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Imbattibilità, Valsecchi perde il podio: “Felice per la Salernitana, vorrei vederla in A”

Il portiere goleador e… insuperabile. Può essere ricordato così Giuseppe Valsecchi, 210 presenze con la Salernitana tra il 1969 e il 1975. A Lecce Vid Belec si è fermato a 726′ di imbattibilità (compresi i minuti di recupero), che vanno però condivisi con Adamonis, superando proprio Valsecchi (fermo a 692′) ed arrivando al terzo posto nella classifica all-time.

Nella stagione 1974/1975, in Serie C, l’ex portiere rimase infatti imbattuto per quasi otto gare: dal 47′ di un Salernitana-Frosinone al 19′ di un Salernitana-Lecce. In mezzo, ben sette partite senza subire gol contro Nocerina, Sorrento, Reggina, Matera, Acireale, Siracusa e Trapani (cinque di queste terminarono 0-0), a cavallo tra le gestioni Recagni e Losi. “Dopo tanti anni sono stato superato. Avevo stabilito un bel filotto, ne ho fatti anche altri in carriera. È un bel traguardo per i portieri della Salernitana. Belec è un ottimo elemento, lo ricordo dai tempi di Carpi, dichiara Valsecchi ai nostri microfoni. Tante parate ma anche un gol, quello in Salernitana-Barletta: “Tirai il rigore al posto di Chinellato che era uscito. Sbagliai, però sulla respinta feci gol. Fui uno dei primi a calciare i rigori, poi è diventata un’usanza. Col tempo con i piedi sono migliorato, all’epoca non si insegnava ai portieri a calciare. I rinvii li calciava il libero. In tempi recenti ricordo Rogerio Ceni che ha segnato tantissimi gol, sia su punizione che su rigore”. Dopo aver smesso col calcio giocato, nel 1986, Valsecchi è diventato preparatore dei portieri, lavorando soprattutto con i più giovani e chiudendo nel 2010 al Milan: “Non sono molto d’accordo sull’impostazione dal basso, coinvolgendo il portiere. Vedo tanti errori. Il passaggio centrale sul giocatore con l’uomo alle spalle è rischioso. Tante squadre lo fanno, soprattutto all’estero. Servono ovviamente i giocatori giusti per fare questo tipo di gioco. Ora vedo tanti portieri molto bravi più con i piedi che a parare, in pochissimi ormai bloccano la palla”.

Valsecchi, oggi 76enne, ha guardato anche qualche partita della Salernitana attuale e dice la sua sul campionato dei granata e su questo intenso finale di stagione: “Mi auguro possa chiudere il torneo in posizione favorevole, non sarà semplice, ma può farcela. Quattro punti di ritardo dal secondo posto possono essere pochi, come tanti. In sette partite tutto è possibile. Ha fatto un po’ troppi pareggi senza gol e troppe vittorie di misura. Certamente incassa poche reti, ma dovrebbe segnare di più. L’attacco è di valore, c’è Tutino. Dovrebbe forse variare il modo di giocare perché se si trova di fronte una squadra in grado di bloccarla, poi sorgono i problemi. Ho conosciuto il pubblico granata e in questo momento sarebbe stato di grande aiuto. Qualche partita pareggiata in casa certamente sarebbe andata diversamente. Se la Salernitana non dovesse agguantare il secondo posto ci saranno i playoff. Spero con tutto il cuore di vederla in Serie A. Gli avversari del cavalluccio saranno agguerriti fino alla fine: “Mi aspettavo il Monza in testa alla classifica, vista la rosa che ha, invece sta faticando – afferma Valsecchi – Nelle ultime partite l’ho visto in difficoltà. Balotelli avrebbe potuto fare la differenza, ma è mancato. L’Empoli sta esprimendo un bel gioco, come il Lecce e il Venezia che però ha fatto qualche risultato negativo. Ci sono Chievo, Spal, Cittadella, tutte squadre valide. In questo campionato purtroppo è venuto meno il fattore campo. A fare la differenza sono il modo di giocare e la condizione atletica. Devi solo importi sul tuo avversario e sperare in qualche episodio che sblocchi la partita”. Valsecchi apre il cassetto dei ricordi. Nostalgia per un calcio che non esiste più: “A Salerno ho lasciato tantissimi amici, sei anni non sono pochi e i ricordi sono nitidi e bellissimi. La Salernitana è una delle squadre in cui ho giocato di più, ho disputato più di duecento partite. Era un calcio diverso. Non esistevano i contratti lunghi come ora. Si stipulavano gli accordi anno per anno e quindi ogni partita, per il singolo calciatore, era importante. Non c’erano mica le cifre che girano oggi, si giocava per strappare la centomila lire in più. Al massimo si arrivava al milione al mese. Ora con questi contratti lunghi e a cifre alte c’è il rischio, una volta firmato, che alcuni calciatori si accontentino. Solo chi è calciatore vero si distingue. Ai tempi miei sul campo si faceva la guerra”.

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