dalla rottura del femore qualche giorno più tardi: “Inizio a credere all’esistenza della nuvola di Fantozzi”, scriveva a metà febbraio. La città e i tifosi non gli hanno fatto mancare l’affetto con uno striscione affisso sul lungomare: “Il tuo respiro, la nostra salvezza”. Primi segnali di resa sono arrivati a fine febbraio dopo la sconfitta subita anche contro il Monza.

Lo scossone auspicato non è avvenuto. Il management granata è rimasto fiducioso fino a Cagliari, quando sono arrivati segnali di resa e impotenza anche da parte del diggì. La squadra non ha mai iniziato a girare davvero, come Radovanovic e compagni all’Olimpico di Roma o al Ferraris contro la Samp due anni fa. Sabatini ha più volte ammesso le proprie responsabilità, scrivendo un accorato post su Instagram a seguito della disfatta in Sardegna: “Dopo una partita come questa non posso che prendere atto che non ho inciso come pensavo circa l’andamento delle cose e il percorso che avevo immaginato: chiedo scusa al club e al presidente che mi ha sempre assecondato”. Nonostante il periodo di convalescenza dall’intervento di metà febbraio, Sabatini è tornato a Salerno per ritrovare la squadra al Mary Rosy e in ritiro prima della gara contro il Lecce. Dalla quasi santità al flop, la parabola di Walter nelle sue due esperienze a Salerno. L’ippocampo, come confermato dal diggì in tempi non sospetti, sarà comunque la sua ultima esperienza professionale in una carriera costellata di successi, ma chiusa con l’unica retrocessione, evitata già due anni fa. Non immaginava che potesse finire così, adesso.

1 Commento

1 Commento

  1. luciano

    18/03/2024 at 11:06

    se sarà rivoluzione credo che ne pippo inzaghi è ne pasquale foggia sono all’altezza di farci risalire
    opterei con un altro direttore sportivo è contatterei un allenatore capace ed emergente questo è il mio pensiero

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