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Attese, speranze e… illusioni: 6 mesi dopo, ancora l’Empoli a riportare i granata sulla Terra

Non un dentro o fuori. A metà gennaio, con ulteriori novanta minuti prima del giro di boa e soprattutto col mercato ancora a far da padrone, sarebbe francamente eccessivo considerarla tale. La gara di Empoli è sicuramente un importante esame di maturità per la Salernitana di Fabrizio Castori. La sete di rivalsa dopo le recenti sconfitte, ma soprattutto l’ossessiva voglia di ritagliarsi un posto al sole. A pieno titolo e con la sfrontatezza di chi vuol dimostrare di avere tutte le carte in regola per dire la voce grossa. Scacciando quella brutta immagine di mansueto agnellino mostrata a Ferrara, Brescia e Monza, al cospetto di avversari sulla carta più quotati. Ritrovando compattezza, determinazione ed equilibrio, marchi di fabbrica della banda Castori, magari con quel pizzico di arroganza che una squadra pronta ad ambire al salto di categoria legittimamente può e deve avere.

Questo nelle attese. O quantomeno nelle speranze. Che in campo si tramutano ben presto in illusioni. Dopo un promettente approccio con annesso accenno di pressing alto a prendere alto il portatore di palla toscano, la Salernitana affonda al Castellani e rimette in evidenza, tutti insieme, i limiti fin qui già palesati. Smarrendo quella compattezza difensiva e quella ferocia nei contrasti e nelle seconde palle spesso risultate decisive in alcune vittorie “sporche”. Che l’Empoli abbia il predominio del gioco e che abbia la meglio nel fraseggio e nei duelli tecnici è quasi fisiologico. Sorprende – ovviamente in maniera negativa – che gli uomini di Dionisi vincano tutti i corpo a corpo ed abbiano l’assoluto predominio sui palloni vaganti. Il 4-0 con cui la squadra azzurra demolisce la Salernitana nei primi 45′ è probabilmente la fotografia impietosa ma non ingenerosa di quanto andato in scena al Castellani. Il pokerissimo finale un risultato che forse sta finanche stretto agli uomini di Dionisi.

La brutta copia di sé stessa. Fin troppo per essere vera o forse no. Il ko di Empoli allunga la serie di prestazioni negative contro avversarie accreditate alla vittoria finale. Se due indizi fanno una prova, al quarto bisogna necessariamente correre ai ripari. E prender provvedimenti, puntellando con decisione un organico che ha messo in mostra buone individualità ma anche endemiche carenze. Quella sul binario mancino è ormai cronica. E poi l’involuzione di Casasola, l’inconsistenza e la fragilità di Dziczek. Tutino abbandonato a sé stesso, demotivato e quasi scoraggiato alla rincorsa dell’ennesimo pallone sparacchiato alla meno peggio dalle retrovie. Il neo arrivato Coulibaly fa quel che può, ma di certo non può bastare per risollevare la baracca. Sei mesi dopo, è ancora l’Empoli (a campo invertito) che riporta la Salernitana con i piedi per terra e mette a nudo le difficoltà – anche mentali, nell’approccio alle partite di cartello – di una squadra fin qui andata forse oltre le proprie possibilità.

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