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Capitan Di Tacchio: “Vi racconto lo spogliatoio in attesa del pallone. Siamo pronti al salto di qualità”

A casa, in attesa di ritornare a giocare. Francesco Di Tacchio aspetta di conoscere il futuro del campionato e intanto si allena la mattina e trascorre il tempo libero tra Netflix e PlayStation. Il capitano della Salernitana si racconta in una lunga intervista sul canale Instagram ufficiale della società, non nascondendo un po’ di stanchezza per questa quarantena che dura ormai da più di un mese: “Non passano mai questi giorni, bisogna avere un po’ di pazienza – l’esordio di Di Tacchio – Sono a casa, mi alleno la mattina faccio quello che posso. Ora stiamo facendo allenamento a gruppi con la tecnologia, bisogna avere tanta pazienza e sperare che questo momento passi il prima possibile. Alterniamo con il prof. Innocenti lavoro organico e lavoro di forza con quello che si ha. Non abbiamo attrezzature e bisogna arrangiarsi: ho la fortuna di avere un garage largo e ne approfitto. Sono solo e non è semplice, cerco di distrarmi: magari faccio qualche chiamata agli amici. Nel tempo libero sto imparando l’inglese e con Netflix vedo le serie tv. Sto cercando di finire la Casa di Carta ma quando mi addormento devo tornare dall’inizio. Poi tanto social. Gioco a Fifa alla playstation, non sono bravissimo lo ammetto. Ci siamo divisi con i compagni di squadra, molti di loro giocano a Call of Duty ma io preferisco Fifa”.

Manca il calcio (“ma capisco ci siano esigenze più importanti”), l’auspicio di Di Tacchio è riprendere da dove si era lasciato: “Eravamo in linea con quello che ci eravamo prefissati a inizio campionato. La Salernitana è una squadra che ha ampi margini di miglioramento, manca la continuità: abbiamo alternato partite stupende a gare meno belle. Per lottare per i primi posti va migliorato questo dato, ma sappiamo che siamo un’ottima squadra e vediamo come va a finire: abbiamo le carte in regola per giocarci qualcosa di importante. Siamo pronti per il grande salto, stiamo bene insieme. Un gruppo di ragazzi perbene, di grandi lavoratori: tutti al servizio della squadra e questo fa la differenza. Obiettivi? Non è bello parlarne. Siamo una squadra che può sorprendere tutti: mancano 10 partite, 30 punti in palio, cercheremo di farne il più possibile”.

Anche un gruppo di personalità spiccate, Di Tacchio svela i retroscena dello spogliatoio: “Il leader emotivo è Lopez, senza dubbio. È un vero leader, riesce a tirarti fuori un sorriso con una semplice battuta, ha massimo rispetto da parte di tutti e siamo contenti di averlo come compagno di squadra. Il compagno che mi ha sorpreso più di tutti è Jaroszynski: non lo conoscevo, grande giocatore e grande personalità. Gli auguro di arrivare ad altissimi livelli. Dziczek è fortissimo, molto giovane. Arriva da un’altra realtà e sicuramente ne sentiremo parlare di lui. Cerci? È un grande professionista, mi ha sorpreso tantissimo. Lo avevo incontrato nel ritiro con la Fiorentina prima che andasse al Torino. Un grande compagno di squadra, si è messo subito a disposizione: spero possa trovare la forma migliore perché può darci una grande mano.Il più bersagliato dagli scherzi è Maistro. Lo scherzo peggiore che ho subito? Il taglio del calzino, lo infilo e mi esce il dito da fuori. Oppure mi hanno coperto con la pellicola trasparente il bicchiere, ho versato l’acqua ed è caduta tutta”.

E ancora: “Il calciatore più istruito in squadra è Djuric, il più scaramantico Migliorini. Ha tutti i suoi riti, io sono in camera con lui in ritiro e vedo qualcosa di strano ogni tanto. Vorrei rigiocare l’andata con il Benevento, eravamo in un ottimo momento e l’avevamo preparata in un altro modo, senza fare nulla di quello che ci aveva chiesto l’alleanatore”

