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Contratti-prestiti al 30/6, avv. Malagnini: “Fifa prolunghi d’ufficio. Stipendi? Ok tagli, ma evitare litigi”

Stipendi, tagli, possibili ricorsi. Non c’è solo l’attesa per l’auspicabile ritorno in campo, ma anche quella per capire cosa accadrà alle singole società dal punto di vista del diritto sportivo e dei contenziosi che potrebbero crearsi in sede di decisioni federali ma anche nel rapporto con i calciatori. L’avvocato Luciano Ruggiero Malagnini, luminare in diritto sportivo, è intervenuto questo pomeriggio sulle frequenze di Tv Oggi Salerno nel corso della trasmissione Amici Granata.

In primis la questione del calciomercato (clicca qui per leggere l’articolo). I trasferimenti inizieranno il 1 settembre, ma tiene banco la granata dei prestiti e dei contratti che scadrebbero il 30 giugno. Con la proroga della stagione al 31 agosto, dovrebbe essere così anche per i contratti, anche se al momento non c’è una linea univoca e un regolamento che valga per tutti a livello internazionale. “Le società devono trovare sintesi con i calciatori. Chi è in prestito, non può dare la sua prestazione a un’altra società dal 1 luglio, anche detentrice del cartellino, perchè la prossima stagione va in vigore dal 1 settembre. – le parole dell’esperto legale – Chi paga gli ingaggi in più? In teoria la società che ha a disposizione dovrebbe pagare un periodo di lavoro 14 mesi laddove il differimento sia autorizzato dalla Fifa. Ma essa potrebbe anche autorizzare solo il prolungamento della stagione, con accordi che dovrebbero poi essere le società a trovare con i singoli. A mio parere la Fifa dovrebbe prorogare d’ufficio i contratti economici che seguirebbero la stessa disciplina della stagione calcistica“. Molti club stanno trattando tagli agli ingaggi dei calciatori e qualcuno (in B Pordenone e Venezia, ad esempio) c’è anche riuscito a decurtare un mese. In casa Salernitana, dopo proposte e controproposte, c’è ancora una situazione di stallo. “Non bisogna essere rigidi nell’applicazione delle normative, altrimenti il problema è quasi irrisolvibile. In un momento di crisi è assurdo che le società paghino 14 mensilità. Credo dia giusto che paghino undici mesi, considerandone uno di ferie. In situazioni eccezionali anche le norme devono essere tali ed evidentemente non destinate a durare nel tempo. Chiaramente la prossima stagione sarà di 10 mesi e non di 12 per riequilibrare il tutto, aggiunge Malagnini.

La Salernitana ha nove calciatori in prestito e cinque calciatori in scadenza di contratto, tutti con limite al 30 giugno, anche se chi è in prestito può essere coperto dalla garanzia del contatto col club di appartenenza. C’è bisogno anche della volontà del calciatore e vedere se vuole prolungare di due mesi, non essendoci la proroga d’ufficio al momento. Se le società si irrigidiscono in fase di trattativa, troveranno poi un muro per rinegoziare altri due mesi e ci sarebbe il rischio di trovare rose impoverite. – aggiunge l’avvocato – Se il giocatore si rende conto che giocando a luglio e agosto recupera l’ingaggio inizialmente pattuito, penso sia contento di farlo e rinunciare a qualcosa. Bisogna trovare una linea che consenta il differimento d’ufficio di contratti e prestiti, altrimenti se ci si rimette alla discrezionalità dei calciatori potrebbero esserci problemi e le società potrebbero essere ricattate. Si innescherebbero contenziosi. Se mancasse buonsenso, non si giocherebbe più”.

Capitolo allenamenti. Fanno parte anche questi del contratto e il fatto che sulla carta le società non abbiano ancora convocato in gruppo di giocatori (ma anche singolarmente) la dice lunga sulle armi da poter usare in caso di contenziosi. Tutti parlano di allenamenti individuali facoltativi. Da avvocato, il termine lo leggo anche sotto l’aspetto economico. Quando si riprende a giocare e con questi giocatori devi affrontare un playoff che ti può cambiare la vita, avere una posizione di litigiosità non giova a nessuno. Bisognerebbe sedersi con i giocatori, trovare una sintesi affinché possano riprendere nel miglior modo possibile e senza scorie. – commenta ancora Malagnini – Per quello che sento dire, i calciatori si sono convinti che qualcosa devono lasciare, hanno capito il momento di difficoltà, che l’incasso da botteghino non c’è, molti sponsor stanno lasciando e potrebbe esserci restituzione quota abbonamenti. I calciatori vorrebbero fare la loro parte: quando l’interlocutore è aperto, fare tatticismi come quello della facoltatività non giova“. Infine, un chiarimento dal punto di vista legislativo: “Se la rinuncia alla retribuzione coincide un periodo in cui il lavoratore non ha dato la prestazione, in quel caso la contribuzione non va corrisposta allo stato e la società risparmia sia il lordo che il netto sullo stipendio. Si tende a far rinunciare al mese di aprile, perché a marzo si sono giocate alcune partite. Aprile è l’unico mese in cui non c’è stata prestazione, coperto peraltro da disposizioni di legge. Per prestazione si intende tutto ciò che è collegato al contratto, dunque compresi allenamenti”.

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