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Attese, paradossi e orizzonti mutanti: tra mancanze e meline, la cessione diventa un giallo

Si resta col fiato sospeso, fino al 5 dicembre. L’attesissima nota dei trustee è arrivata ieri alle 17.01 per comunicare che “le offerte ricevute fino ad oggi non possono essere accettate”: mancano di alcuni requisiti fondamentali. Si andrà quindi ai primi giorni del prossimo mese, con la possibilità di accettare l’offerta migliore non oltre il 15 dicembre 2021 (clicca qui per leggere). Il paradosso è che mancherebbe, a quanto si legge, proprio il documento più importante, quello legato alla dichiarazione di indipendenza. Isgrò e Bertoli non possono firmare una cessione a chi non dimostra per davvero e senza tema di smentita di non avere (e non avere mai avuto) alcun rapporto di parentela, affari o altro con Claudio Lotito e Marco Mezzaroma. È uno dei pochi punti, se non l’unico, su cui non si possono fare sconti. Eppure, resta uno scoglio. Urge chiedere (e chiedersi) il perché.

Le problematiche e la domanda spontanea

Nell’ultima nota Melior Trust (foto in alto della sede di via Siacci a Roma, da Google Street) e Widar Trust avevano chiesto agli interessati di rivedere alcuni aspetti nelle offerte presentate. A quanto pare però, come riferisce il quotidiano Il Mattino, in almeno una delle tre offerte ricevute il paletto del pagamento di buona parte del prezzo solo in caso di salvezza sarebbe rimasto; ci sarebbe poi ancora una certa ritrosia a dimostrare, come detto, totale indipendenza da Claudio Lotito e Marco Mezzaroma. La domanda allora sorge spontanea. Visto che si tratta del nocciolo della questione ab origine e dati anche i precedenti richiami pubblici da parte dei trustee a fornire tale documentazione, per quale motivo gli offerenti (più di uno, a giudicare dal plurale usato nella nota ieri da Widar e Melior; sarebbero sempre tre) continuano a fare orecchie da mercanti in tal senso e a non adempiere a questa prescrizione? C’è volontà di tirare sul prezzo oppure altro? Appare francamente molto difficile credere che ci si possa fermare a causa di questo scoglio che non può affatto essere insormontabile in una compravendita del genere, la cui necessità parte proprio dal dovere di mettere la Salernitana in mani che non abbiano nulla a che vedere con la precedente proprietà. Domande che troveranno necessariamente risposta il 5 dicembre. C’è poi chi chiede “di avere più tempo per eseguire la due diligence, anche in considerazione del fatto che il progetto di bilancio della Salernitana chiuso al 30 giugno, con i relativi documenti, è stato reso disponibile e inserito in data room il 21 ottobre 2021”, come recita la nota. Un fatto, questo, tutto sommato accettabile.

Le novità

Come detto, le offerte potenziali resterebbero tre. In precedenza erano una finanziaria italiana e due gruppi stranieri; uno dei soggetti si sarebbe tirato fuori e un altro sarebbe entrato in corsa a… sostituirlo, sempre da indiscrezioni de Il Mattino. La novità certa è che Isgrò e Bertoli hanno cancellato l’ipotesi gara tra privati, che avevano inizialmente introdotto immaginando una caso in cui più offerte, anche non parificate, fossero comunque congrue e rientranti in un range economico accettabile. L’ipotesi prevedeva dapprima un rilancio minimo del 3%, poi ridotto all’1%, con l’offerta più alta ricevuta che avrebbe fatto da base. Nulla di tutto ciò, il tempo stringe. E allora ecco un altro cambio di programma, l’ennesimo: chi offrirà più soldi (e rispetterà i paletti imposti dai trustee, dalla dichiarazione d’indipendenza e annessa documentazione atta a dimostrarla per davvero fino all’acconto del 5% e al pagamento entro i dieci giorni) comprerà la Salernitana. Un modo per velocizzare l’iter, visto che il 31 dicembre si avvicina.

I rischi

E se, malauguratamente, nulla cambiasse entro la fine dell’anno solare? La situazione si farebbe molto difficile. Già ora il rischio di andare oltre il 31 dicembre è praticamente dietro l’angolo. Se anche il 5 dicembre arrivasse l’offerta giusta in pec, considerando la data del 15 dicembre entro cui poterla accettare da parte dei trustee, si dovrà quasi sicuramente chiedere la famigerata proroga di 45 giorni per il closing, eventualità questa già prevista nel primo atto di trust. La vicenda, insomma, potrebbe terminare solo dopo il mercato di gennaio, a naso, con tutti gli annessi e connessi. Facile immaginare anche come questa ennesima proroga, unitamente al rendimento sportivo non brillante della squadra, faccia ulteriormente abbassare le pretese economiche. Ma se non arrivasse nulla, Isgrò e Bertoli sarebbero con le spalle al muro e non sarebbe da escludere, a quel punto, una mossa estrema: i due potrebbero chiedere alla Figc di prolungare gli effetti del trust fino a fine campionato, dimostrando di aver fatto del loro meglio per cedere l’ippocampo. Una richiesta che provocherebbe ovviamente malumori e polemiche. Salerno resta insomma col fiato sospeso, fino al 15 dicembre. In tutto ciò, la Figc tace.

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