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Virata sul trust: carte pronte per la consegna. C’è il parere pro veritate di Sica

Oggi o domani la Salernitana presenterà alla Figc la documentazione volta ad ottenere il pass per l’iscrizione al campionato di Serie A. Lo farà, contrariamente a quanto si pensava fino a qualche giorno fa, mediante l’istituto del trust. A rompere gli indugi è stato lo stesso Gravina ieri: il presidente Figc, pur restando fermo sui suoi ammonimenti (“Niente furbate o scorciatoie”) ha ammesso per la prima volta che tale soluzione può andar bene con il rispetto di chiari e stringenti paletti. Lotito e Mezzaroma, con i loro staff di legali, hanno ovviamente studiato un’architettura inattaccabile da questo punto di vista. Perchè la Federcalcio esige indipendenza vera e non fittizia.

Sullo sfondo c’è ovviamente la cessione del club e la trattativa, ben avviata, con un gruppo romano che è in pole per acquisire definitivamente la Salernitana. Ma il tempo stringe e non è possibile arrivare alla chiusura entro il 25: servirà qualche settimana in più, se non mese. Ecco perché – dopo informali e ripetuti confronti tra gli esperti federali (non Gravina, con il quale Lotito non interloquisce da tempo, visto che i rapporti sono ormai logori) e quelli del duo di co-patron – alla fine si è giunti all’accordo: far confluire la Salernitana nel trust, una sorta di cassetta blindata di cui Lotito e Mezzaroma non avranno le chiavi. Le lasceranno al cosiddetto trustee, una sorta di commissario imparziale, un amministratore del bene fino alla scadenza. Già perché dovrà esserci un limite: pochi mesi, il tempo necessario per vendere il club. Per poter avere l’avallo della Figc, l’attuale proprietà dimostrerà di essere ben incanalata nei discorsi con gli acquirenti interessati. Si ragiona anche su un prezzo minimo e soprattutto sul nome del trustee, che spetta al proprietario nominare. Ma la Figc potrebbe avocare a sé una sorta di diritto di approvazione della carica. C’è il parere pro veritate da parte di Rino Sica (foto in alto), ordinario di Diritto Privato e titolare della cattedra di Diritto dello Sport all’Università di Salerno, è avvocato e partner di uno studio legale con sedi a Salerno e Roma. Sica è anche membro della seconda sezione giudicante della Corte Sportiva d’Appello Federale. Il professionista ha redatto un parere pro veritate per la Omnia Service One e la Morgenstern sulal compatibilità del trust in relazione all’articolo 16 bis delle Noif. La Gazzetta dello Sport oggi in edicola fa proprio il suo nome come possibile trustee. Dagli uffici del professionista, tuttavia, filtra un sentito “no, grazie”. Si vedrà.

Ieri sera Lotito e Mezzaroma hanno avuto un nuovo confronto, l’ultimo. Carte pronte. C’è anche l’apertura della Figc che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile. Le paure (legittime) di qualche tifoso sulla possibilità di un rigetto del trust sembrano svanire leggendo le dichiarazioni di Gravina. C’è l’obbligo di vendita: il beneficiario finale del trust sarebbe proprio l’acquirente. E se entro i mesi stabiliti non si verificasse tale obbligo? Nell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino l’avvocato Luciano Ruggiero Malagnini, esperto di diritto sportivo, prefigura lo scenario: “Interverrebbe la procura federale per verificare la legittimità dell’ammissione al campionato e l’effettiva mancata esecuzione dell’impegno. L’iscrizione al registro dei procedimenti provocherebbe la sospensione dei contributi, cosa che equivarrebbe alla ‘morte’ di un club, che ormai si basa prevalentemente su queste entrate. A seconda dell’esito del processo, i contributi potrebbero essere restituiti oppure revocati. In quest’ultimo caso la società avrebbe altri trenta giorni per mettersi in regola, pena l’esclusione dal torneo con assegnazione a una categoria inferiore a discrezione del presidente federale”. Impossibile che un imprenditore scaltro come Claudio Lotito possa solo pensare di rischiare di arrivare a tanto. Evidentemente i dialoghi per la cessione della società sono talmente ben avviati che il trust non durerà tutto l’anno. I due imprenditori dovranno concentrarsi per cedere nel minor tempo possibile la società: la toppa trust, qualora si protraesse per troppo tempo, rischierebbe di generare sospetti e nuocere comunque al club granata. Si pensi a un Salernitana-Lazio di campionato con il cavalluccio ancora gestito dal trustee, solo per fare un esempio.

Ma chi farà il mercato? Intanto dal punto di vista dirigenziale resterebbe la compagine che ha terminato la scorsa stagione. Almeno, così filtra. Dunque Mariano Fabiani verrebbe confermato nel ruolo di ds, con lui i collaboratori più stretti come Alberto Bianchi e tutto l’organigramma. Il dirigente romano avrà quindi compiti più da direttore generale, come in realtà è stato negli ultimi tempi. Dal punto di vista economico, la Salernitana dovrà autofinanziarsi: spossessandosi del bene, Lotito e Mezzaroma non potranno immettere cash nelle casse sociali attraverso la Omnia Service One o la Morgenstern, le società che detengono attualmente il club al 50% ciascuna. Per dovere di cronaca, però, va detto che in realtà è stato così negli ultimi cinque anni, visto che l’ultimo finanziamento del socio Morgenstern, consultando i bilanci, risale addirittura al settembre 2016 (per una cifra di 150mila euro). Da lì in poi, il club si è sorretto grazie ai contributi di Lega, diritti tv, sponsorizzazioni, plusvalenze e contributi. Nelle ultime due voci, però, va anche sottolineato come la mano della Lazio fosse evidente: nell’ultimo rendiconto economico, quello chiuso al 30 giugno 2020, dai conti biancocelesti a quelli granata infatti sono stati trasferiti ben 11 milioni, di cui 9,85 per cessioni di calciatori. Procedure che, per forza di cose, con tale portata non potranno essere ripetute.

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