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Dal Pino e gli stadi: “Aperti al 100% o al 50% con sedute a scacchiera. C’è crisi liquidità”

La Lega Serie A insiste: “Chiediamo gli stadi aperti al 100% o, in subordine, al 50% netto con sedute a scacchiera, in sostituzione del metro di distanza”. Lo ha detto oggi Paolo Dal Pino, presidente di Lega, al termine della riunione del consiglio di Lega che ha discusso soprattutto delle misure e dei sostegni da attuare per aiutare il sistema calcio.

“Stadi aperti”

“Il dialogo e il confronto con le Istituzioni prosegue con l’obiettivo di modificare il decreto 105/2021 laddove prevede il 50% della capienza e comunque un distanziamento di almeno un metro negli stadi all’aperto. – ha dichiarato Dal Pino – Confermiamo la richiesta di avere nei nostri impianti il 100% della capienza con green pass, in subordine riteniamo ci siano le condizioni per avere da subito una capienza effettiva al 50% con sedute a scacchiera in sostituzione del metro di distanza che determina una fruizione inefficiente delle strutture. Consapevoli delle grandi sfide dell’Esecutivo, nei colloqui con le Istituzioni abbiamo evidenziato come la crisi prodotta dall’emergenza sanitaria e le misure restrittive conseguenti abbiano generato una rilevante crisi di liquidità nel calcio professionistico, mettendo in ginocchio un settore che può invece contribuire molto al rilancio del Paese da un punto di vista economico e sociale. Abbiamo sottolineato la necessità di misure e interventi dettagliati nella comunicazione odierna della FIGC”.

Misure e sostegni richiesti dal calcio

Nel dettaglio, il sistema calcio sottolinea che la crisi prodotta dall’emergenza sanitaria ha generato una rilevante crisi di liquidità nel calcio professionistico; il decremento dei flussi di cassa in entrata (ticketing, sponsorizzazioni, merchandising, ecc…) e la condizione di squilibrio economico-finanziario in cui versa il settore richiede forme di intervento ad hoc per garantire la continuità aziendale. Ecco le richieste: Riapertura degli stadi al 100% della capienza, condizionando l’accesso agli impianti ai soggetti muniti di Green Pass; Rinvio e differimento scadenze oneri fiscali e contributivi, tramite anche procedure di rateizzazione e conciliazione; Utilizzo perdite fiscali in compensazione; Sgravi fiscali e contributivi relativi ai contratti dei giovani calciatori (introduzione dell’apprendistato)
Misure di sostegno per l’accesso al capitale di debito (es. garanzie statali); Introduzione Fondo Salva Calcio, alimentato da una percentuale calcolata sulla raccolta generata dalle scommesse sul calcio; Sospensione dei vincoli previsti dal Decreto Dignità e reintroduzione della possibilità di siglare sponsorizzazioni con operatori del
settore Giochi/Scommesse.

Impatto del Covid sul calcio professionistico

Nel documento di Analisi e impatto socio-economico del calcio professionistico italiano stilato da Figc e Pwc, il mondo del calcio sottolinea il suo fatturato diretto di 5 miliardi, il 12% del PIL del football business mondiale, con un impatto indiretto e indotto sul PIL di € 10,1 miliardi ed oltre 120.000 posti di lavoro attivati, più una contribuzione fiscale e previdenziale del calcio professionistico di ben 1,4 miliardi, circa il 70% del contributo fiscale generato dall’intero sport italiano. Oltre a ciò, nel documento inviato al governo si specifica che “la crescita della contribuzione fiscale del calcio ha prodotto nuove risorse a beneficio dell’intero Sistema Sportivo italiano (+ € 60 milioni nel 2019 e +95 nel 2020) e che per ogni euro «investito» dal Governo italiano nel calcio, il Sistema Paese ha ottenuto un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a € 17,3”. Non solo. “Il COVID-19 ha ulteriormente accelerato lo squilibrio del Settore Calcio, con circa un miliardo di minori ricavi prodotti a causa della pandemia, mentre il costo della produzione è rimasto sostanzialmente stabile (con un lieve aumento pari a € 163 milioni); l’impatto netto totale dell’emergenza sanitaria nel biennio 19-20 e 20-21 è quindi pari ad oltre € 1,1 miliardi di euro. – si legge ancora nel documento – In peggioramento anche il profilo finanziario, con i debiti totali che nel solo 2019-2020 sono cresciuti di quasi mezzo miliardo di euro, per un totale pari a € 5,3 miliardi, mentre la posizione finanziaria netta è negativa per € 1,3 miliardi. A livello indiretto e indotto, la pandemia ha prodotto un significativo impatto su tutti i settori della filiera produttiva e della catena del valore attivata dal calcio italiano: si stima che l’impatto sul PIL sia diminuito del 18% (da € 10,1 a € 8,2 miliardi) con un decremento di oltre 27.000 posti di lavoro attivati dal calcio (da 121.737 a 94.462). Da rimarcare, infine, l’impatto prodotto in termini più generali sulla dimensione sportiva del calcio italiano: la FIGC tra il 30 giugno 2019 e il 15 marzo 2021 ha perso oltre il 23% dei propri calciatori tesserati, ovvero quasi 245.000 giocatori in meno, con impatti particolarmente significativi sul calcio dilettantistico e giovanile”.

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