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Amarcord Rinaldi: “Mio padre vendeva le bandiere granata all’Arechi. Salernitana da Serie A”

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Un fiume di ricordi, dai polverosi campi dell’Eccellenza all’esordio in Serie B con la Salernitana di Pioli. Giuseppe Rinaldi, per gli amici Geppino, ha riavvolto il nastro dei ricordi in una lunga chiacchierata sul profilo Instagram di SalernitanaNews partendo dal possibile futuro del calcio italiano: “Ripartiranno sicuramente i campionati di A e B perché ci sono tantissimi interessi alle spalle, non sarebbe semplice chiuderli d’ufficio. Ho diversi amici in Cina come Fabio e Paolo Cannavaro, loro in tre mesi sono quasi tornati alla normalità. Si allenano, vanno al ristorante, al cinema, tutti i negozi sono stati riaperti. Lì la gente davvero non usciva di casa, veniva fatto tutto da casa. Non so come noi dopo un mese e mezzo parliamo di riaprire fabbriche e altre attività anche se me lo auguro, questa è sicuramente una delle pagine più brutte della nostra vita”.

Sul lavoro casalingo dei giocatori professionisti: “Allenarsi in casa non è facile, soprattutto in un appartamento normale. Puoi lavorare sulla forza ma mancheranno i minuti nelle gambe e tante altre case. Se si dovesse riprendere saranno necessari 10-15 giorni di preparazione anche se magari ci saranno partite con ritmi bassi”.

La Salernitana dal canto suo può contare su una delle più giovani rose del torneo cadetto: “Il giocatore giovane può dare tanto anche dopo una settimana di lavoro ma col passare del tempo serve l’esperienza che può darti il giocatore con qualche anno in più, è importantissima la continuità. Poi ci sono anche tanti giovani che a casa non sanno gestirsi”.

Sul cammino della squadra granata: “Onestamente pensavo che la Salernitana potesse avere qualche punto in più guardando ai giocatori in rosa, su tutti Cerci ma è in piena lotta play-off e può ancora credere al secondo posto, soprattutto con un allenatore molto esperto come mister Ventura. Forse è mancata qualche vittoria fuori casa per colmare il gap con le più forti. Sarà importante farsi ritrovare pronti fisicamente ma anche dal punto di vista mentale se si dovesse riprendere a giocare. Mini-ritiro? Rischia di essere un’arma a doppio taglio perché il giocatore dopo questo periodo avrà bisogno di un po’ di libertà”.

E a proposito delle scelte tattiche di mister Ventura: “Mi ha sorpreso la sua scelta di passare dal 4-2-4 al 3-5-2 ma ora ha trovato l’assetto giusto. Se si tornerà in campo dovranno cercare di fare molti punti anche se davanti ci sono squadre come Crotone e Frosinone senza considerare il Benevento che sta facendo un campionato a parte, sono felice per Foggia e Tuia. Alessandro è un giocatore da Serie A anche se forse non è un leader difensivo, forse gli è mancata l’esperienza che ho fatto io sui campi di periferia“.

Rinaldi ricorda poi gli inizi della sua lunga carriera da difensore: “Ho avuto la fortuna di partire da zero, dall’Eccellenza, e mi sono ritrovato in C2 con la Palmese. Poi ho disputato dei campionati importanti e mi acquistò la Salernitana di Aliberti ma oggi dico che non ero pronto per la Serie B dell’epoca. Era una Serie A, c’erano giocatori del calibro di Milito e Zola in quella categoria ma sono comunque riuscito a togliermi qualche soddisfazione facendo tantissimi sacrifici. Forse ho avuto la sfortuna di approdare nei professionisti un po’ tardi perché a 17-18 anni lavoravo, passai dalla Juventus ad un campo in terra battuta nel rione Sanità, fu un po’ una delusione calcisticamente parlando”.

Qualche difensore del presente granata ha le caratteristiche tecniche e mentali di Rinaldi: “Migliorini ce l’ha, in parte mi ricorda Molinari. La Salernitana ha dei buoni giocatori, lo stesso Djuric, un elemento di esperienza che si fa trovare sempre pronto”.

