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Ventotto anni senza Ago: basta un pensiero in alto

Ventott’anni da quel 30 maggio, quando Ago decise di andarsene per sempre. Quel 30 maggio lì squarciò la sensibilità di tutti, la coscienza di alcuni, la serenità della sua famiglia. “Oh, Agostino! Ago, Ago, Ago, Agostino-gol” è partito spontaneamente anche nell’ultima domenica di campionato all’Arechi per Salernitana-Udinese, quando la maxi-pellicola del film storico girato dalla Curva Sud ha attraversato gli anni Ottanta e fatto emergere il suo volto con l’iconica maglia “Antonio Amato”.

Di Bartolomei con Matteo Mancuso nel 1988 in ritiro con la Salernitana

È stata la stagione in cui un direttore sportivo “semplicemente complesso e divoratore di obiettivi” ha contribuito a portare la Salernitana al quartultimo posto, sudato e meritato alla fine, che è valso la storica salvezza. Un direttore che quand’era calciatore aveva talento e… indisciplina. Per sua stessa ammissione, una volta Liedholm lo richiamò in panchina e preferì giocare in dieci. Militava nella Roma, ci ha giocato un solo anno: 29 agosto 1976, Rimini, stadio Romeo Neri, prima partita stagionale in Coppa Italia. Minuto 62′, esce Di Bartolomei ed entra Walter Sabatini. L’esordio in giallorosso del… dribblomane. Nella foto in alto sono seduti uno accanto all’altro, l’attuale ds granata è nel cerchio. Sopra di loro si riconosce anche Leonardo Menichini, ex trainer dell’ippocampo.

Dal 1994 a oggi. È stata la stagione di Roma-Salernitana, di nuovo, con il ricordo congiunto all’Olimpico nel prepartita: niente esagerazioni, solo uno striscione portato in giro per il campo da bambini. “Agostino nel cuore”, l’esclamazione. E gli applausi di 60mila ed oltre. È stata l’annata in cui la sua Roma è tornata a vincere in Europa, quell’Europa che un altro 30 maggio, dieci anni prima, aveva arrecato la delusione più grande a lui e a lei. Complice quel Liverpool che Carletto Ancelotti – nella rosa della Roma 1983/84 ma non protagonista, “quel 30 maggio”, a causa di un infortunio al ginocchio – ha appena bastonato alla guida del Real Madrid, ancora una volta, portandosi a casa la coppa.

Agostino voleva vincere e voleva farlo con la Roma. Era un’idea fissa, lancinante, che indirizzava i suoi comportamenti fatti di impegno, lealtà, generosità. Sento intimamente che se per magia si potesse trasferire a Trigoria la forza del suo pensiero, la Roma diventerebbe invincibile”, le parole di Sabatini risalenti a qualche anno fa per descrivere l’ex compagno di squadra. Ventott’anni che non c’è, eppure Ago c’è ancora. Maledetto quel grilletto, maledetto quel 30 maggio. In questo del 2022, ecco altro inchiostro. Il giusto. Basterebbe, come basta, solo un pensiero verso l’alto.

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