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Branca torna sul ko dell’Arechi: “20 minuti di blackout, Salernitana trascinata da Djuric”

Due giorni dopo l’importante e bella vittoria della Salernitana di sabato scorso, non si è ancora spenta la delusione in casa Cittadella. Gli altri granata di Venturato erano andati a riposo in vantaggio, poi la luce si è spenta e la classifica si è rovinata anche grazie alla vittoria dello Spezia di ieri contro l’Ascoli. Tre punti sfumati e tanta rabbia, come ha ammesso il centrocampista Simone Branca a Il Mattino di Padova: “Quella vittoria ci serviva”. Ma invece ha vinto la Salernitana, anche se dopo il primo tempo il cavalluccio era a un passo dal baratro. Poi Rosina e Djuric l’hanno ribaltata, avvicinando la squadra di Gregucci alla salvezza: “È da quando è terminata la partita che provo a spiegarmi cosa sia successo sabato – ha detto Branca – Nel primo tempo abbiamo espresso il nostro calcio e, una volta in svantaggio, abbiamo riacciuffato il pareggio portandoci davanti. Dopo l’intervallo, invece, ci sono stati 20 minuti di blackout, in cui non siamo stati capaci di uscire dalla nostra metà campo e giocare palla a terra come facciamo di solito. Sul 3-2 per loro abbiamo subìto il colpo mentalmente e non siamo stati in grado di reagire. È stato un errore pure quello, perché c’era ancora tempo per provare a riprendere in mano la gara e forse anche per vincerla”.

Un fattore è stato sicuramente Djuric, ma non solo per la tripletta: “La Salernitana ha cercato con ancor più insistenza Djuric, ma noi sapevamo che l’avrebbe fatto. Nella ripresa ci ha aggredito, ma la colpa è nostra, perché se fossimo rimasti quelli del primo tempo non gliel’avremmo consentito, invece abbiamo perso di lucidità nelle giocate e ci siamo spenti. Io sono dell’idea che dobbiamo imparare a soffrire di più, un po’ com’era successo a Brescia, una delle poche volte in cui siamo stati capaci di farlo. Siccome ci sta che nel corso della partita in certi momenti l’avversario ti crei problemi, dovremmo essere più bravi a rimanere uniti e, appunto, a saper soffrire. È l’atteggiamento da avere”.

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