Il rapporto con De Cesare: “Ciro è un grandissimo amico, ho avuto la fortuna di giocarci insieme alla Palmese prima di approdare a Salerno con Aliberti. Abbiamo un grandissimo rapporto con Ciro, quest’anno l’ho affrontato in Eccellenza e la sua squadra gioca un buon calcio”. Un ottimo rapporto anche con il tecnico salernitano Eziolino Capuano: “Mi ha dato tantissimo, mi ha fatto capire come comportarsi da professionista anche nell’alimentazione. Ho avuto tanti allenatori come Pioli, Galderisi, Campilongo, Ammazzalorso, Gregucci ma Capuano è quello che mi ha trasmesso di più. Se non fosse per il suo carattere un po’ estroso starebbe tranquillamente in Serie A”.

L’ex difensore granata ricorda la sua seconda parentesi a Salerno, iniziata in salita ma terminata con la vittoria netta del campionato di Seconda Divisione: “Quella squadra era tutta nuova, facemmo un punto in quattro partite ma poi si vede la differenza. Appena trovammo l’assetto giusto facemmo tutto da soli, anche con Galderisi avremmo centrato l’obiettivo. Ricordo che mancavano 10-11 partite ma mister Perrone voleva che vincessimo a tutti i costi perché il presidente voleva portare a Salerno la Coppa e così da quel momento in poi mister Perrone in campionato fece giocare chi non aveva trovato molto spazio fino a quel momento e vincevamo comunque, sia in casa che fuori casa. Era una squadra davvero troppo forte, c’era anche un giocatore come Mounard che in carriera avrebbe potuto raccogliere di più ma forse ha sofferto un po’ la pressione, soprattutto quando si giocava fuori casa. Non so perché non sono rimasto, aspettai fino alla fine pur avendo molte richieste. Forse la società fece una scelta dovendo puntare su uno tra me e Molinari”.

Rinaldi svela un simpatico aneddoto relativo alla trasferta di Pontedera dove siglò il prezioso gol del definitivo 2-2 a tempo quasi scaduto: “Ricordo che parlai con Montervino chiedendogli chi avevano oltre ad Arrighini, lui mi indicò Grassi e sotto il tunnel gli chiesi: ‘Ti sei dimenticato di me? Oggi sono mazzate’ prima del fischio d’inizio. Ovviamente non ci eravamo mai incontrati, c’erano Montervino e Ginestra che ridevano”. 

Nonostante le sue origini partenopee, Rinaldi ha sempre avuto un legame fortissimo con la maglia granata: “Mio padre, come secondo mestiere, andava a vendere le bandiere fuori allo stadio e nell’anno della promozione in A della Salernitana veniva spesso a Salerno. Io andavo con lui ed entravo a vedere la partita e mi dicevo ‘Sai come deve essere bello giocare in questo stadio’? Entrare nello spogliatoio e trovare la maglia con il mio nome e col numero che avevo sempre desiderato è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Conservo quella maglia con il numero 19 del debutto a Verona e poi la numero 6 dell’anno in cui abbiamo vinto il campionato”.

Nel cuore di Rinaldi sono rimaste tifoseria e città: “La Salernitana ha una tifoseria che fa invidia, ricordo l’amichevole con la Lazio, le tante scenografie. Per me Salerno è una piccola Montecarlo, si vive bene e anche se c’è la rivalità con Napoli ho vissuto lì e sono stato benissimo, ho tanti amici a Salerno di cui ho solo ricordi belli”.

Passando all’aspetto più goliardico, Rinaldi ha tanti ricordi: “I ricordi belli sono con Olivi, ci faceva morire dalla risate. È un Troianiello più acculturato, ricordo anche gli scherzi che Bombardini faceva a Botticella. Davide è stato uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato, quando voleva vincere la partita lo faceva. Durante la settimana della trasferta di Palermo disse che avrebbe fatto vincere la partita e ci riuscì. Ricordo che quando presi il primo stipendio a Salerno mi fece vedere la sua busta paga, stavo svenendo. Guadagnava intorno ai 50mila euro al mese, infatti comprava un Rolex al mese ma offriva sempre quando si andava a mangiare. Una volta eravamo in un noto locale di Sorrento, madrina della serata Alena Seredova. Arrivammo io, Bombardini, De Lucia e Rocco, c’era una fila immensa. Parcheggiamo la Porsche di Bombardini e la fila si apre per noi, stavo vivendo un sogno”.

Infine Rinaldi commenta l’operato dell’attuale proprietà: “Lotito e Mezzaroma non c’hanno mai fatto mancare niente, in questo momento non so cosa hanno in mente ma sono due persone che se vogliono vincere il campionato lo vincono. A livello di società la Salernitana non ha nulla da invidiare al Benevento”.

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