Poi Di Tacchio va più sul personale, parla di Salerno e della sua carriera. Con un pizzico di futuro: “Il numero 14 me lo porto dai tempi di Avellino, c’era la possibilità di prenderlo e l’ho preso ma non c’è scaramanzia. La fascia di capitano è un atto di stima di società e compagni, ma anche una grande responsabilità: viviamo per questo, sono orgoglioso di indossarla e sono felice. Salerno è una piazza molto importante dove un calciatore si sente al top della carriera. Sono contento, spero di onorarla nel migliore dei modi. A Salerno sto bene, è una piazza molto calorosa con una tifoseria splendida. Ti dà tantissimo ma ti toglie anche tanto, bisogna trovare il giusto equilibrio: lo dico sempre anche ai nuovi arrivati, non esaltarsi nei momenti belli e non abbattersi in quelli meno belli. Non è semplice giocare a Salerno. Chiudere la carriera qui? Sto bene, sono ormai due anni già e ne ho un altro di contratto. Nel calcio mai dire mai, tutto può succedere: se c’è la possibilità di restare io sono disponibile”.

Il ricordo più bello, naturalmente, la finale playout col Venezia: “Sicuramente un domani sarà la partita che ricorderò con più entusiasmo, ha lasciato tanto. Siamo riusciti a salvarci ai rigori, anche se quella è stata un’annata disastrosa. Sono successi tanti problemi, però sono contento di aver calciato il rigore decisivo. Abbiamo cambiato tre allenatori, eravamo partiti per lottare con altri obiettivi e ci siamo ritrovati a fine campionato nelle zone basse di classifica senza riuscire a venirne fuori. Quando entri in queste stagioni così difficili bisogna trovare la forza per uscirne fuori e non è facile. Spero non ricapiterà più. Prima di battere ho pensato tante cose, ma non vedevo l’ora di finire la partita e la stagione. È capitato il rigore decisivo, sono stato bravo e fortunato a fare gol. La mia partita più bella forse quella contro il Padova dove ho fatto anche gol, il mio primo con la maglia della Salernitana”.

Una carriera iniziata prestissimo per Di Tacchio e che gli ha permesso di girare per tutta Italia: “Da bambino tutti hanno il sogno di giocare in Serie A, io sono andato via da casa a 14 anni e ho iniziato nel settore giovanile. Non era facile stare lontano da casa e dagli amici, poi con il tempo ti rendi conto che può essere un lavoro. Ma servono tanti sacrifici, la voglia di non mollare mai: momenti negativi in carriera ce ne sono tanti e non è facile. Ma quando ho firmato il primo contratto ho pensato che poteva diventare il mio lavoro. Da piccolo ero tifoso del Milan, mi piaceva molto Kakà e guardavo sempre i suoi video anche se non c’entro nulla con lui a livello di caratteristiche.  Sono stato bene dappertutto, ogni squadra che ho girato mi ha lasciato qualcosa: le esperienze servono a crescere. Ho ricordi bellissimi di Pisa, ho vinto il campionato poi siamo retrocessi anche se avevamo tanti problemi societari. Ho avuto un tecnico come Gattuso che ha preso la situazione in mano e ha portato la squadra fino in fondo. Anche a Salerno sto bene, speriamo di scrivere pagine importanti. Gattuso mi ha voluto a Pisa, io ero un po’ titubante ma mi ha convinto. E alla fine è stata una delle esperienze più belle della mia carriera. La mia stagione più brutta quella all’Entella per via degli infortuni, però ho giocato con Ighli Vannucchi: mi ha insegnato tanto”.

Le domande dei tifosi sono ovviamente tantissime sulla Curva Sud: “Ho visto video del passato su Youtube, mi escono spesso delle partite: l’ultima che ho visto è Salernitana-Juventus 1-0. Giocare all’Arechi è una bellissima emozione, dispiace che non siamo ancora riusciti a riempirlo ma sappiamo benissimo che per gli avversari non è facile giocare a casa nostra. Il mio coro preferito? Quello che ha cantato Cerci, che bello è. Una parola in dialetto? Pisciaiuol. La Sud è una bellissima emozione, è una tifoseria che ti spinge. Da avversario non era facile, capisco cosa si prova. La partita più brutta all’Arechi è quella con il Cosenza l’anno scorso, abbiamo perso 2-1 e ci ha costretti a giocare il tutto per tutto a Pescara”.

Inevitabile un commento su Ventura: “Vive di calcio. Ha una grande voglia di mettersi in discussione, come allenatore sicuramente è un maestro: basta vedere il lavoro che sta facendo qui, sta facendo crescere tantissimi giovani. Ritorno in campo a porte chiuse? Atmosfera strana, è bello per un calciatore giocare con tanta gente sugli spalti. Sarà una sensazione strana, però cercheremo di farlo se necessario”.

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